Rifugio notturno della Solidarietà

di Chiara Baldin

Mi sorride. Gli si vedono solamente i denti bianchi e una lingua rosea, o meglio rossa come amarena. Ha uno sguardo bonario, il ventre sazio di cous cous al tonno e verdure.

Seduta sulla sedia color oliva, in attesa del mio momento, mi accorgo che dorme. E’ beato, gli occhi chiusi, la testa che pian piano perde l’equilibrio e si lascia cadere in avanti. Si sveglia: credo di essere stata io, col mio sguardo invadente. Mi rivolge un sorriso timido e assonnato, si rigira, appoggia la sua mano alla guancia e ricomincia a dormire.

Elegantissimo, si distingue dagli altri. Ha una cicatrice sulla guancia, non la si percepisce subito perché anche lui ha il colore di un chicco di caffè. Seduto composto, è assorto nella lettura di Annarita e nella musica di Hugo. Fisico statuario, accavalla le gambe, cerca lo sguardo di Sara che subito gli fa cenno di sedersi accanto a lei: credo che ora sia più felice di prima.

La guarda, le sorride. Sara gli ricambia il gesto e gli mette una mano sulla spalla. Stanno così, immobili, beati e innamorati del momento. Ora Sara si muove, si sposta e si allontana. Lui non vuole perdere il suo contatto e, avvicinandosi, le appoggia il palmo sulla spalla, cercando sicurezza. Un quintale di vita in cerca di affetto e comprensione. Mezzo quintale di vita che offre amore e un rifugio per la notte.

Dalla porta mi sorride timidamente una donna. Nella stanza scopro fugacemente il suo mondo. Ha steso qualche vestito su una sedia, il letto è cosparso di un telo arancione. Non ha denti eppure possiede uno dei sorrisi più belli che ho ricevuto. Socchiude per la paura di disturbarci. Vorrei accarezzarla e dirle che anche per lei ci sarà giustizia e serenità. Vuole dormire.. o forse no, ma non osa uscire dalla sua alcova tanto attesa e desiderata.

E’ imbronciato, non vuole nemmeno incrociare i nostri sguardi curiosi. Si imprigiona nella sua musica e pian piano sale le scale. “Hai chiesto il nostro permesso prima di invitare gente a casa nostra?!” sbatte queste parole taglienti in faccia a Sara. Silenzio, comprensione. In-comprensione.

E là dentro parte Michael Jackson, ragazzi attendono con un piatto in mano, qualche parola da condividere e note da succhiare. Nella sala di fianco, tavola imbandita e colori mescolati. Ebbrezza di sapori e odori. Le olive si spargono nella mia bocca, fatico ad inghiottire il boccone perché già sazia di emozioni. Mi guardo in giro, avida di leggere vite e percorsi negli sguardi degli altri. Mi si avvicina: ” Come ti sembra?”, gli sorrido con gli occhi. Ormai mi conosce e legge le mie parole oculari. “Perché non fai volontariato presso questo rifugio? Credo sarebbe un’esperienza di vita..”. Come contraddirlo? Come? Mi scoppia il cuore, già decisa.

Chiusi in una stanza, Hugo strimpella e le parole iniziano ad uscire dalla bocca. Brividi e sguardi s’impossessano della mia pelle. Leggo per me, leggo per lui, per Lui e per loro. Bozze di frasi annegate da agitazione e saliva, pronte per essere partorite davanti a un microfono.

Si inizia, la sala freme e la gente si raccoglie. La musica colora e accompagna Annarita.. Mani di Fata, il Gigante buono, Tonno e piselli. Una scia di persone invisibili alle quali Gabriele è riuscito a dare voce. Esclusi in una società che chiude, imprigiona. Discriminati in una società che etichetta e categorizza. Angeli invisibili in mezzo a un inferno di indifferenza e mutismo. La voce di coloro che vivono sulla polvere… perché ricordati che “polvere tu sei e in polvere ritornerai”[1]. Un alito di libertà si respira in quella stanza. E’ Gabriele, con il suo giovane e luminoso viso, che ci racconta i suoi 20 giorni di vita da senza tetto alla stazione di Roma Termini. Ventidue anni e la volontà di viaggiare “in direzione ostinata e contraria”[2]..

Tocca a noi. Il cuore pulsa, pronto ad esplodere sotto gli occhi del pubblico. Una madre, una figlia, un papà in volo sopra la città. Chi, assorto, s’immedesima nelle parole bianche; chi immortala su una pellicola digitale; chi sorride nella speranza di un lieto fine.. ognuno partecipa a suo modo e, da dietro il microfono, si forma un nodo alla gola e gli occhi si annebbiano.

Battito di mani invade la stanza, la tensione si scioglie e inizia lo scambio.

E’ fuori, sistema il carrettino degli hot dog e lo trascina fino al cortile. Cicatrice sulla guancia, sguardo vispo e curioso, spicca il volo oltre la cancellata sotto i nostri occhi sorridenti.

Cambia melodia con un clic sull’orecchio e inizia a tenere il ritmo con le mani. Chiude gli occhi, ignora la gente che gli sta attorno e che cerca di capire come funzionano le sue cuffie. Il bongo produce movimento; mi metterei a ballare scalza poi, ripensandoci, rimango immobile, di fianco a lui.

Spia dalla finestra di luce.. scruta, sposta la tenda e dopo un attimo scompare. Probabilmente stiamo disturbando la sua quiete, il suo rifugio. Ora che ne ha uno, cerca di proteggerlo e rivendicarlo.

E’ il momento di lasciarli. Anche per questa notte avranno un tetto di calore sopra la testa e sopra i loro corpi. Chissà se andranno a dormire con qualche parola in più di quella lingua a loro ostile. Sogneranno avvolti in coperte che Sara e gli operatori hanno premurosamente preparato. Qualche ora di riposo poi si ricomincerà. Chi vagherà senza controllo, chi spererà in qualche sguardo di approvazione, chi cercherà conforto e fortuna. E si ritroveranno qua, nella solidarietà di chi si adopera per rendere giustizia e dignità a chi spesso non riesce a trovarne. Osservatori e camminatori. Viaggiatori invisibili e trasparenti, senza fissa dimora.

 

Bologna, quattrozerocinqueduemiladieci


[1] La Sacra Bibbia, Genesi 3,19

[2] Fabrizio De André, Smisurata preghiera

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Comments
8 Responses to “Rifugio notturno della Solidarietà”
  1. Chiara ha detto:

    Onorata!!
    Grazie a Voi

  2. siamo desiderosi di una bella collaborazione!

  3. amelia ha detto:

    mi hai fatto vivere quel giorno….come se ci fossi stata anche io…insieme a te…insieme a voi….in quel rifugio…
    stupendo!!!!

  4. Chiara ha detto:

    Non potevi farmi regalo migliore che queste parole.

    Stupenda, TU!
    Grazie, Ame

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