Pillole amare e pillole civili – Festivaletteratura 2011

 

Festivaletteratura e chi la letteratura non l’ha capita

Pillole amare: Mantova, durante il Festival, è un formicaio di gente e di scrittori, di opportunità e di entusiasmi che elettrizzano. Ma quest’anno,  in sovrapposizione a quello della Letteratura, si è svolto anche il Festival della Cafoneria. Niente grandi nomi, ma solo comportamenti beceri di gente normale (che abbia cercato fama con la maleducazione? Chissà…). La casistica  di cafoni che han dato fastidio durante gli eventi è nutrita: dominano lo schiamazzo selvaggio durante gli eventi e l’assalto all’autore e, tra le fasce d’età, le signore non più giovanissime.
C’è stato chi si è beatamente infischiato della gente educata, in coda sotto il sole per un autografo, e si è affiancato al volontario della redazione foto impegnato a lavorare per passare davanti e farsi autografare un libro prima di tutti. C’è stato chi non ha condiviso la precedenza data, sempre nella firma degli autografi, agli sponsor (anche se quell’autore era lì grazie a loro che, è bene ricordare, pagano…): un’opinione non del tutto sbagliata, ma espressa con modi da osteria, urla e spintoni da veri e propri ultras. C’è stato chi ha urlato dalla prima fila contro un giornalista che conduceva un evento perché non ne apprezzava i modi e chi, in un incontro con ospiti Bernardo e Giuseppe Bertolucci, ha criticato Lella Costa perché leggeva troppo velocemente. Lella Costa, attrice con esperienza pluridecennale, un libro lo saprà leggere no? Vabbè.
Per finire: quelli che protestavano, sempre a voce alta e nel modo più maleducato possibile, perché i volontari del Blurandevù, impegnati nelle letture o in qualche rappresentazione, non urlavano abbastanza per farsi sentire anche fuori dalla tenda dell’evento. Un gesto cattivo, perché al Blurandevù ci sono giovanissimi molto emozionati, e poi se sei rimasto fuori è perchè sei arrivato tardi; inoltre l’evento è gratis, non devi neanche sborsare un euro, quindi… arrangiati! Non ci sono soldi per i microfoni, bisogna sforzarsi di aprire cuore e cervello.
Non ci si era mai permessi finora (non in maniera così evidente) di assalire il palco, di macchiare un evento importante (Corrado Augias interrotto, Giorgio Faletti a cui tocca difendere i volontari, presentatori che ricevono “consigli” non richiesti dal pubblico nel mezzo di un incontro) e, in particolare, di andare a fare quello che rovina tutta l’atmosfera: irrompere con battute, toni accesi, parole inappropriate e commenti durante l’evento. Ma dove è finito il rispetto per chi sul palco ha la sua autorità? Nel bene o nel male si commenta e critica dopo, non nel bel mezzo… Non si ulula dalla terza fila “LEGGI PIANO!!” né “HO LASCIATO AMPLIFON A CASA!”. Che frasi da macchiette, per mezzo secondo di celebrità: l’anno prossimo fate voi l’evento al posto di un premio Nobel qualsiasi, ci sarà la folla.
C’è però una grandissima consolazione: che molti degli autori che hanno subito questa mancanza di rispetto hanno poi difeso i volontari, loro stessi e il Festival. E, soprattutto, che nessuno di noi è rientrato nel programma del Festival della Cafoneria…

 

Festivaletteratura e lo scontrino

Pillole civili: prima di entrare nella Biblioteca di Fantascienza curata da Tullio Avoledo (un’imperdibile raccolta di testi rari e meno rari, davvero da nerd di classe, sulla fantascienza) trovo un baracchino. Ha un grande cartellone, un cesto pieno di spillette verdi e adesivi e una semplice frase: “posso avere lo scontrino?”.
Il comitato che ha voluto sensibilizzare volontari, cittadini e turisti mantovani ha promosso un’iniziativa notevole: prendi una spilla, gira con quella per bar e negozi, pretendi che anch’essi paghino le tasse. Perché anche Zio Paperone si è arricchito mettendo via un centesimo alla volta, figuratevi con due euro a caffè. Allora vogliamo lo scontrino, per favore: dlin!

 

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Comments
10 Responses to “Pillole amare e pillole civili – Festivaletteratura 2011”
  1. Matteo Scandolin ha detto:

    Premesso che se i modi erano da cafoni è giusto chiamare questa gente con il termine giusto: stronzi.

    Ma chiedere di leggere più piano, o di leggere più forte *durante* un evento non lo vedo come un sacrilegio. L’autorità sul palco va conquistata su *quel* palco in *quell’evento*, anche se sei un premio Nobel.

    Ferme restanti le critiche agli stronzi di cui sopra, ovviamente. ;)
    MS

    • Clèr ha detto:

      anche secondo me c’è modo e modo. Io non credo che ci si possa alzare nel bel mezzo di un evento (non un evento piccolo o comune ma un evento in grande, con personaggi noti e con la Rai che riprende) e dire a Lella Costa “Leggi piano!”. Eh no. Semmai dopo l’evento cerchi di andare a dirglielo (al Festival ti assicuro che ce la fai) oppure al momento delle domande e dell’interazione – momento che c’è ed ha molto spazio – alzi la manina e dici: scusi ma non ho capito una mazza.
      Non so. Per me è maleducatissimo interrompere chi su un palco sta facendo qualcosa…

      • Matteo Scandolin ha detto:

        Dipende dal modo: ma quando sei a un convegno e il relatore ha il microfono spento che fai, non glielo dici? Ma se glielo dici interrompi… ;)

        • eh ma non è stata proprio la stessa cosa. il microfono c’era (non con Faletti ma con Augias sì).

          • Matteo Scandolin ha detto:

            Stavo facendo un esempio “generico”. Sono forme di interruzione, comunque. Il mio atteggiamento è: finché non rompi il cazzo, interrompi pure – se sei sul pezzo, se apporti informazioni utili all’approfondimento, se chiedi in maniera cortese il minimo sindacale (volume, comprensibilità, eccetera). Sennò, in occasioni del genere bisognerebbe munirsi di security guards che menano ‘sti stronzi.

            Oh, ricordiamocelo: questi sono stronzi.
            MS

  2. Matteo Scandolin ha detto:

    (Comunque concordo: coi ragazzi del Blurandevù bisognerebbe aver maggiore rispetto che con le star, eccheccazzo.)

    • iurimoscardi ha detto:

      Lodi alla tua difesa dei ragazzi blurandevù.
      Sì, si può chiedere di alzare la voce: ma c’è modo e modo di farlo. E qui lo hanno fatto sempre nel modo meno aggraziato e efficace possibile…

      • Matteo Scandolin ha detto:

        Sì, non vorrei esser stato frainteso: difendo quei ragazzi perché so che fanno fare quella roba del Blurandevù a ragazzi piuttosto giovani, non perché sono i ragazzi del Blurandevù: ricordati che ho un’antipatia profonda e (lo ammetto) irrazionale verso il festival di Mantova :)
        MS

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