il posto della vita

di Clara Ramazzotti

Ho trascorso molto tempo seduto. Quando ero bambino, sulle ginocchia di mia madre; al pianoforte e tra le poltrone comode del cinema, da adolescente; al bancone di un bar sguercio anni dopo, quando L. mi aveva già mollato col suo pupo in braccio e una tetta in bella vista. E poi oggi, su questa sedia a rotelle.

Seduto. Come se vivere si potesse farlo col culo ben piazzato su un cuscino e un sigaro in bocca. Puah. Odio i sigari. Odio anche stare seduto ma sono obbligato mentre di fumare non ho bisogno, posso permettermi di scegliere. Sono più un tipo da bevuta, capito no? E difatti quando stramazzavo al suolo ubriaco fin dentro le budella non mi pareva male stare al mondo. Ora non cambia granché neanche scolandosi uno scotch. Si vede che c’è un tempo anche per i sogni da ubriachi, altrimenti non si spiega come ho fatto a sopravvivere col sorriso sulle labbra.Invece che farmi un paio di donne, o magari di più, me ne sono stato ben ancorato a poltrone, ginocchia, sgabelli che puzzavano di vodka e almeno ho riso, ah sì, ho riso fino a non sentirmi più le mascelle, con le mani strette sullo stomaco e la gola secca.Ero buffo. Ero invisibile. Ero io. Un tizio che non ricordavi mai in piedi o fermo sulle sue gambe, no. Lo immaginavi alla scrivania con qualche impegno in mano, in auto mentre raggiungeva casa, a cena dai suoi genitori che sorseggiava vino senza sentirne il sapore, rigorosamente seduto. Uno come mille sconosciuti, che neanche gli avresti offerto da bere paraculo com’era e aggrappato alle seggiole. Ma la verità è che a star seduti fai meno fatica, lasci che altri se la sbrighino. A star seduti puoi appoggiarti al bracciolo e sei comodo, tu e il bracciolo e la tv accesa. La verità è che per stare in piedi devi avere un certo peso nei pantaloni e qualche grammo di cervello mentre io, metà uomo metà fango, speravo sempre di non essere notato. Se stai seduto non devi correre, non arrivi mai tardi, non sei mai in anticipo, sei fermo. Se stai seduto non crei confusione, nessuno ti fotte, puoi guardare pigramente gli altri e giudicarli. La verità. La verità è che non ho mai avuto voglia di rischiare e lasciare il mio posto sul tram della vita. Non me la sentivo di pagare il conto e camminare. L’ideale sarebbe un mondo con scale mobili sotto i piedi, perché la fatica di percorrere una strada è immensa e di scendere all’inferno per sentire un po’ d’ebrezza non se ne parla.

Annunci

scrivici che ne pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Lettori

    • 81,669
  • Archivio

  • Iscrivendoti potrai leggere gli articoli appena postati, i commenti fatti, le immagini pubblicate.

  • La rivista e l'intero materiale presente su questo sito appartengono ai loro legittimi proprietari. Le opere possono essere trasmesse purché siano segnalati gli autori e non sia a scopo di lucro. Tutto quello che viene scritto nella rivista e sul sito è espressione individuale del suo autore. Le immagini utilizzate sono sempre degli autori di generAzione e dei suoi collaboratori, dove non indicato sono state prese dal web ricercando immagini in CC e prive di copyright. Se vedi un'immagine che ti appartiene contattaci subito e la toglieremo.

    Creative Commons License 2013 - generAzionerivista
  • Creative Commons License

    Ebuzzing - Top dei blog - Letteratura Ebuzzing - Top dei blog - Cultura