le mie poesie non cambieranno il mondo

A cura di Iuri Moscardi, Diana Osti, Matteo Barbieri e Riccardo Raimondo


Le mie poesie non cambieranno il mondo è un verso di Patrizia Cavalli. Lo abbiamo scelto per intitolare questa rubrica che parla di poesia non solo perché è esso stesso poesia ma perché racchiude pienamente il senso di quello che vogliamo fare: dare pareri, dire ‘noi la pensiamo così’ su testi di poeti contemporanei. Senza troppe pretese e vanità.
È un verso per nulla snob: quante volte la poesia si è sentita dare della snob, dell’incomprensibile capricciosa, della difficile? Per quanto tempo è stata incensata e santificata, accettata soltanto in una forma rigida e mummificata?
Noi non ne parleremo così. Scartati (per il momento) i classici da antologia del liceo, abbiamo pensato di rivolgerci agli autori italiani e stranieri della contemporaneità che più si avvicinano a questi decenni, quelli che han lasciato un solco nel secolo scorso e che lo lasceranno in questo. E ci siamo anche guardati intorno alla ricerca di quelle voci di oggi che pochi conoscono perché acerbe o poco conosciute. Ogni due settimane, di giovedì, dal 19 gennaio 2012, vi proporremo il nostro punto di vista sul singolo testo di un autore, analizzandone brevemente qualche poesia.
Se non vogliamo cambiare il mondo, perché lo facciamo? Perché c’è ancora poesia, oggi, anche se sembra strano, e perché ce n’è tanta che merita di essere conosciuta. E per dire che la poesia è tante cose: è (quasi) musica, è comunicazione, è anche (apparentemente) andare a capo a caso, ossia sovvertire la forma. Per farlo, lasceremo da parte la retorica e i sentimentalismi: nel 2012 sono abbondantemente superati e più nessuno oggi piange o si taglia le vene per un verso.
Ogni due settimane vi presenteremo, nudo e crudo, un testo; oppure un’intervista o ancora una riflessione. Vi diremo la nostra. Il verso si contraddice, dice e non dice, sfuma le cose, le suggerisce senza definirle: noi cerchiamo un bandolo della matassa e ve lo diamo in mano. Il resto sarà solo merito vostro.
Così come sapeva Baudelaire dove guardare e dalle cime dei palazzi e in fondo alle fogne
i ratti che vi corrono
così noi siamo andati alla scoperta, chi con fiammifero, chi con lanterna, chi alla luce del sole.
Non v’è risultato, pure motivo, se non che la poesia ci piace
e dunque ogni due settimane verrà alla luce un parlare di poesia,
di autori vari, i loro libri, la loro storia e le loro parole mischiate alle nostre.
Se a qualcuno interessa: ci segua!
Se vuole dire la sua, consigliare altri autori, fare qualcosa: ci dica, ci consigli, faccia!
Di qui si discorre del famoso andar a capo a caso, limite non c’è per nessuno:
nasce qualcosa di nuovo come fuoco che avvampa: potesse senza bruciare
ardere per sempre!
Buona lettura.
Ah, l’evento Facebook è qui!









Ottima iniziativa.
grazie. aspettiamo commenti e chili di poesofili.
Nella redazione e tra i collaboratori riconosco i nomi di miei ex alunni e sono orgogliosa di loro. Se il verso di Patrizia Cavalli ci ricorda l’umiltà del poeta che si pone come meta semplicemente quella di fare poesia, non si deve dimenticare che dedicare tempo alla poesia è un modo per stare nel mondo con uno sguardo che lo trasforma: quest’iniziativa ci invita a questo. Grazie a tutti voi!
laura
Grazie a lei per queste bellissime parole. Grazie davvero.
E’ un progetto ambizioso e moltp impegnativo, affascinante. Credo che la poesia abbia ancora molto da dire, se si trova il tempo di ascoltare… putroppo il ‘male’ del nostro tempo è la mancanza di attenzione e di pazienza per ricercare una certa profondità di sguardi; solo i poeti ancora lo san fare.
Bravi!
Grazie mille per i complimenti e l’incoraggiamento.
La rubrica nasce proprio per parlare di quello che dici tu: di poesia, di quello che ha da dire, di voci nuove.
E cerchiamo anche di usare l’attenzione e la pazienza di cui parli.
ps. se hai qualche consiglio, proposta o vorresti scriverne anche tu puoi contattarci a generazione@generazionerivista.com. Ci piacerebbe che scrivessero anche quelli che, pur non essendo nella rivista, hanno qualcosa da dire.