generAzione reloaded – Autori (III)

Le riviste sono fatte di persone, di idee, di progetti, di lavoro (non poco lavoro, in effetti). Attraverso gli autori di generAzione vi presentiamo la rivista stessa, il suo senso vitale, il suo perchè. A ciascuno di loro è stato chiesto di rispondere a sette facili domande con cui esprimere non solo se stessi ma anche generAzione. Sta a voi capire se ci sono riusciti.

 

 

CHIARA BALDIN (leggi vita, miracoli, storie oltre l’impossibile qui)

 

1) Cosa vuol dire scrivere su una rivista per te

Condividere ciò che la mia mente e le mie giornate producono e macinano. Ho sempre scritto solo per me. Ma ho imparato, grazie ad un Incontro con la I maiuscola, che condividere i propri scritti può aiutare se stessi e chi si ha intorno. Le parole possono essere spesso come i sorrisi: contagiose e benevole.

2) Cosa, di generAzione, ti ha colpito e ti ha portato a scriverci sopra

Cosa mi ha portato a scriverci sopra: in primis la curiosità: volevo provare l’esperienza di scrivere in una rivista. La voglia di mettermi in gioco: non avevo mai pensato che ciò che partoriva la mia mente potesse essere spogliato, accarezzato e toccato da occhi diversi dai miei. Mi sono lasciata andare. Cosa mi ha colpito: la creazione di una nuova “famiglia”. Soprattutto perché siamo tutti giovani, semplici e particolari, con la passione per la moleskine, le penne e qualunque superficie scrivibile. Giovani bulimici di creazione, emozione, mozione e libri. Inoltre, la volontà di collaborare ed insieme gridare la nostra presenza. Mi piace essere sommersa da mail in cui ognuno dice la propria opinione: la sincerità, la voglia di migliorare e di mettersi in gioco, prima di tutto. La libertà di scrittura e di pensiero. Che va oltre tutto ciò che ora si sta vivendo. E che in molte, troppe realtà nel mondo, porta alla morte, all’annientamento.

3) Scrivere online è un pregio o un difetto? Un plus valore o qualcosa di inutile?

Pregio: è più visibile, più economico (dato che non ci sono finanziamenti) e più semplice da diffondere, nel mondo di oggi dove ormai molto vive nel web. Difetto: non è cartaceo. Io preferisco toccare e avere tra le mani ciò che leggo… Il contatto con un libro o un foglio porta ad un rapporto intimo con la lettura: anche questa è, per me, un atto d’amore. E l’amore è fatto anche di contatto.

4) Se pensi al verbo “scrivere” ti viene in mente…

1. La moleskine! Il lato della mano sinistra (sono mancina) sporco di inchiostro, la bic nera (7mm) e gli occhi fissi sul foglio o il naso all’insù.

2. verbo in –ere, irregolare.

3. sputare, a volte delicatamente a volte con veemenza, ciò che è annodato in testa. E’ un atto di liberazione, purificazione, passione e creazione. E’ spogliarsi pian piano e rivestirsi di novità.

5) Il libro che può essere misura del tuo mondo, della cultura con cui sei cresciuto, misura di te.

Cacchiochedomandaardua. Il primo che mi viene in mente è il Dizionario di Italiano: uno dei primi libri da me accarezzati. Amo gli idiomi, sono contaminata da parole e mi piace perdermi tra le pagine dei vocabolari e le cartine geografiche (sebbene sia alquanto ignorante in geografia). Credo quindi che il dizionario possa essere misura di memedesima. TUTTI gli altri libri mangiati nelle giornate di vita sono misura del mio mondo e di ciò che io sono. Roald Dahl, i Peanuts, Thomas Mann e Ingeborg Bachmann: fra tanti che mi hanno più contaminata e plasmata.

6) Le riviste online possono continuare a esistere o sono fini a loro stesse?

Dipende dall’obiettivo che perseguono. Se vogliono cambiare, smuovere o dare voce a qualcosa di utile per migliorare anche solo un singolo minuto di esistenza umana, allora: LUNGA VITA alle riviste online. Sono fini a se stesse se il loro scopo non è quello di condividere, incontrare, cambiare, cambiarsi, migliorare, migliorarsi.

7) Leggere, riflettere, pensare, agire. Verbi in disuso?  

Temo che pian piano questi verbi si stiano arrugginendo e ammuffendo. Causa: vita frenetica e molto online. Troppo multimediale. Molto impersonale. Tornerei volentieri al libro, il silenzio, i tempi senza il cellulare, una lettera cartacea in più sulla scrivania e una passeggiata in più sull’argine del fiume Po. Leggere: si può leggere tutto, dagli occhi, alle smorfie, a un libro, ad uno scontrino. Ma temo che anche queste letture stiano pian piano passando in secondo piano. Riflettere: i riflessi si notano sempre meno. Eppure sono splendidi fotogrammi di pensieri e vita. Riflettere e pensare: nel poco silenzio che si ritrova, sarebbe positivo coltivare pensieri e riflessioni. Sempre. Agire: sempre. Non amo l’apatia e la pigrizia. Non amo stare ferma: dopo un po’ le gambe mi si informicolano. Tuttavia agire non significa per forza fare qualcosa di grande e visibile. ANZI. Preferisco le piccole gocce. Quelle che, in silenzio, portano il proprio contributo per migliorare.

E come dice De Gregori: Adelante Adelante!

 

Leggi due brani di Chiara tratti dalla rivista: Di te solo scheletro rimane e Mosaico di Frammenti

 

 

 

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