generAzione VintaGe: Amalfi e Fabriano

Amalfi e Fabriana di Eleonora Tosato

Era un giorno diverso dagli altri, quella mattina. Amalfi e Fabriana si svegliarono con una sensazione strana. Qualcosa  era cambiato in loro.
Erano abituati a starsene tutto il giorno in posti chiusi, senza  riuscire per questo a provare molte emozioni, erano stati abituati sin  da adolescenti a rispettare il silenzio del buio, a non contorcersi  negli spazi stretti.
La famiglia in cui ora vivevano era come tante altre, ma non li  coinvolgeva nella vita domestica. Solo il figlioletto, qualche volta  li trascinava qua e là nelle stanze e si esprimeva con loro. Eppure, da piccoli, avevano avuto un infanzia diversa. Una madre buona, affettuosa si prendeva cura di loro, era la loro  Linfa di vita. Ciò nonostante, la loro, era una famiglia molto povera e i due  fratelli erano costretti a vivere con la paura che un giorno qualcuno  li avrebbe strappati alla loro madre per pochi spiccioli e la madre, loro lo sapevano, li avrebbe concessi. Non per avarizia! Ma perché nel  suo cuore sapeva che se fossero andati, forse avrebbero vissuto una  vita migliore.
E così fu.
Un giorno Amalfi e Fabriana furono divisi dalle braccia della loro  mamma, così, senza offrire nemmeno la ricompensa sperata, e durante il  tragitto si sentirono spesso ripetere che sarebbero diventati molto  utili un giorno. Amalfi e Fabriana vissero con questa consapevolezza  tutta la loro esistenza.
In un certo senso questa convinzione dava un senso alle loro fragili vite.
E forse ora era arrivato proprio il giorno in cui sarebbero stati  utili a qualcuno.
Quella mattina aprirono gli occhi quasi contemporaneamente e si accorsero subito che qualcosa era cambiato, si sentirono più forti e  robusti, rinnovati.
Erano cresciuti molto. Fabriana era di corporatura esile, ma aveva la  pelle più liscia della seta. Amalfi era l’opposto, alto e robusto con  la pelle spessa e ruvida che neanche la roccia poteva scalfire… Ma  ciò che li accomunava era il chiarore eburneo della loro pelle che  stupenda rifletteva la luce e li rendeva pregiati e inconfondibili.
Quel giorno decisero di uscire dal loro guscio buio e sicuro in cui  avevano abitato fino a quel momento, volevano improvvisamente vivere.
Nella casa tutto era silenzioso, la famiglia in cui vivevano aveva già  iniziato la giornata. Il padre era uscito da tempo per l’ufficio e la madre si era rifugiata  probabilmente in una bottega per la spesa quotidiana.
E il figlioletto, un bambino che viaggiava molto con la fantasia, era  andato a scuola. Vuole fare il marinaio lui, era un pò che ci  pensava, disegnava barche e giovani e spavaldi pirati tutto il giorno, la sua cameretta era azzurra come il mare, con un galeone dipinto  sopra la testata del letto, in alto, sospeso fra l’azzurro dell’oceano  e il blu della notte di quel mondo marino che sognava.
Fabriana e Amalfi erano due buoni ascoltatori, l’avevano sentito  parlare di grandi condottieri, pesci giganti e colorati dalle mille  forme, sirene dalla voce suadente e ipnotica, belle e fatali.
Ogni volta che ne parlava al padre, lui consigliava di stare alla  larga da quel tipo di donne, ma lui infondo era solo un bambino e il  padre troppo impegnato per regredire anche un solo istante ai sogni  d’infanzia.
Il bambino si confidava con i due fratelli, e loro avrebbero davvero  voluto che diventasse un grande condottiero. La sera prima il  figlioletto li aveva presi nella sua cameretta e mentre giocherellava  con loro era rimasto a lungo a fantasticare sul suo futuro.
Quella mattina Amalfi e Fabriana uscirono di casa per la prima volta,  si incamminarono nel vialetto e raggiunsero la strada.
Era così grande e nuovo il mondo per loro.
Tanto erano estasiati che corsero subito fino alla fine della via,  volevano visitare tutti i posti di cui tanto gi aveva palato il  figlioletto.
Correndo si trovarono davanti a un palazzo imponente, bianco, in stile  classico, con colonne possenti e gradini di marmo, molto formale e  diverso dalla casetta che avevano appena abbandonato. Decisero di salire la scalinata ed entrare a dare un occhiata. 
All’entrata notarono subito qualcosa di famigliare, non erano mai  stati in un posto simile e non credettero ai loro occhi. Era una  piccola comunità, non avevano mai visto così tanti simili riuniti in  uno stesso posto, daltronde i due fratelli erano sempre stati abituati  a stare insieme e soli. E all’improvviso erano in tanti, in tantissimi  e tutti in questo strano e silenzioso posto.
Spaventati ma anche molto incuriositi notarono uno di loro in disparte  e si avvicinarono. Era molto vecchio e dall’aspetto incartapecorito, ma con l’aria di  essere davvero gentile e garbato.
Amalfi, che era il più coraggioso si avvicino e un po’ intimorito  chiese :” mi scusi, potrei sapere da dove viene tutta questa folla,  che ci fa riunita in questo posto?”
