La città di m. (festivaletteratura 2010)

Capito nella città di m. un giorno di settembre. Per la terza volta, il terzo anno, sono qui. Cielo schifoso però, quest’anno, cielo infelice.

Nella valigia, fedele compagna di vita, ho racchiuso qualche accessorio da zingaro utile per la sopravvivenza; lo zaino contiene invece, alla rinfusa, libri, cerate antipioggia, penne, torta, pane e occhiali. M’incammino con la mente indecisa se sbilanciarsi subito all’entusiasmo o se restare ferma alla razionalità oggettiva della pioggia. In ogni caso, una buona metà di ciò che provo è fatta del già accaduto; il resto si divide equamente tra ciò che mi deve capitare e ciò che so già troverò.

I ciottoli della strada sono croce, e soprattutto delizia, per le ruote della valigia e non solo delle biciclette: arranco, ma arrivo dove devo.

Quest’anno c’è una novità, l’ennesima nel mio inconsueto settembre: partecipo all’evento, alla kermesse, ma è cambiato il ruolo. Mi adeguo con curiosità, rispondo presente, ricevo istruzioni e aspetto che tutto cominci.

Dopo aver trovato un giaciglio di cartone, comodo nonostante le apparenze, giro un poco per vie e viuzze. In testa mi frullano mille pensieri ed il tempo è ancora quello abituale, scandito dall’orologio; nonostante la mia ansia, tutto deve ancora accadere.

Basta un pomeriggio perché tutto cominci a girare: inizio a ritrovare volti conosciuti che aspetto da un anno di rivedere, e che solo a vederli mi fanno provare il piacere della vera amicizia ed il senso di famiglia. Quella sensazione di ‘va tutto bene’ che si prova in maniera totale solo con alcuni, quelli con la maiuscola.

La notte mi separa dal vero principio di tutto e mi fa mangiare dalle zanzare. Il mattino ed il pomeriggio successivo perfezionano la compagnia: le facce che dovevo rivedere ci sono tutte, i loro corpi e le loro voci anche; ora sono pronto a recepire solamente le novità, che iniziano ad investirmi piacevolmente come calore in un pomeriggio piovoso.

E poi? Poi dall’inizio delle danze l’atmosfera si fa così bella e frenetica che diventa veramente difficile separare e riconoscere i giorni. E non perché siano tutti uguali – anzi! – ma perché è tutto così coinvolgente che, come tutte le cose belle, passa veloce. Passa portando eventi da seguire, fatti di poesia ma anche di noia; passa insegnandomi il mestiere di cronista (ma solo per finta); passa conducendo le mie gambe su e giù tra la piazza e la mensa, la libreria e il bar (perché una colazione come si deve, e una birretta o due prima di dormire, non devono assolutamente mancare a m.); passa facendomi assistere, innamorato, a un evento speciale; passa plasmato da chiacchiere e fermato nelle fotografie; passa tra conoscenze e strette di mano, risate e prese in giro più o meno dissacranti; passa conoscendosi; passa, facendomi sentire terribilmente vivo. Ma purtroppo passa, maledizione.

Passa così in fretta che in un battibaleno si è all’ultimo giorno. Come ogni anno, per la terza volta scatta l’istante in cui m’immalinconisco pensando che è finita anche quest’anno. Ma un sms perfetto mi fa capire in maniera limpida il significato di questa esperienza che continua a ripetersi: “Dici che ogni anno finisce ma non ti accorgi che per il terzo anno sei di nuovo lì, di nuovo in una piazza a cantare, di nuovo lì a parlare di libri? Devi capire che non finisce solo perché la domenica finiscono gli eventi…”.

È stato così anche quest’anno. È stato ancora, soprattutto, una chitarra e quattro amici veri in un bar a strimpellare. Felici.

 INDICAZIONI ESSENZIALI PER I NON ADDETTI AI LAVORI:

la città di m. è la città di Mantova e la kermesse in questione il Festivaletteratura;  il resto è vita.

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Comments
13 Responses to “La città di m. (festivaletteratura 2010)”
  1. iurimoscardi ha detto:

    mitiche e notevoli le foto dei redattori di generAzione!!!

  2. Luca ha detto:

    hey, ma la foto in cima alla pagina l’ho fatta io! Lo so, non è granchè, ma fa piacere ritrovarla qui.
    Per il post., invece, condivido la gioia del festivaletteratura. Le colazioni, gli amici, le notti. Dovrebbe solo durare il doppio, per parlare con tutti quelli che si vorrebbe conoscere.

    • Carissimo Luca, allora grazie ;) Noi abbiamo scritto che è copyright del festival ma a saperlo mettevamo il tuo nome.
      Ehhhhh è una notevole foto.
      E’ un notevole festival.

      • iurimoscardi ha detto:

        Sì Luca, a saperlo meglio mettevamo il tuo nome. E ti ringraziamo di cuore per avercela fatta e ceduta…
        Per il festival dici bene: dovrebbe durare il doppio o il triplo o il quadruplo. Però puoi sempre tornarci, almeno.

      • Luca ha detto:

        Nessun problema per il copyright, non cercavo una citazione.. è un grande festival, sì!

  3. Direi che è possibile rivedersi al festival. Quando ci vai non lo molli più ;)

  4. Luca ha detto:

    ma dai?! Non lo sapveo che la rivista fosse nata dal Blurandevù!

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