L’isola nel cielo – riflessione di Iris Karafillidis

 

L’ultima discussione risalente a ben 2 ore fa con il genitore maschio riguarda il poco spazio per i Miei Libri In Camera Mia. Mi spiego. Pur essendo una stanza abbastanza grande, non trovo un misero buco in cui infilarci un libro, anche piccino. E così, dopo avere riempito due scatoloni di volumi e volumetti, gli ho chiesto molto cortesemente di spostare i Suoi libri nella Sua camera. Ma, ovviamente, senza alcun risultato. Ormai sotto il mio letto ci sono più scatoloni che polvere, il che è tutto dire. Così mi ritrovo a riprendere in mano uno di quei libri impolverati, “l’amore in sè” di Marco Santagata. Ricordo che l’avevo letto in due giorni, di getto, cullata da quelle parole. Ero assuefatta dai toni dolci e contemporaneamente marcati, che mi avevano fatto dimenticare la realtà. Mi decido a riprenderli fuori un po’ tutti, quei libri. Quelli che mi sono piaciuti e quelli no, questi ultimi con la promessa di ridar loro una possibilità. E mi chiedo quante ore ci ho passato insieme, compagni di mille avventure. Fedeli amici silenziosi, fogli di carta che mi hanno urlato tante verità, sicuramente più della maggior parte delle persone reali. Qualcuno potrebbe dirmi che ho perso dei momenti di “vita”. Io non ci credo. Perché sono cresciuta insieme ai protagonisti di ogni libro, aspettando con Florentino Ariza, combattendo con Inès Suarez, amando con Eliza Bennet. Ho Vissuto, non me ne pento. Io li amo, ognuno di loro. Fanno parte di me. E anche se a scuola è tutto stabilito, date, biografie, sintesi, analisi, la verità non è quella. Il modo più bello per scoprire la letteratura è per caso. Per un puro caso, per fortuna magari. Perché ti accorgi che Odisseo non è così lontano dal nostro pensiero, e allo stesso modo Catullo, con la sua Lesbia. Basta trovarli, basta capirli. Perché la Letteratura ci accompagna, ci guida. Non facciamoci ingannare da questo termine. Letteratura. Sa di chiuso e ammuffito. Letteratura Italiana si studia al liceo, magari mal augurando Dante e il suo viaggio. Per non parlare di Manzoni, Pascoli, Ariosto. Quando forse quei racconti, quei versi, quelle novelle e storie erano i pensieri di uomini e donne, che volevano mettere per iscritto tutto quello che pensavano. Un lungo viaggio nell’oltretomba, la storia di due innamorati, la pazzia di un uomo. In ogni scritto c’è quel po’ di autobiografico. E’ inevitabile. Perché magari si inizia scrivendo un piccolo diario, da bambini. Ma poi. Poi chi scrive più? Nessuno ne ha più il tempo, di scrivere. Di mettersi lì, con carta e penna e riversare su un foglio tutto ciò che si prova. Oppure solo un’idea, uno spunto. Chi ormai in questo mondo che corre veloce ha la voglia di mettere nero su bianco delle parole. Pochi. Pochissimi. Animali in via d’estinzione. Oh so benissimo che di scrittori ce ne sono tanti, ma allo stesso tempo molti vedono nei loro scritti solo una fonte di guadagno, e come tale, da incrementare. No, mi riferisco a quei piccoli scrittori, non famosi, che aspettano solo un’occasione per diventarlo, che scrivono per passione o per sfogo. Ce ne sono pochi, tutti lontani. Forse riuniti in un’isola. Un’isola lontana, senza santi né eroi, come cantava Bennato. “E se ci credi ti basta perché, poi la trovi da te”. Io ci credo, credo in quel mondo di pagine profumate e parole d’inchiostro. Sono pronta per partire ancora una volta. Sfoglio le pagine, e poi seconda stella a destra, fino al mattino.

 

 

 

Annunci
Comments
4 Responses to “L’isola nel cielo – riflessione di Iris Karafillidis”
  1. iurimoscardi ha detto:

    Anch’io ci ho creduto. E credo tuttora che nella Letteratura ci sia una sorta di trasposizione della vita.
    Leggere Proust, da questo punto di vista, è fenomenale: ed è pure vicino a quello che dici. Anche lui sostiene infatti che ogni libro ti insegna a vivere: leggi cosa un autore, grande o piccolo, pensa di una data situazione; capisci come la pensa, lui “sommo”, riguardo ad una data questione. Però, aggiunge Proust, attenzione a non confonderci con essi: essi sono solo degli ottimi compagni di strada che sanno indicarci la via. Sta a noi, poi, percorrerla.

  2. E scrivere a nostra volta può essere un buon modo, no?

  3. iurimoscardi ha detto:

    Sicuramente sì.

scrivici che ne pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Lettori

    • 80,790
  • Archivio

  • Iscrivendoti potrai leggere gli articoli appena postati, i commenti fatti, le immagini pubblicate.

  • La rivista e l'intero materiale presente su questo sito appartengono ai loro legittimi proprietari. Le opere possono essere trasmesse purché siano segnalati gli autori e non sia a scopo di lucro. Tutto quello che viene scritto nella rivista e sul sito è espressione individuale del suo autore. Le immagini utilizzate sono sempre degli autori di generAzione e dei suoi collaboratori, dove non indicato sono state prese dal web ricercando immagini in CC e prive di copyright. Se vedi un'immagine che ti appartiene contattaci subito e la toglieremo.

    Creative Commons License 2013 - generAzionerivista
  • Creative Commons License

    Ebuzzing - Top dei blog - Letteratura Ebuzzing - Top dei blog - Cultura