“La distanza perfetta” – Intervista con Gloria Baisini

Gloria Baisini è una giovane ragazza bresciana, all’esordio nel mondo della scrittura con “La distanza perfetta. L’abbiamo intervistata per far due chiacchiere sul suo libro.

 

1) C’è sicuramente qualche tratto autobiografico che ti avvicina a Andrea, la protagonista. Quanto è stata importante l’autobiografia come spunto di partenza nella costruzione del tuo personaggio?

Sicuramente posso dire di aver raccontato molto di me nel libro, non solo per quanto riguarda Andrea. Potrei dire di aver inserito aspetti che mi appartengono un po’ in ogni personaggio, dando a ciascuno qualcosa, però, di unico e diverso. Questo è il mio primo romanzo, e inevitabilmente mi racconta: in particolare, racconta il mio stesso percorso di rinascita dopo un periodo doloroso che ha seguito la perdita prematura di mia madre. Il senso di abbandono e la difficoltà della protagonista nel trovare la propria personale via della felicità hanno contraddistinto una importante fase della mia vita, che ho voluto rappresentare e superare in questo modo. Il percorso di rinascita a cui si arriva, finalmente, alla fine del libro è lo stesso che ho seguito io, quello che mi ha fatto ritrovare la serenità e l’equilibrio che io stessa andavo cercando.

 

2) Un personaggio importante del libro è il bislacco pittore francese, che alla fine si rivela essere per Andrea molto più che un conoscente occasionale. Egli crede nella pittura, nell’arte, come modo per rappresentare il mondo: che ruolo attribuisci tu alla scrittura, arte della parola e non dell’immagine?

La scrittura ha sempre ricoperto un ruolo centrale nella mia vita. Sono cresciuta con essa, ritrovando spesso me stessa attraverso la scrittura introspettiva. Amo l’arte in tutte le sue forme e, se fossi stata capace di dipingere, probabilmente avrei utilizzato anche questo mezzo per dar vita ai miei stati d’animo, per comunicare. Comunicare è sicuramente l’aggettivo più significativo che dà un senso alla mia visione dell’arte. Non sono brava a disegnare, non riuscirei a scolpire il marmo o il legno; sono brava a scrivere, ed è con questa forma d’arte che comunico, in primo luogo con me stessa. Spesso le parole diventano arme letali, possono ferire a morte quando vengono usate in un certo modo. A volte, però, possono anche divenire veicolo di emozioni antiche e profonde, possono portare gli altri ad immedesimarsi in una citazione, nel verso di una poesia, nella descrizione della reazione di un personaggio all’interno di una storia. Le parole sono la base di una comunicazione, di una relazione. Gli amanti si dicono “ti amo”, e lo fanno guardandosi negli occhi, corredando il tutto con un linguaggio non verbale emotivamente carico. Non avrebbe senso il loro “ti amo” se non fosse accompagnato da quel particolare gesto o da quella particolare espressione del loro viso. Raccontare una storia mi permette di riuscire a descrivere con le parole una determinata situazione, di cogliere il particolare di un istante importante e metterlo per sempre nero su bianco, renderlo accessibile agli altri, renderlo unico e dargli valore. Amo scrivere, mi rende felice, mi realizza e calma il mio spirito che spesso si trova confuso e deluso. Per me la scrittura rappresenta tutto quello che vorrei nel mio futuro, lavorativamente parlando.

 

3) La distanza perfetta è un esempio di quello che una volta si sarebbe definito romanzo di formazione: è così? Ti sei ispirata a qualche libro, in particolare?

Sicuramente è classificabile come un romanzo di formazione, anche se io non amo molto le classificazioni in genere. Come ho spiegato in precedenza, questo libro è stato il frutto di un bisogno mio personale di esprimere la difficoltà e il dolore e di raccontare che il percorso verso la felicità è possibile. Ognuno di noi deve solamente trovare la sua strada, imboccare la via che lo condurrà alla sua realizzazione. Nel libro si racconta la storia di Andrea, che vive un conflitto interiore dettato dai suoi blocchi e dalle sue limitazioni, che tenta di barcamenarsi nel suo difficile mondo e di diventare grande, cercando di mettere ordine ai suoi sogni e alle sue aspirazioni. Quindi è sicuramente un romanzo di formazione ma anche, oserei dire, di”passaggio”. Un romanzo che mi ha condotto verso un livello di maturazione personale e artistica maggiore, anche se di strada davanti ne ho ancora tanta.

Non mi sono ispirata a qualche libro in particolare. Mi piace la teoria pulita e positiva espressa nei libri di Paulo Coelho e adoro lo stile di scrittura di Niccolò Ammaniti, anche se troppo inimitabile per potermici avvicinare. E poi è giusto che io trovi il mio personale stile, non mi piace essere la copia di qualcun altro.

