Narrazione e Baricco – Festivaletteratura 2011

 

Festivaletteratura e Walter Benjamin

Intanto non si dice Bengiamin ma Beniamin perché il famoso filosofo per cui Alessandro Baricco ha curato l’opera era di germanica nascita e non americano o british. Inoltre il tema è complesso: la Narratività. Frammezzata alla Bellezza, alle Parole e alla Sintassi che, in un saggio come in un romanzo d’amore, esteticamente deve anche piacere. Benjamin fu in grado di essere un saggista che unì al metodo della scrittura (e del pensiero filosofico non proprio alla portata di tutti) la bellezza, appunto, di termini e morfosintassi. Come a suo tempo fece Kant, per citarne uno su tutti.
Walter Benjamin è quindi già baricchiano (o il contrario?) con il suo piacere per il gioco linguistico. Forse sarebbe andato anche alla Scuola Holden se solo l’avessero aperta un tantino prima.
Al Festivaletteratura Baricco (che non sto qui a dire chi è e cosa ha scritto: è famoso) parla di Benjamin ma soprattutto parla della narrazione, una parola oggi abusata e diventata quasi luogo comune: qualunque libro esca – anche il più pezzato – fa narrazione, è narrazione, produce una narrazione. L’inondazione (quante parole con -zione) di questo termine è arrivata quasi a cambiarne il senso che Benjamin, tra i primi a usarlo, ne dava. Era il 1936, la parola era d’élite, per discorsi sopra le righe dell’alta società intellettuale.
La domanda che a tutti è stata posta fu: oggi siamo ancora capaci di narrare? Di raccontare qualcosa? Perché non sappiamo farlo come una volta?
In un turbine nostalgico (Baricco dice che no, non è nostalgia, non è sguardo al passato. A mio parere e di altri con cui ho discusso è invece nostalgia colata: Benjamin descrive il suo 1936, ma osanna con picchi di nostalgia profonda quello che era un tempo ormai morto e – dal nostro 2011 – più che mai distante) si presentano diverse opzioni. La prima: la narrazione nasce dall’esperienza e la gente non prova più nulla. Cosa fanno le persone? Dove vanno? Con chi discutono? Ma vivono? Dopo il 1929 – che oggi possiamo non tanto lontanamente capire – e la Grande Guerra che altre esperienze umane si possono vivere, in tutta sincerità? I traumi interiori di un’intera nazione, di un continente, del mondo impediscono alla gente di comunicare ciò che fa e pensa, non hanno (non abbiamo) più niente da dire che valga la pena.
Molto positivo.
Il secondo punto è la distruzione stessa della narratività. L’informazione – i mass media – ha tolto qualunque necessità di aprire un dibattito, di lasciare un alone di speranza e suspence nel racconto. La lentezza e i tempi e l’attesa della storia scompaiono in una nuvola di fumo… Puf. Spiegami, non raccontarmi. Ecco cosa è successo. E nel frattempo ad aiutare la distruzione si è aggiunto il romanzo che narra senza futuro ovvero senza una morale alla fine della fiaba, senza il momento di raccoglimento che insegna a qualcuno.  Da qui a “si stava meglio quando si stava peggio” il passo pare molto breve, checchè ne dica Baricco.

Volete una risposta a questo ampio quesito filosofico da me terribilmente riassunto e castrato? Innanzitutto compratevi un libro, “Il narratore” di Walter Benjamin.
In secondo non comprate “Emmaus” di Baricco, perchè fate un piacere a voi stessi.
In terzo comprate un’agendina, una penna stilo e iniziate a passare il tempo fuori in giardino (e se non l’avete trovatelo) chiedendovi: ma io che senso ho?

Non troverete altre risposte. Ma vi sentirete come Baricco e come Beniamin e non Bengiamin, e sicuramente vi sentirete dei fighi.

 

Pillole: simpatico aneddoto. Alessandro Baricco prima riceve una domanda davvero impegnativa (“Lei è famoso perchè è un bravo scrittore o perchè è un bell’uomo?”) e poi un’orgia di signore – sue fans molto in su d’età (a dimostrazione che la saggezza non arriva con i settant’anni) – ha litigato e discusso animatamente con sponsor e volontari per la coda degli autografi. Tra “eh no aspettate anche voi eh”, ” io sono un giornalista scriverò di questo (sic!)” e “scusate ma noi siamo in coda 5 minuti e 5 minuti sono pur sempre 5 minuti” le temerarie fans hanno visto il loro amatissimo e copie economiche di City od Oceano Mare sono state prontamente firmate, al di là di intere discussioni su chi avesse superato chi in una coda di tre persone.

 

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www.festivaletteratura.it

 

 

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Comments
3 Responses to “Narrazione e Baricco – Festivaletteratura 2011”
  1. occultoantonio ha detto:

    Altra chicca: “A.B. qualcosa” ha fatto letteralmente inalberare il presidente della Fondazione Prometeo di Parma con un articolo su Repubblica che faceva riferimento alla musica contemporanea. Questo il link se volete leggere la risposta di Martino Traversa che da 21 anni organizza Festival Traiettorie – http://www.fondazioneprometeo.it/poca_musica.html – e sulla stessa pagina il link dell’articolo dello scrittore(?).

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