“Mi permetta di presentarmi” disse il solitario signore, “io sono  tuttalpiù un esperto in botanica, ma credo di essere in grado di  rispondere alla vostra domanda. Vedete, qui sono riuniti tutti i più  grandi sapienti di sempre, vengono da ogni parte del mondo. Qui noi ci  viviamo, e il nostro compito è di aiutare la gente che non sa a  sapere, o la gente che già sa ad approfondire. Non si smette mai di  imparare figliolo. Possiamo accompagnare la crescita di un bambino con le nostre storie di avventura, o offrire consulenza all’avvocato con i  nostri casi legali” e aggiunse :  “là in fondo, per esempio, ci sono i  più grandi esperti di filosofia di tutto il mondo”
“Sssst!” si sentì provenire  dall?altra parte della sala. “oh,  dimenticavo, qui vige il massimo rispetto per il silenzio, non è  consentito parlare a lungo. Ora se volete scusarmi avrei un  appuntamento”, fece un cenno di sorriso e si ritirò zoppicando.
Amalfi e Fabriana decisero che quello era il posto più affascinante  che avessero mai visto e si ripromisero che sarebbero tornati presto.
Uscirono e in poco tempo visitarono la lunga via del centro. Videro  vetrine di negozi colorate in cui modelle immobili esibivano vestiti,  scarpe, profumi,videro poi botteghe di giocattoli e dolciumi e cibi di  ogni tipo.
Tutto aveva un aspetto così vivo e frenetico e nel loro percorso  scrutarono persone di ogni genere. Donne frettolose, mamme con passeggini, uomini molto indaffarati e  bambini incuriositi e speranzosi di qualche inaspettato regalo. Dopo  una lunga camminata si fermarono vicino ad un boschetto per riposarsi  e riprendere fiato.
Si stupirono di come riuscissero a passare inosservati agli occhi  della gente, erano piccoli di statura, questo si, ma al contrario loro  scrutavano tutto, non perdevano d’occhio niente e nessuno. Al  contrario tutti sembravano essere troppo presi dalla quotidianità e  dalla rapidità della vita.
Assorta nei suoi pensieri, ad un tratto, Fabriana sentì una presenza  alle sue spalle, si voltò, e vide un essere scuro, un bel cagnone che  la fissava con tanto di fauci spalancate e annessa lingua penzolante.La reazione fu spontanea, per la paura cacciò un urlo paralizzante,  era la prima volta che le capitava di vedere un essere del genere. 
Amalfi si voltò, richiamato dalle grida della sorella e per un attimo  rimasero impietriti dalla presenza dell’animale, che per tutta  risposta abbaiò con grande sonorità.
I due terrorizzati presero a correre nel boschetto inseguiti dal  cerbero malefico che inseguendoli sventolava su e giù due enormi  orecchie penzolanti e sembrava non mollare la presa.
Corsero, corsero per tutta la lunghezza del parco e ancora, anche  quando il cagnone non si fermò, attirato da qualcosa di più  interessante e commestibile.
Ormai il pericolo era scampato, ma i due non accennavano a smettere la  fuga e fu li che Amalfi, quasi preso da un deja vue, ebbe una fulminea  visione. Passò nella sua mente un immagine appartenente alla sua  infanzia, il sole che filtrava tra i rami, l’erba che scivolava via  dal suo sguardo nell’enfasi della corsa. Tornò per un istante bambino,  quel boschetto era cambiato molto, meno alberi, più luce, ma era  proprio identico alla sua visione. Decise di ricacciare il pensiero e  continuare la fuga finche il verde della natura cominciò a diradarsi  lasciando spazio di nuovo al nero cemento.
Si fermarono e li crollarono accasciandosi al suolo, respirarono a  lungo per prendere fiato e non appena tornarono in forze si guardarono  negli occhi e scoppiarono in una grande risata, pericolo scampato!
Restarono a lungo stesi, fissandosi e rivivendo la scena della folle  corsa ora con una certa ironia.
Fabriana si alzò, si scrollò i fili d’erba di dosso e scrutò il  paesaggio circostante, quando lo vide. Calmo, piatto, limpido e azzurro.
Amalfi si alzò a sua volta e finalmente ad attenderli davanti a loro:  ciò che aspettavano, quello di cui avevano sentito parlare  da sempre,  il Mare.
Così immenso, ora non era più solo una fantasia, o il sogno del  figlioletto, era realtà. Pensarono che un giorno avrebbero visto il  piccolo condottiero arrivare su un galeone e gridare… Terra ! E loro  lo avrebbero accolto a braccia aperte e si sarebbero fatti narrare le  sue avventure da abile marinaio. Si avvicinarono e ne annusarono il  profumo, forte, penetrante, un odore così non lo avevano mai sentito  prima.
Volevano di più, il senso dell’olfatto non appagava il loro  irrefrenabile desiderio di possedere in qualche modo un ricordo  tangibile di quella calma azzurra, la vista non aveva esaurito la loro  voglia di conoscere davvero ciò che li accompagnava nei pensieri di  una vita.
E così, lentamente, si avvicinarono al grande specchio e un passo dopo l’altro iniziarono, sfiorandolo, ad immergersi nell’acqua, cogliendo  a pieno l’emozione di toccare quel sogno tanto ambito. Galleggiarono e  si lasciarono trasportare dall? impercettibile brezza marina.
Capirono che quello sarebbe stato il giorno più bello della loro vita  e che sarebbero stati di li a poco un’unico elemento, loro e il mare.
Fabriana fu la prima a dissolversi, era molto fine, esile. Amalfi  resistette più a lungo nella sua corazza spessa e ruvida.
Mentre scorrevano lenti sull’acqua si sentirono felici. Un bambino  dalla riva li riconobbe : “Mamma, mamma, guarda! Due barchette di  carta”.

(Amalfi e Fabriano sono in realtà due tipi di carta)

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