 

4) Andrea dice al pittore che non sa se vuole essere felice, e quindi vivere pienamente la sua vita. Poi arriva Michel, con cui invece trova la piena realizzazione. Questo amore così forte lo intendi come qualcosa che possa, se non cambiare il mondo, almeno cambiare le persone, salvarle?

Ho sempre fermamente creduto nella forza dell’amore: l’amore è il motore che muove il mondo. I bambini nascono per amore di un uomo e di una donna, anche se questo dura solo una notte. Le persone che non sono in grado di amare hanno un difetto nella loro personalità, mancano di una componente essenziale e unica che ci rende capaci di gesti nobili. Chi non ha provato il batticuore quando incrocia lo sguardo della persona amata, quell’ebbrezza sognante derivante dalla scarica di serotonina che si libera nel nostro cervello quando siamo innamorati? L’amore è una medicina, è la cosa più bella che una persona può sperimentare nella sua vita. Ci fa soffrire, ci rende schiavi di un dolore difficile da curare, ma ci fa sentire vivi. La prima persona che è giusto amare, secondo me, siamo noi stessi: solo così potremo amare pienamente gli altri. Credo che ricevere amore sia la prima cosa importante per superare le nostre difficoltà. Avere accanto l’amore di un partner, di un amico, di un genitore, è la prima cosa che ci serve quando soffriamo, quando ci sembra che tutto ci crolli addosso. L’effetto spesso non è immediato, richiede tempo, ma miracolosamente un giorno ci accorgiamo di quello che ci sta accadendo. Apriamo gli occhi e vediamo tutti i gesti d’amore che ci vengono rivolti: ogni minuto, in ogni sguardo, chi ci ama ce lo sta dicendo, anche quando ci sorride con i baffi di sugo mentre mangiamo la pastasciutta insieme. Credo che le persone che stanno più male, che non riescono a trovare la serenità nel corso di una vita intera, sono quelle che non riescono ad amare. Le prime cose da fare per ricevere amore sono l’amare se stessi e gli altri.

 

5) La nostra rivista è fatta di giovani che, magari, vorrebbero scrivere anche loro un proprio libro e vederselo pubblicare. Com’è stata la genesi editoriale di questa tua prima opera?

Il mio sogno è iniziato con la risposta positiva della mia casa editrice: ho inviato il mio manoscritto a diverse agenzie per autori esordienti, e ho infine stipulato un contratto di due anni, che prevedeva la mia partecipazione economica alla pubblicazione, con la casa editrice Statale11. Prima di vederelo pubblicato in formato cartaceo, la casa editrice ha fatto un lavoro di editing apportando delle correzioni alle bozze (che però, per entrare nel libro, passavano sempre prima sotto la mia approvazione); per la copertina invece ho inviato un’immagine che servisse da spunto per i grafici, che poi hanno elaborato quella definitiva sulla base della mia proposta e degli obiettivi commerciali suggeritemi. Finalmente il libro è andato in stampa ed è arrivata la parte più difficile: vederlo realizzato mi ha dato una soddisfazione enorme, ma il lavoro più complicato è la promozione perché, anche se il libro è bello e merita, a parte familiari e amici non ci conosce nessuno. Fino ad ora ho organizzato una serata di presentazione, ho preso contatti per la vendita con alcune librerie, ho registrato un servizio su una tv e sono stata recensita su due giornali locali. Il mio obiettivo è quello di organizzare altre presentazioni (la casa editrice si preoccupa di inviarmi il materiale pubblicitario necessario al caso e le copie del libro di volta in volta richieste), cercando di spingermi sempre più in là nel territorio. La mia speranza è quella di raggiungere un pubblico sempre più vasto, sfruttando il potere del passaparola.

Il mondo editoriale, oggi, è una realtà complessa, con cui anche io sto imparando a confrontarmi adesso per la prima volta. È difficile inserirsi e fare carriera e, oltre alla bravura, ci vuole probabilmente anche una certa capacità di crearsi delle occasioni vantaggiose e, perché no, anche una certa dose di fortuna. Consiglio comunque a tutti coloro che condividono la mia passione di darsi da fare, provarci, darsi una possibilità e vedere come va. Anche solo per la gratificazione di sentirsi dire: complimenti, hai scritto un bel libro.

Il libro potete acquistarlo a 11 euro dal sito www.magazzino51.com.

Abbiamo recensito questo libro anche su aNobii! Se siete anche voi nella famosa libreria virtuale aggiungeteci! www.anobii.com/genrivista/books



 

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