Una lettera strappalacrime – Festivaletteratura 2011

 

Festivaletteratura e quello che lascia

Come ultimo articolo del reportage trascriviamo una lettera che un volontario nostro amico, Marcello Bardini, ci ha scritto due giorni dopo la fine del Festival. Forse qualche passaggio è un po’ difficile da capire per chi non c’era, ma a parte questo crediamo che sia il modo migliore per far capire cos’è il Festivaletteratura e quello che lascia dietro di sé.
Il tono è ironico: è una finta lettera a Babbo Natale.

“Caro babbonatale,
questa volta ti scrivo con un po’ di anticipo non per chiederti il regalo, ma per dirti che il regalo me l’hanno già fatto. Devi sapere che ogni anno dopo il festivaletteraturadimantova scrivo un sms per ringraziare le persone che sono state vicino a me in quei cinque giorni. Quest’anno avevo deciso di non farlo perché ormai sono cresciuto e pensavo che i messaggini retorici strappalacrime fossero cose da bimbiminkia o, al massimo, buone per i baci perugina, che per pararsi il culo scrivono frasi cretine e poi le firmano con un “Anonimo”. A proposito, ho saputo che il vero autore dei messaggini nei baci è federicomoccia. Ma mi sto perdendo il filo.
Ho rivisto molti bambini che non vedevo da mesi, alcuni da anni.
Quest’anno ho dormito in una palestra nuova, cioè la palestra era vecchiotta ma era la prima volta che ci dormivo. io. È andato tutto bene, a parte di notte, quando gli altri bambini tornavano in palestra (io c’ero già perché mia mamma non vuole che vada in giro di notte) e facevano dei versi strani (dove “strani” è una parola usata a caso). Una volta mi hanno anche fatto le grattuzzole sui piedi. Mentre dormivo.
Di giorno non so come andava, in palestra, perché non c’ero.
I signori che alla mattina alle 7 sono venuti a rubare le sedie e a tagliare l’erba (che però era fuori dalla palestra, non dentro) con i decespugliatori sono stati un po’ tanto fastidiosi. Anche quando facevo blurandevù c’erano dei decespugliatori, ma quelli li portava mihaibutcovan, che è uno scrittore mio amico, cioè scrive dei libri e nello stesso tempo è mio amico.
Anche enricobrizzi è uno scrittore mio amico, però non ho capito perché in quindici anni non l’hanno mai invitato al festival.
Poi ci sono altri scrittori, alcuni li ho visti perché mi obbligavano, altri li ho visti a caso.
C’era errideluca, che non ha voluto fare una foto insieme a me perché ha detto che avrebbe dovuto alzarsi dalla sedia. Invece guccini la foto insieme a me l’avrebbe anche fatta, ma le volontarie in piazza castello l’hanno impedito. Alla fine non ho più fatto foto con nessuno, anche perché la vita non è album di figurine, come mi ha detto una persona sul palco di blurandevù, tanto tempo fa.
Poi ho visto taharlamri, terzo scrittore mio amico, che però al festival era chiamato taharlamrì con l’accento sulla i.
Purtroppamente ho visto anche alcune persone infilarsi di nascosto nelle code per gli autografi. Ma si infilavano all’inizio della fila o a metà, mai alla fine. Questa cosa a volte mi ha dato fastidio (quando delle signore vecchie arrapate facevano la fila per l’autografo di alessandrobaricco, che però da vicino è proprio un bel signore), altre no (quando io e altri bambini facevamo la fila per salutare guccini).
A proposito, secondo me guccini è un cognome davvero tenero. Anche lorianomachiavelli è un cognome davvero tenero che corrisponde ad un signore davvero tenero.
Poi ho visto l’evento più bello del festival, che era sul lago di sera tardi (non di notte perché mia mamma non vuole che vada in giro, come ricorderai) e c’era arestavolazzi, che non è uno scrittore ma il mio suonatore preferito.
Poi ho visto alessandrodellacasa, che sempre non è uno scrittore, però quest’anno aveva una barba che lo rendeva davvero simile a davidelongo, che è uno scrittore. Poi ho visto anche davidelongo, scrittore, che aveva davvero una barba che lo rendeva simile ad alessandrodellacasa. E ha fatto il secondo evento più bello del festival, con mariobrunello che suonava. Cioè, era il violoncello di mariobrunello che era suonato da lui. Da lui intendo mariobrunello.
Poi ho visto lucascarlini che però ha fatto un evento triste perché era in un carcere. Ma un carcere antico, non c’era la cella con le sbarre come in ensì aies.
Poi c’è il pubblico, che quest’anno è stato abbastanza cafone. C’era un signore in prima fila all’incontro sull’anoressia, che però anoressico non era, che ha sgridato la signora che conduceva l’incontro, dicendole che era villana a interrompere gli altri perché non erano in televisione. Forse il signore intendeva che l’incontro non gli piaceva ma non poteva cambiare canale.
Altri pubblici sono stati maleducati, come quel signore (sempre in prima fila. Si vede che in prima fila ci vanno i villani e gli sponsor) che ha sgridato lellacosta perché leggeva troppo in fretta. O quell’altro signore che ha insultato i bambini di blurandevù perché parlavano senza microfono. Questo signore però non era in prima fila, anzi non era nemmeno riuscito ad entrare, nel tendone in virgiliana. Tiè.
Per fortuna c’era giorgiofaletti, noto per la sua indole battagliera e guerrafondaia, che, accecato dall’ira funesta dei peli di achille che infiniti addusse lutti ai mantovillani, ha difeso i bambini di blurandevù e rimproverato il signore.
A proposito di giorgiofaletti, secondo me assomiglia a petergabriel ingrassato. Questa cosa della somiglianza l’avevo detta anche in un’intervista, ma poi non hanno mai fatto vedere quel video. Secondo me perché petergabriel non lo ascolta più nessuno. O forse perché giorgiofaletti visto da vicino non è poi così ingrassato.
Poi c’era francescobianconi, che è un po’ cantante (da molto) e un po’ scrittore (da poco), ed era anche un po’ strano, e allora un’altra bambina mi ha detto che lo era perché va a tagliarsi i capelli dallo stesso parrucchiere degli omini playmobil.
Poi c’era un signore extracomunitario (volevo dire nero ma non sta bene) in piazza Broletto che “ci provava” (ma non ho ben capito cosa provasse) con l’Alice e, dopo, visto che lei non ci stava, ha chiesto a me e agli altri bambini di cantare no uoma no crai. Che però noi non la sapevamo. Anche perché, se sopra la panca la capra canta, non vedo perché sotto di essa dovrebbe vivere un’esistenza felice.
Poi c’era la mensa, dove ti davano da bere una bibita brasiliana molto buona e molto verde, che però secondo me ci mettono dentro gli stessi ingredienti delle crocchette dei gatti e delle patate pringols perché non riesci più a stare senza berla.
Questo e altro mi è successo in cinque giorni.
Insomma, babbonatale, il regalo che ho avuto è stata questa bellissima gita a Mantova.
Volevo dire quindi GRAZIE a tutte le persone che mi hanno fatto il regalo, cioè mi hanno aiutato durante il festival.
Ormai sono grande e non piango più. Ma domenica sera, in mensa e in piazza, quando ho abbracciato tutti questi miei amici sapendo che non li rivedrò per un anno, sono diventato triste.
E lo sono ancora.
Io non sono come i perugina, mi firmo: Marcello Bardini”

 

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 www.festivaletteratura.it

 

 

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