generAzione reloaded – Autori (IX)

E anche la fine giunge, la fine di generAzione reloaded, ovviamente. Con l’ultimo autore “storico” della rivista (ci sono, per fortuna, tanti nuovi graziosi autori ma sono ancora troppo giovani per essere gettati in pasto al pubblico adorante) si chiude questo lungo percorso per scoprici, scoprirvi e parlare di generAzione – e non solo.

 

 

MARIO MUCEDOLA (leggi il lungo e intenso percorso umano intrapreso qui)

 

1) Cosa vuol dire scrivere su una rivista per te?

Per me significa avere un posto dove vomitare quello che ho dentro, che uno dice “Fallo in un blog”, si, ok, va bene. Ma se io me la canto e io me la suono, non risolvo niente. Anche se poi al centro di tutto c’è sempre una persona, però poterne parlare con più di un potenziale ascoltatore mi dona quel senso di onnipotenza e malcelata figaggine per stare dall’altra parte che guarda, proprio.

 

2) Cosa, di generAzione, ti ha colpito e ti ha portato a scriverci sopra?

Principalmente il non aver mai fatto nulla del genere. Oddio, un’esperienza simile c’era stata, ma si è trattato di scrivere un pezzo e mandarlo. Invece su GenRiv c’è quello che mancava: la COLLABORAZIONE. Anche troppa, in certi casi, quando le idee si accavallano e diventa difficile uscirne, però ecco, il fatto di scrivere qualcosa e mandarlo ad altre persone esattamente come me, che lo leggono e mi dicono “fiKo” o “è nammerda” in assoluta sincerità fa bene.

 

3) Scrivere online è un pregio o un difetto? Un plus valore o qualcosa di inutile?

Direi che è ora di finirla con la favoletta che internet è il mezzo del futuro. Lo è, indubbiamente, però da lettore posso dire tranquillamente che nel 2010 la carta tira ancora. Con questo non voglio necessariamente insinuare che GenRiv debba diventare cartaceo, perché a meno di grossi autofinanziamenti vorrebbe dire svendersi al mondo che non ci piace, e magari trovare Belen sotto uno dei nostri pezzi più sentiti, però ecco: nonostante il web ti renda potenzialmente raggiungibile da tutti, questi “tutti” non lo sanno, o se lo sanno non si informano. Periodicamente mi trovo a stampare la rivista e portarla a casa, darla ai miei amici, lasciarla “casualmente” in posti frequentati, e quando qualcuno mi dice “ehi, ho letto, figata!”, mi trovo spesso a rispondere “KITESTRAMÙ (epiteto non traducibile), è una settimana che pubblico il link!” “eh, non ci ho fatto caso”. Punto.

 

4) Se pensi al verbo “scrivere” ti viene in mente…

Posso tirarmela? No? Ok, lo faccio uguale. Ho una Mont Blanc. Me la regalarono per la cresima, forse presagendo qualcosa. È tutta verde, e ha la punta in oro. Una stilografica di gran classe, decisamente. “Scrivere” mi fa venire in mente la mia mano che si sporca di inchiostro, il crrrrr della punta che scorre sulla carta, possibilmente riciclata (mi piace di più il contrasto tra il nero acceso e il grigino della carta) e la mente che si perde nelle cazzate peggiori, che però paradossalmente finiscono in quello che scrivo. Quindi credo che inconsciamente “scrivere” per me significhi togliere le briglie alla materia grigia e farla diventare nera, su carta.

 

5) Il libro che può essere misura del tuo mondo, della cultura con cui sei cresciuto, misura di te.

Se parliamo della cultura con cui sono cresciuto, allora un numero a caso di Sorrisi e Canzoni può andar più che bene. Sono intriso del nazionalpopolare di basso rango, di quello che ride quando Boldi rutta o De Sica scorreggia. Se dobbiamo parlare di libro in cui mi ritrovo maggiormente, forse è ancora più difficile. Tendenzialmente ogni volta che leggo un libro, ci trovo una frase che leggo, rileggo ed esclamo “MinKia, sono io!”. Ad esempio, parlando dell’ultimo libro letto, quando Nick Carraway ne Il Grande Gatsby dice che la prima volta che si è sentito davvero cittadino di West Egg è stata quando qualcuno gli ha chiesto informazioni e lui ha saputo rispondere. Lì, ci sono io. Dovendone scegliere proprio uno, però, indicherei “I dolori del giovane Werther”. Al di là di quello che sarà poi l’epilogo, ma i pensieri sempre-e-comunque di Werther un po’ sono i miei.

 

6) Le riviste online possono continuare a esistere o sono fini a loro stesse?

Dipende dallo scopo che ti prefiggi. Se scrivi per cambiare il mondo, direi che sono abbastanza inutili. Se invece l’obiettivo della tua scrittura è raccontare una storia, un pensiero che hai per la pura esigenza di farlo, allora lunga vita alle riviste online!

 

7) Leggere, riflettere, pensare, agire. Verbi in disuso?

Anche qui dipende. Dipende da chi sei. Per come sono fatto io, leggere, riflettere e pensare (anche se mi sfugge la precisa differenza tra pensare e riflettere) sono una costante nel mio modo di essere e di avere. L’agire passa in secondo piano, soffocato dalla ponderazione esagerata, dall’elucubrazione forse anche non necessaria. Agire poco per fare molto, mi disse una volta un politico non più di moda. E forse la politica c’entra in qualche modo. Il governo del fare. La politica del fare. Che si riallaccia subdolamente al “credere obbedire combattere” che non lasciava nessuno spazio alla riflessione. Ti dico questo, fallo e basta. Siamo figli dei tempi che viviamo, se ci dicono di correre, corriamo. E sono, purtroppo, sempre di meno. Orazio diceva “odio la massa ignorante e la tengo lontana”, questo ad indicare che già duemila anni prima di noi ci si era accorti dell’estrema condizionabilità dell’essere umano, che ambisce ad essere comandato perché incapace di mantenere l’ordine da sé. Quindi ci ordinano di agire senza pensare e lo si fa perchéègiustochesiacosì, ci ordinano di lasciar stare il pensiero e lo si lascia stare. E la cosa irritante è che ciò dovrebbe spingere la ragione a sollevarsi, dovrebbe far incazzare il pensiero critico. E invece ci si amalgama al magma. Per questo poi vengo spesso additato di cinismo. È colpa mia se mi fa schifo il mondo, se non tollero le “pecore”? Non credo. Però penso che mai, come ora, sia necessario ribadire che penso, dunque sono. PENSO, non FACCIO.

 

 

Leggi un brano di Mario tratto dalla rivista e un suo inedito qui: I luoghi che calpesti

 

 

 

 

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