generAzione reloaded – Autori (IV)

Le riviste sono fatte di persone, di idee, di progetti, di lavoro (non poco lavoro, in effetti). Attraverso gli autori di generAzione vi presentiamo la rivista stessa, il suo senso vitale, il suo perchè. A ciascuno di loro è stato chiesto di rispondere a sette facili domande con cui esprimere non solo se stessi ma anche generAzione. Sta a voi capire se ci sono riusciti.

 

 

CLARA RAMAZZOTTI (leggi tutte quelle cose noiose che ha fatto qui)

 

1) Cosa vuol dire scrivere su una rivista per te?

Fino a pochi anni fa non riuscivo neanche a concepire l’idea di poter scrivere su una rivista, figurarsi occuparsene attivamente con dei coetanei. Mettere tutta me stessa in questa rivista significa non aspettare con le mani in mano, significa non aver paura di lavorare (gratis) e di mettersi in gioco, allo scoperto, con la propria scrittura e i propri orrori grammaticali.

2) Cosa, di generAzione, ti ha colpito e ti ha portato a scriverci sopra?

Mi piaceva l’atmosfera di libertà intellettuale e giovanile – ma non banale – che aveva e che sta forse cambiando, ma in meglio. Diventa più adulta ma non meno disinteressata a crescere come contenuti. GenerAzione mi sembrava un approdo interessante, un luogo in cui imparare e così è stato. Non ha deluso le mie aspettative, insomma.

3) Scrivere online è un pregio o un difetto? Un plus valore o qualcosa di inutile?

Penso che sia un immensa opportunità a cui la rivista non dovrebbe rinunciare. Recentemente mi sono resa conto che ha però un grave difetto, o meglio, un limite: lascia indietro, in una scatola di elitarismo e confusione che non produce nuovi lettori, nuovi interessi, nuove conoscenze ma fa solo mucchio. Allora la buona carta stampata o la diffusione facetoface è ancora l’unica alternativa valida se non si è famosi e nessuno ti viene a cercare.

4) Se pensi al verbo “scrivere” ti viene in mente…

La bellezza, la verità, la leggerezza e la vita. Chi non legge, chi non scrive per me (e non ricordo se fosse anche per Neruda o Hikmet…) non coglie tantissimi aspetti della vita e del mondo. Senza libri e tratto pen mi sentirei sola, vuota, piena di paure.

5) Il libro che può essere misura del tuo mondo, della cultura con cui sei cresciuto, misura di te.

Non lo so davvero, perché no ho mai avuto un libro preferito. Credo che mi sia affine Mattatoio n° 5, come libro, o anche tutti i Peanuts. E se potessi sceglierei diventerei Jane Austen o Mark Twain o Charles Dickens.

6) Le riviste online possono continuare a esistere o sono fini a loro stesse?

Ho paura che se restano escluse “dal giro”, se si autoisolano felici dei pochi – o magari tanti – lettori che hanno non portino a nulla. Non dico che le riviste debbano diventare il faro di tutti noi, o che generAzione debba raggiungere livelli da primato, però quanto è noioso scrivere per se stessi, leggere di se stessi, autocriticarsi e infine autocelebrarsi? E’ così che finisce se non crei attorno a te un capillare cerchio di amicizie-conoscenze-collaborazioni-eventi. Partecipazione è uno dei verbi cardine della rivista, quindi…

7) Leggere, riflettere, pensare, agire. Verbi in disuso?

Spero di no, cavolo. Sarebbe del tutto inutile il lavoro di Darwin.

 

 

  

Leggi due brani di Clara tratti dalla rivista: Now i need a place to hide away e I. nel suo monologo in una via stretta e buia, dove anticipa la vita che verrà

 

 

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