Always in a hurry nel Veneto r’n’r: generAzione (non) intervista i SuperTempo

Ci sono autori che t’attraversano, e c’è musica che investe il corpo: generAzione, con la sua linea editoriale autonoma, ha cercato negli anni di preservare queste voci e di diffonderle. Eccone una (molteplice) che ci auguriamo farà molto parlare di sé.

Avvertenza (mi autocito): «Io per vivere devo collocare, definire ed etichettare quasi tutto, anche me stessa, sempre».

Nel presente di oggi ‘durata’ e ‘velocità’ sono concetti assolutamente soggettivi, e la stessa idea di tempo lo è, perciò quando vita ed espressione artistica s’avvicinano e si mischiano, questo disorientamento reciproco si fa più forte. Si dice che viviamo in un’epoca ‘liquida’, e che l’esistenza sia investita da questa definizione e di certo lo è, anzi forse è già al di là, è gassosa come l’aria; tutto ciò ha molto a che vedere con la rapidità macina coscienze in cui siamo immersi quotidianamente. A questo ma anche a molto altro si rifanno i SuperTempo, band nata nel 2010 nel Nordest e più precisamente nell’entroterra veneziano formata da quattro ragazzi nati negli anni ’80 e poco meno che trentenni. Il loro è un «suonar veloci perché andiamo di fretta», un garage-pop energico, spezzato, con forti echi punk; è (meglio dire così) un power-pop che pulsa sulle tempie, e per inquadrarlo bisogna rifarsi un po’ all’immagine del vento che ti passa sulla pelle in una giornata di mezza stagione, un vento ammalato, imperioso e malsano che sa di benzene e che non penetra: un vento che scorre via, veloce, a marzo o novembre, e brucia un po’ gli occhi quando lo senti arrivare e poi scompare, ma non lo si dimentica perché non si sarà mai abituati a quel contatto istantaneo e violento e alla bellezza del non-finito. La musica dei SuperTempo vive di questo, di e in ogni singolo attimo come fosse il primo e l’ultimo assieme, ed invade il corpo; ascoltarla è ritrovarsi un po’ a fare l’amore ad alta velocità restando su di un filo, sospesi, senza gravità, fluttuando se lo si desidera, in libertà, sì.

Nel 2011 i SuperTempo han registrato un Ep (in analogico! Pay attention please!), auto-prodotto, di sei tracce: SuperTempo Goes Prestissimo (lo si trova qui). Canzoni brevi, anzi brevissime di due minuti e anche meno, irriverenti e spensierate, che riflettono le folgorazioni d’un momento ossia quello in cui prendono forma. Il calcio? Li rilassa, e vibra in Franco Baresi e Hooligans; poi ci sono la traccia 3, Postmodern way to feeling che sventra (anche) musicalmente un caposaldo del pensiero contemporaneo (wow!) e la traccia 4, un fast che senti sulla punta della lingua come la libertà metereopatica qui evocata; infine Also my mother eats chicken legs e Ok, you are gay (ascoltate bene lo special o ‘B part’) che chiudono il cerchio (impertinenti!), e han bisogno di ben poche spiegazioni.

Dicono che la loro musica è rock ‘n’roll leggero cioè ‘senza peso’ (perché l’han sottratto tutto e dobbiamo ringraziarli per questo), quasi come l’aria, quell’aria che alimenta i falò sulla spiaggia (a vederli sul palco ci si sente un po’ in California, sì), e nasce dalla necessità vitale di afferrare il secondo, mangiarselo (amando) a folle velocità. È questa forse una poetica ma è soprattutto una “espressività estendibile” perché in fondo la contemporaneità è tutt’altro che idilliaca, e questo senso precario del vivere, questo stare costantemente in bilico è di tutti, ancora più di questa generazione senza futuro, in questo Paese, ora. E quel rifiuto musicalmente vecchio di trent’anni che resta – questo sì – dentro, come un’infezione mai curata e anzi trasmissibile (o si dovrebbe dire ereditaria?), si trasforma per gli under 30 in una consapevole percezione di vacuità che sfiora ‘l’indifferenza cosmica’: «Tutto quello che conta non va oltre ciò che vediamo», come se non ci fosse altro ‘visibile possibile’, e questo nei loro pezzi rimbomba, sta nel modo di suonare e nel suono specialmente (la forma è sostanza!), nel non volersi prendere sul serio e in un domani che chissà cos’è (e com’è). Un messaggio ‘portatore di vuoto’ dunque (o un anti-messaggio), che ‘vale il tempo di un istante’, mentre la legna arde sulle spiagge di Malibù; un messaggio che resta in superficie come una ferita che non si cicatrizza, o che ‘galleggia fluida’ o che si disperde definitivamente come gas.

SuperTempo formed in Northern East of Italy in 2010.
They’re always in a hurry, so the play fast.
In march 2011 they released their first self-financed ep “SuperTempo Goes Prestissimo”.
 

I SuperTempo van sempre di fretta e non c’hanno tempo per un’intervista, allora noi lasciamo parlare soltanto la loro musica.

SuperTempo è
1° Mela 10’67” (WR)
2° Inter + 0’31”
3° Dade + 0’45”
4° Biondo + 0’51’

Infos: http://supertempo.bandcamp.com

http://FACEBOOK.COM/SUPERTEMPOBAND

http://www.youtube.com/user/SuperTempoTV

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Comments
One Response to “Always in a hurry nel Veneto r’n’r: generAzione (non) intervista i SuperTempo”
  1. Clèr ha detto:

    mi sfiziano assai!

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