Primo de Mayo

di Iuri Moscardi

Mi chiamavo Mario e facevo l’operaio da tanti anni. Ho sempre fatto solo l’operaio: dopo qualche anno di scuola sono riuscito a trovare un posto allo stabilimento, che allora era un lusso per uno come me. All’inizio prendevo la corriera per venire al lavoro: passava in fondo al paese più di mezz’ora prima dell’inizio del turno perché doveva fermarsi anche negli altri paesi a raccogliere gli altri operai. Dopo invece sono riuscito a comprarmi la Vespa, e venivo con quella, e ultimamente in macchina. Avevo 54 anni, 37 di stabilimento: mi mancava poco alla pensione. Chissà come sarebbe stata, la pensione: magari mi sarebbe mancato lo stabilimento, dopo tanti anni qui. Mi ricordo da giovane, quanti sacramenti contro questo capannone tutte le volte che alle 5 dovevo essere in piedi perché iniziavo il turno alle 6. Invece ultimamente mi ero quasi affezionato. Però senza stabilimento finalmente avrei fatto tutto quello che volevo: girare per i prati, fare l’orto, andare al bar a bere un calice e fare la partita a briscola non solo la domenica, fermarmi a chiacchierare senza fretta. I figli tanto oramai sono grandi e sposati; rimanevamo solo io e la mia Caterina, a diventare vecchi insieme. Per il momento però erano solo sogni: ancora tre anni di turni, sperando che si stufassero alla svelta anche di Bersagli Mario e lo mandassero a casa qualche mese prima del previsto per assumere qualche giovane.

Un pomeriggio della fine di aprile – avevo appena iniziato il turno delle 2-10 – mi è caduta addosso una sbarra di ferro. Vai te a sapere perché: l’avranno legata male all’imbragatura, oppure si è slegata per qualche motivo, chi lo sa. Mi ha preso dietro, sulla schiena, e mi ha buttato per terra. All’inizio non capivo cosa mi era successo, era come quando ti pungono le vespe oppure ti scotti con la punta della sigaretta accesa. Senti come un tocco, un tocco forte che non è ancora dolore, e non capisci cosa ti è capitato. È stata la stessa cosa: come un tocco, molto più forte di quello delle vespe però. Mi hanno soccorso tutti, subito: gli altri operai, gli impiegati, l’autista del camion che aveva appena scaricato la sbarra. Ho saputo poi che addirittura il capo dello stabilimento ha chiamato l’elicottero per portarmi all’ospedale, e si è messo d’accordo con quelli del Comune sul posto dove farlo atterrare. Tutti erano mortificati: ma come, ma perché, cos’è successo. Qualche collega dei più vecchi piangeva di nascosto; tutti erano spaventati, soprattutto i giovani, e quelli del mio turno non avevano per niente voglia di continuare a lavorare. Strano però, da noi di incidenti ne son sempre successi pochi per essere uno stabilimento così grande: l’ultimo, poi, tanti anni fa. È una fabbrica sicura qua, ci danno gli elmetti e i guanti e gli scarponi e gli occhiali in regola. Non sgarrano su queste cose, non stanno a risparmiare su un paio di guanti non a norma. Eppure, io sono morto. Per caso o per sfortuna, o per nessun motivo, la sbarra mi ha preso in pieno in mezzo alla schiena: la colonna vertebrale dev’essersi rotta, e dev’essere partita anche qualche emorragia. Dopo tre giorni di ospedale non ho più resistito.

Peccato per la mia Caterina e per i miei figli, mi dispiace. E peccato anche per me: mi mancavano solo tre anni per andare in pensione.

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Comments
8 Responses to “Primo de Mayo”
  1. Mihai Butcovan ha detto:

    cara generAzione, vi trasmetto i saluti di fabrizio gatti. si ricorda con enorme piacere l’incontro di mantova (e pure l’aperitivo post-incontro…)
    ho ricevuto la bella notizia di questa nuova veste grafica in un messaggio che grida “ESISTIAMO!”.
    grazie di esistere, amici!
    adelante!

  2. iurimoscardi ha detto:

    Carissimo Mihai, siamo noi che ti ringraziamo dal momento che sei sempre stato guida e traino delle nostre speranze.
    La notizia di Fabrizio Gatti ci riempie di soddisfazione.
    Grazie a te!
    Iuri

  3. Grazie Mihai! Sei un grandissimo sostenitore!

  4. Ale ha detto:

    evvai!

  5. Mario ha detto:

    Intensissimo.

  6. iurimoscardi ha detto:

    Grazie Mario.
    Peraltro, è basato su una storia vera. Ma non era necessario specificarlo…

  7. iurimoscardi ha detto:

    Direi che era in tema con uno degli aspetti del primo Maggio, che è poi la festa dei lavoratori. I quali, purtroppo, ogni tanto ci muoiono, di lavoro.

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