Sul tavolo di un pub

di Gabriele Baroni

Ho chiuso le valigie e senza starci troppo a pensare sono partito. Lontano da te, come se la distanza materiale potesse cancellarti, come se le ferite potessero diventare subito vecchie cicatrici. Via da te che mi hai lasciato, via da tutti i miei sogni, via da quelle giornate d’estate chiuso in casa a studiare pagine di diritto sapendo che dopo avrei potuto vederti, viverti. Via dai giorni più belli della mia vita, via dai sorrisi, dall’eroica pedalata in bicicletta per portarti al mare, dai biglietti non pagati, dalle bottiglie di birra consumate nell’attesa di vedere un nuovo tramonto. I primi tempi pensavo davvero di esserci riuscito, forse il fatto di non avere una casa, di non sapere questa maledetta lingua, le notti passate a cercare di capire quanto cazzo valesse esattamente una sterlina, mi hanno distratto dal pensarti. Adesso che la mia vita anche qua, si è stabilizzata, sono caduto nuovamente nel rileggere vecchie lettere, sei apparsa nel grigiore di Hyde Park, sei salita in quei freddi bus rossi notturni, hai suonato una tristissima canzone in metropolitana ed io ti ho lanciato qualche moneta. E ancora non lo so, quanto vale veramente questa moneta, come non so come ho fatto a non pensarti.

Fuggire non serve, ho scoperto di essermi soltanto anestetizzato ma il dolore era sempre li, non era scomparso e con lui anche tutti i miei cattivi pensieri, le mie angosce e le paure. Ci sono troppe cose che non so, come ad esempio non so il perché adesso mi sento così solo, non so perché vorrei tanto farmi un bagno al mare, vorrei lasciarmi cadere nel vuoto, vorrei sapere con precisione quanto vale una sterlina. Affronto questa notte londinese, mi rifugio dentro un pub anonimo dove la ragazza che ispira sesso selvaggio neanche si sforza di sorridermi. La pinta di birra mi viene servita a caso, senza uno sguardo, un grazie, un prego, nella totale mancanza di gentilezza. La ragazza si prende i miei soldi ed io inizio a bere fissando un punto imprecisato del locale, facendo complicati calcoli matematici per riuscire a capire quanto mi sia costata la serata. Da queste parti si paga anche la solitudine. Sono notti in cui cerco abbracci, cerco calore ma le relazioni sociali hanno un prezzo anche se nella mia mente regna la confusione e l’ignoranza di non essere ancora riuscito a capire quanto possa valere una sterlina. Sul tavolo restano soltanto i bicchieri svuotati ed io come loro aspetto solo di essere catturato dalla ragazza che ispira sesso e sentire il gettito di acqua gelata che toglie i residui di pensieri consumati, sul tavolo di un pub.

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Comments
2 Responses to “Sul tavolo di un pub”
  1. Clara ha detto:

    Per me che ho vissuto Londra allo stesso modo, come fuga, come riflessione, come “andare per tornare” ma cambiati, questo testo è davvero più che mio. Lo sento. E ho scritto cose simili.
    OTTIMO INIZIO GAB!!!

  2. simo ha detto:

    Spera nn lo legga mai il BASA ahahaha sennò ti assistema :P !!!

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