L’introduzione al mondo di Idolo Hoxhvogli

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Non è facile né scorrevole, questa Introduzione al mondo (sottotitolo notizie minime sopra gli spacciatori di felicità), ma un libro filosofico frammentato in brevi paragrafi. Più di ogni cosa è un pamphlet, del quale ha tutte le caratteristiche: la brevità, l’invettiva, la critica feroce, l’uso insistente dell’allegoria. Bersaglio è la società moderna in toto e nelle sue manifestazioni più appariscenti come la tv (spettacolo del peggio di sé), la paura dell’altro o la speculazione bancaria e la crisi economica che ne è derivata.
Qual è il mondo a cui siamo introdotti? Non è facile rispondere, dato lo stile della scrittura, ma sembrerebbe che alle tre parti in cui è diviso il libro corrispondano tre diverse facce di un unico schifoso universo, che viola la premessa iniziale secondo la quale l’uomo − quando non si fissa con pregiudizi incrollabili nei confronti degli altri − confonde “civiltà e barbarie”. A questa struttura corrisponde il nostro progressivo coinvolgimento come singoli: all’inizio assistiamo a uno sfacelo che ci fa sentire migliori perché non coinvolti, ma poi l’accusa si sposta su di noi grazie al tono allegorico del libro, che rende le situazioni descritte valide per tutti.
La città dell’allegria (prima parte del libro) è simbolo di un mondo corrotto dove “allegria” è solo un grido sparato da altoparlanti che nessuno sente più. La città è parte di un mondo abitato da due due popolinoi e altro, che lo vorrebbero entrambi tutto per sé e perciò si odiano: noi è il ricco mondo consumista e altro rappresenta i poveri che per realizzarsi vorrebbero gli oggetti di noi. Il Sindaco della città si chiama Bunga e sembra incarnare l’ex premier Berlusconi: mette gli altoparlanti per addomesticare i cittadini e il loro pensiero; esclude la Legge dal suo palazzo perché solo lui può emanarla; si fa difendere da porci che proclamano lodi giudiziari; rifiuta di ricevere la Legge ma non la signorina che vuole lavorare in tv; attende chi compra la Costituzione per calpestarla. Solo il forestiero e il cittadino Leo si oppongono, impotenti: il primo involontariamente, perché non appartiene a questo mondo; il secondo scrivendo al Sindaco perché spenga l’altoparlante fuori casa sua (colpito da allegrite, può curarsi solo dormendo; ma l’ordine pubblico vieta la rimozione e Leo viene addomesticato con le pastiglie di Introduzione al mondo, un farmaco che azzera il pensiero). Questo “primo” mondo, così marcio, è catartico: tutto ciò che è corrotto riguarda gli altri, è incarnato in simboli che identifichiamo con situazioni che conosciamo, critichiamo e non sentiamo nostre. Ma nella seconda parte, Civiltà della conversazione, veniamo introdotti a un mondo che ci riguarda più da vicino: in questo caso, la critica riguarda i nostri mezzi di comunicazione e l’economia. Allegoria e discorso figurato sono usati per le invettive più pesanti. Come a pag. 63, dove al cliente che chiede occhiali da vista marca Coscienza l’ottico risponde che sono «fuori produzione dallo scoppio della crisi economica», suggerendo Corruzione o Cosca come alternative perché «rendono il massimo nelle situazioni poco chiare»; oppure alle pagg. 67-68, dove la critica alla televisione viene fatta paragonando il conduttore di un varietà a un «prestante Ano», preferito a un intellettuale per la sua totale sintonia con il pubblico, e l’opinionista televisivo è definito necrovoyeur perche si eccita con la cronaca nera. Altrettanto intensi i paragrafi dedicati alla società che si lascia governare dal profitto: qui la critica è all’ultraliberismo che ha condotto alla recente crisi economica, fatta sia in termini generici («I cadaveri parlano di economia. I più furbi fanno acquisizioni, mandano a spasso derivati e obbligazioni», pag. 86) che espliciti (chiamando i responsabili col loro vero nome, come Lehman a pag. 87). Il nostro coinvolgimento come lettori e persone è riassunto nell’ultimo paragrafo: «L’abituale adesione al mondo è questa sosta lontano dal bene, per accettare minuscoli tumori» (pag. 91); le schifezze riguardano anche noi, ma non si può stare solo a guardare e criticare, bisogna anche sporcarsi le mani lottando con il mondo e accettandone le regole.
Infine, la terza e ultima parte (Fiaba per adulti), è l’introduzione al mondo di una bambina, Allegra: con le prime mestruazioni, entra nel mondo degli adulti e quindi sperimenta l’esperienza del dolore e dell’inganno. Anche questa parte trova forse un significato nell’ultimo paragrafo, dove un gatto delle nevi accumula la neve invece di spazzarla, rinchiudendo ciascuno in casa propria: l’unica salvezza possibile, forse, sta nel pensare a se stessi, dimenticando gli altri.
Concludendo, si tratta di una lettura poco agevole perché spezzettata e sempre molto allegorica: se non si è allenati, la comprensione rischia a volte di essere difficile. Quello che è evidente è la generalità della critica: nonostante alcuni riferimenti collegabili con Berlusconi e il berlusconismo (il nome del Sindaco, Bunga; il lodo giudiziario promulgato da uno dei suoi «porci»; il costante insistere su un’allegria tanto propagandata quanto finta e superficiale), non si tratta dell’accusa contro una parte politica ma semmai contro una mentalità. La mentalità del profitto a tutti i costi, del consumismo che ci rende schiavi degli oggetti, di una presunta sicurezza da réclame pubblicitaria alla quale diamo credito imboniti non dalle televendite ma da una politica che usa le stesse strategie. Emblemi di tutto ciò sono la tv, dove viene premiato chi è peggiore e dove il livello umano degli addetti ai lavori scade al minimo, oppure la finanza e la politica: non a caso, parlando di questi argomenti vengono usati i paragoni più feroci (letame, maiali, cadaveri). Un certo allarmismo apocalittico è tipico del pamphlet come genere letterario, e anche in questo libro non manca: è soprattutto nei finali delle tre parti che emergono immagini catastrofiche (come l’incendio che segue l’autodistruzione della città dell’allegria) o cupe, per le quali non viene proposta nessuna alternativa possibile. Le uniche vie d’uscita sembrano essere la lotta con il mondo, che implica l’accettazione delle sue regole e quindi delle sue ingiustizie (delle quali si diventa, magari involontariamente, complici), oppure il richiudersi in se stessi, dimenticando gli altri. Nessuno dei due casi permette però una salvezza completa.


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Idolo Hoxhvogli è nato a Tirana nel 1984 e ha studiato Filosofia all’Università Cattolica di Milano. Suoi scritti sono presenti in riviste italiane e straniere, tra cui Gradiva International Journal of Italian Poetry (State University of New York) e Cuadernos de Filologìa Italiana (Universidad Complutense de Madrid). 

Idolo Hoxhvogli
Introduzione al mondo (notizie minime sopra gli spacciatori di felicità)
Scepsi & Mattana Editori, Cagliari, 2011
107 pagine, 15 euro
 

Abbiamo recensito questo libro anche su aNobii! Se siete anche voi nella famosa libreria virtuale aggiungeteci! www.anobii.com/genrivista/books
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