generAzione reloaded – Autori (II)

Le riviste sono fatte di persone, di idee, di progetti, di lavoro (non poco lavoro, in effetti). Attraverso gli autori di generAzione vi presentiamo la rivista stessa, il suo senso vitale, il suo perchè. A ciascuno di loro è stato chiesto di rispondere a sette facili domande con cui esprimere non solo se stessi ma anche generAzione. Sta a voi capire se ci sono riusciti.

 

 

ANNA CARROZZO (leggi la bio e tutte le marachelle intellettuali qui)

 

1) Cosa vuol dire scrivere su una rivista per te?
Raccontare, raccontarmi, condividere, sentirmi parte di un tutto in cui credo e che mi rappresenta.
 
2) Cosa, di generAzione, ti ha colpito e ti ha portato a scriverci sopra?
GenerAzione è nata da una bellissima discussione in una domenica di fine estate che mi resterà per sempre nel cuore. La fine dell’estate mette tristezza, solitamente, mentre GenerAzione ha permesso a tutti noi di avere un nuovo stimolo e di sentirsi parte di un progetto grande da condividere e portare avanti con consapevolezza. In un mondo in cui, spesso, non ci si riconosce negli altri è bello scoprire che altri ragazzi hanno la tua stessa voglia di raccontare e di mettersi in gioco.
 
3) Scrivere online è un pregio o un difetto? Un plus valore o qualcosa di inutile?
Amo la carta, il suo odore, la sua concretezza, la possibilità di sottolineare ciò che leggo e di averlo sempre a portata di mano (e non di click), ma penso che scrivere sia una ricchezza in sé e che scrivere online permetta di far leggere il frutto dei tuoi pensieri a più persone, che a loro volta possono interagire con te. Come non considerarlo un valore aggiunto?
 
4) Se pensi al verbo “scrivere” ti viene in mente…
Una bellissima citazione di Etty Hillesum: “è un altro modo di ‘possedere’, di attirare le cose a sé con parole e immagini”.
 
5) Il libro che può essere misura del tuo mondo, della cultura con cui sei cresciuto, misura di te.
Sono “costretta” a ripetermi e a riferirmi nuovamente ad  Etty Hillesum e al suo “Diario”, che rileggo tutte le volte che ho bisogno di scavarmi dentro e capire qualcosa di nuovo di me stessa e dell’umanità tutta. Credo che la lettura sia uno straordinario strumento per conoscere nuove prospettive e per sondare nell’animo degli altri e, soprattutto, di noi stessi. Il miglior libro per iniziare un viaggio dentro il proprio abisso è proprio il “Diario” della Hillesum, almeno a mio modesto parere.
 
6) Le riviste online possono continuare a esistere o sono fini a loro stesse?
Le riviste online non sono fini a loro stesse se chi ci scrive riesce ad interessare la rete, a farsi seguire, a interagire. Le riviste online sono (si spera) democratiche e libere, per cui è bene che ci siano e che cerchino di ritagliarsi degli spazi nel “mare magnum” dell’etere che è fatto ANCHE di spazzatura.
 
7) Leggere, riflettere, pensare, agire. Verbi in disuso?
Le statistiche dicono di sì e i fatti, spesso, lo confermano. Io, da buona idealista, preferisco credere il contrario. Leggere apre la mente, riflettere e pensare prima di agire sono regole basilari. Non rimanere in un cantuccio, ma essere parte attiva della società è auspicabile e, a mio avviso, doveroso.
Utopia pura? Non credo.

 

 

Leggi due brani di Anna tratti dalla rivista: Pseudolettera al mondo e why i write

 

 

 

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