Una valigia piena di…Berlino, virgola e colori

Ho ancora una valigia a Berlino.

Marlene Dietrich


Quelli che: «Chiusa una porta si apre un portone»… Tornata dall’Erasmus, avevo concluso la triennale con una tesi che profumava di alto tedesco antico e filologia. Ho iniziato poi a cercare le mie strade. Puntavo verso un master in doppiaggio e sottotitolaggio a Forlì. Volevo fare la traduttrice. Scrivere stropicciando lingue diverse. Al bivio non mi hanno fatta passare. Non vi so dire se è stato meglio così, perché non so cosa si sarebbe aperto se avessi potuto seguire quel cammino linguistico. L’unica certezza che ho è la meraviglia che mi si è poi presentata con quel cammino interrotto. Dopo un periodo buissimo, infatti, è arrivata la luce. BERLINO.
Avevo fatto domanda per il Leonardo Da Vinci (Life Long Learning Programme): dopo quattro selezioni avevo vinto un tirocinio da raccogliere a manciate piene. Obiettivo? Lavorare presso il Festival Internazionale di Letteratura a Berlino (ilb). Solo la parola mi fa ancora venire la pelle d’oca adrenalinica.
Altro giro, altra giostra. E altra valigia.
La città mi ha accolta a braccia aperte, col sorriso e tanto sole fin dal primo giorno (era maggio!). La difficoltà iniziale per inserirmi e trovare uno spazio nella preparazione del Festival è stata in ogni caso costruttiva: unica tirocinante straniera nel programma in cui lavoravo, ho dovuto aspettare dieci giorni per conquistarmi uno sguardo e un saluto dagli altri colleghi tedeschi nel momento in cui entravo in ufficio! Ma ammetto che dopo il gelo iniziale, l’amicizia che si crea con loro è limpida, spontanea e forte.

Lavorando nel programma di letteratura internazionale per bambini e ragazzi, mi sono immersa in mondi che avevo lasciato parecchi anni fa. Ho esplorato con lo sguardo i ricordi e i libri, realtà, tradizioni, culture e lingue diverse: ore passate davanti a un computer e un bicchiere di tè – consuetudine lavorativa tedesca -, telefonate agitate e balbettate con traduttori, scrittori da tutto il mondo e attori tedeschi famosi; atmosfera stimolante, ricca e solidale con un team affiatato di tirocinanti (ragazzi dai 18 ai 29 anni).

NB. A differenza dell’Università italiana in cui i tirocini sono sparsi senza logica e spesso non previsti in percorsi di studio dove la pratica è necessaria, in Germania gli studenti sono abituati a fare almeno un paio di apprendistati all’anno. Escono ben formati dagli studi universitari: soprattutto arrivano nel mondo del lavoro con un po’ di esperienza.
Io, i tirocini, me li sono sempre cercati. Con mio grande stupore, non sono mai stati previsti nel mio percorso di studi (umanistico-linguistici) e nemmeno valutati. Anzi, a volte screditati. Ma questa è un’altra storia…

Un iter difficile, con momenti di scoraggiamento, paura e incomprensione come in tutti i cammini della vita e delle belle esperienze: difficoltà di capirsi in lingue e culture differenti, lo stress e le grandi responsabilità che mi hanno messa alla prova e alla fine temprata.
Arrivato settembre, ecco il grande evento e la dimostrazione del nostro impegno: il Festival Internazionale di Letteratura!
Dodici giorni con gli occhi aperti e i cinque sensi attenti ad assorbire tutto: letture, incontri, concerti, workshop, feste con autori da tutto il mondo.
Focus del 2008 è stato l’Africa: uno spettacolo quotidiano di colori, musiche e personaggi. Bambini emozionati; libri di tutte le forme; code interminabili di classi e la fatica di organizzarle per gli incontri con gli autori; il couscous sotto il tendone e la pioggia versata sulle teste; gli autografi e le ore passate con gli scrittori; gli scambi di culture e la curiosità di viverle anche solo per qualche ora; la mia lingua italiana tra melodia e sorrisi; l’onore e l’emozione di stringere la mano ad autori importanti che aspettavano dietro le quinte (Dacia Maraini, Mario Calabresi, Giovanni Montanaro, Wolf Erlbruch – uno degli illustratori più famosi nel mondo -, Beatrice Masini e tantissimi altri); e non dimentico le diciotto ore su ventiquattro in teatro, sede del Festival.
Ottimi compagni in questo viaggio sono stati lo spirito di collaborazione, nuovi amici importanti, tantissime soddisfazioni e fortuna anche nell’ambito lavorativo: ambiente giovane, organizzazione precisa, funzionale ed efficiente. Anche questa è Germania. La Germania che amo.
Una vita in una Berlino magnifica, sempre stimolante, accesa, giovane, creativa, poliedrica, tollerante, ecologica, piena di storia e culture.
La bicicletta con il freno nel pedale è stata mia fedele compagna ogni giorno: con vento, pioggia e sole io scorrazzavo e mi mangiavo chili di aria berlinese.
Le ho lasciato una parte di me.
Splendida città, valida esperienza umana e professionale.
Non dimentico e ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di vivere al meglio questo cammino berlinese: anche e soprattutto senza loro, ora sarei meno …“colorata”!

PS. Un giorno dovetti tradurre dall’italiano al tedesco il vademecum per i volontari di un noto festival letterario italiano.
Luogo: Mantova.
Evento: il Festivaletteratura.
Ulrich, il mio capo, voleva usarlo per i volontari presenti al Festival di Berlino. Fu così… che conobbi Mantova. Fu a Berlino che conobbi il Festivaletteratura. Da lì iniziò il cammino verso la città dei cappellacci di zucca e amaretto. Verso il caffè Illy, i giovani di Generazione e incontro alle parole che, per mia fortuna, posso ricamare su questa rubrica.

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Comments
4 Responses to “Una valigia piena di…Berlino, virgola e colori”
  1. Aneta scrive:

    Valeva la pena imparare l’italiano per poter leggere i tuoi articoli:*

  2. dianaosti scrive:

    aneta ha ragione! chialla sei proprio “una bestia rara che il mondo deve conoscere” ;)

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