generAzione reloaded – Autori (VII)

Le riviste sono fatte di persone, di idee, di progetti, di lavoro (non poco lavoro, in effetti). Attraverso gli autori di generAzione vi presentiamo la rivista stessa, il suo senso vitale, il suo perchè. A ciascuno di loro è stato chiesto di rispondere a sette facili domande con cui esprimere non solo se stessi ma anche generAzione. Sta a voi capire se ci sono riusciti.

 

 

IRIS KARAFILLIDIS (leggi dettagli golosi della sua giovane vita qui)

 

 

1) Cosa vuol dire scrivere su una rivista per te
Vuol dire essere me stessa. Senza troppi filtri e senza menzogne. E’ scrivere su questa tastiera un po’ ammaccata i mille giri della mia mente confusa, arzigogoli e labirintiche espressioni noetiche, più che razionali, che attraverso le parole scritte e cancellate e riscritte prendono forma. E poi, diciamocelo, vederle impaginate tutte carine, in ordine su una rivista vera e, per quanto mi riguarda, affiancate a parole di persone talentuose e più grandi è Magia.
 

2) Cosa, di generAzione, ti ha colpito e ti ha portato a scriverci sopra

 Rispondere TUTTO non vale vero? Vabbè, per quanto mi riguarda è tremendamente così: non avevo mai scritto collaborando con altre persone, non avevo mai affrontato delle tematiche importanti con un minimo di controllo, di solito ero abituata a scrivere a ruota libera senza un quando o un perchè. E’ stato l’ordine di generAzione che mi ha colpito: un ordine carino però, nè maniacale nè assente. Carino.

 

3) Scrivere online è un pregio o un difetto? Un plus valore o qualcosa di inutile?

Ovviamente, è un pregio perchè non si hanno tutti quei problemi logistici ed economici che purtroppo sono implicati nella stampa cartacea. Ma è proprio la mancanza del cartaceo profumato che crea quel diffettuccio. Non fa niente però. Cartaceo od online l’importante sono le parole che si leggono, che si scrivono, che si sputano, che si assorbono: e quella propensione all’assimilazione di emozioni (sono alliterante, lo so) dev’essere proprio del lettore-scrittore, al di là del materiale.

 

4) Se pensi al verbo “scrivere” ti viene in mente..

Sarò epigrammatica (e un tantilino egocentrica). Se penso al verbo “scrivere” mi viene in mente il mio Futuro.

 

 

5) Il libro che può essere misura del tuo mondo, della cultura con cui sei cresciuto, misura di te.

Mi tocca essere banalissima se devo pensare al libro con cui sono cresciuta, perchè è Harry Potter. Se invece si parla del libro su misura per me non solo non sarò banale, ma non saprei cosa rispondere; cioè, sicuramente ci sarebbero i Carmina Catulliani (tutti eh, mica solo quelli romantici e gentili), l’Antigone di Sofocle, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, e i Dubliners di Joyce.

 

 

6) Le riviste online possono continuare a esistere o sono fini a loro stesse?

Le riviste online DEVONO continuare ad esistere. Non sono mai fini a loro stesse, esistono per chi vi scrive e per chi le legge, per pochi o molti che siano.

 

 

7) Leggere, riflettere, pensare, agire. Verbi in disuso?

Forse. O forse no. Del resto, se dovessimo fare una stima delle nostre generazioni (e soprattutto l’ultima di cui, bene o male, purtroppo faccio parte) saremmo noi relatori di generAzione quelli in disuso. Ma non per questo bisogna abbandonare le idee e gli ideali. Non per questo bisogna abbandonare ciò che facciamo senza velate ipocrisie: leggere riflettere pensare agire non sono sempre scelte. Sono attitudini irresistibili.

 

 

Leggi un brano di Iris tratto dalla rivista e un suo inedito: Studenti e topi

 

 

 

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