tratto grafico sulla lavatrice

di Clara Ramazzotti

Non ricordo l’ultima volta. Forse perchè non pensavo sarebbe stata l’ultima. Ci eravamo baciati, a lungo, luce bluastra filtrava dalle persiane semichiuse e tutto andava bene, era bello. Però è stata anche un’ultima volta. Strano come le persone vivano di attimi e su quelli si basino per compiere delle scelte. Un secondo prima sei sul divano, cambi canale velocemente e io ti lancio uno, due sguardi mentre aspetto che l’acqua cominci a bollire. Prendo delle pause e ti fisso. La curva del tuo naso, il collo, le ciglia così lunghe e chiare. Fine. Ti alzi, getto una parola, rispondi, alziamo la voce. Fine.  Non ricordo l’ultima volta. Credo di ricordare uno schiaffo, ma forse era il campanello di casa, la pizza arrivata e tu che non trovi il portafoglio. O no.Potrebbe darsi che io sia corsa via, porte sbattute, stereo al massimo per mettere a tacere i rumori dentro la testa.Il tempo è veloce in questi casi. E doppiamente bastardo perchè i dettagli sfuggono, le parole pronunciate diventano i contorni imprecisi delle azioni compiute. Dovrei imparare qualcosa da tutto questo? Sì, insomma, c’è una morale no?E’ dicembre, sono sola in una lavanderia a gettoni ad aspettare le mie lenzuola, keepin’ feeling better canta la radio disturbata da qualche risatina isterica di una ragazzina di fronte a me. Si mangiucchia le unghie, o quel poco che ne resta. Il quarantenne al suo fianco non mi sembra suo padre, le mette le mani sul ginocchio troppo spesso, si guarda intorno come se da un momento all’altro dovesse arrivare qualcuno di sgradevolmente conosciuto. Sono amanti. Forse scapperanno con le loro federe pulite appena la lavatrice farà pling, fuggiranno da questa società che non vede di buon occhio il loro amore. Certo, come no. E’ sesso. Palesemente sesso. E lui ha una moglie da qualche parte. Nessuna conclusione dunque. Le cose accadono e basta, punto. Tu cambi casa quando torno dopo una sigaretta (troppo lunga, ho temporeggiato volutamente). Non ti trovo più. Non ricordo l’ultima volta che mi hai abbracciato, sentito, voluto.

E adesso che ci penso, lentamente, tra gli scossoni delle lavatrici arrugginite, non ricordo il tuo viso.

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