Ma le donne no, intervista a Caterina Soffici

Riportiamo una parte dell’intervista che Mario Mucedola e Alessandra Trevisan hanno preparato per Caterina Soffici, la special guest star di questo ultimo numero dedicato alle donne “Questo Corpo“. Per leggerla tutta basta scaricare la rivista da questo sito e goderne appieno.

Buona lettura.

 

Quando esce nelle librerie, Ma le donne no di Caterina Soffici si presenta come uno di quei libri da “intenditori”, copertina bianca e disegno semplicissimo: non proprio un libro di quelli che cattura la vista. Eppure se ci si avvicina si scopre un viaggio accattivante attraverso le contraddizioni del paese più maschilista d’Europa: l’Italia. Contraddizioni ancora più evidenti quando la scrittrice ci offre degli spaccati di vita di donne che hanno vinto ogni discriminazione, ma nessuna di queste è italiana. Perché nel nostro Paese c’è ancora, purtroppo, la tendenza (non solo dei media attraverso le pubblicità, ma anche nel comune pensiero) a cristallizzare le donne nel loro ruolo standard, non lasciandole libere di scegliere la propria vita, di seguire le proprie ambizioni, di raggiungere gli stessi traguardi degli uomini. Ne parliamo con l’autrice.

 

Come uscire dal circolo vizioso della trattazione del corpo femminile nei mass media?

E’ appena nato un osservatorio per monitorare la rappresentazione delle donne in Rai, cioè nel servizio pubblico. Non ha poteri di “censura” sui programmi o le immagini offensive delle donne, ma è già un primo passo. Quello che sconcerta è come esistano leggi che vietano oscenità e offese al pubblico pudore, e si vietano ai minori di 14 anni film e programmi che hanno un messaggio meno violento nei confronti delle donne rispetto a tante cose che passano anche in prima serata.

 

Quali nuove forme di ‘lotta’ hanno a disposizione le nuove generazioni per manifestare il proprio dissenso nei confronti di questo? E come risolvere il problema di una legislazione esistente non applicata, che non tutela però le madri lavoratrici?

Il problema delle nuove generazioni è che danno molte conquiste per scontate e quindi non si preoccupano molto di difendere i propri diritti. Quando il ministro Gelmini afferma che la maternità è un privilegio non ci si rende conto che sta dicendo un’eresia e che in questo modo avvalora la tesi di chi pensa che le donne assenti per maternità sono un danno e delle privilegiate. Come se fossero in ferie, insomma. La legislazione esistente sulla maternità è una delle migliori al mondo, il problema è che sta tornando la pratica odiosa di far firmare alle donne le dimissioni in bianco (al momento dell’assunzione), da tirare fuori in caso di gravidanza. La tutela può partire solo dalle donne stesse, perché solo denunciando questi comportamenti si può cambiare qualcosa.

 

continua su: generAzione rivista, anno III, num XI, maggio-giugno ’10, QUESTO CORPO

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