Per capire la mia poesia, leggete la mia memoria – generAzione legge il premio Nobel Tranströmer

“Salve, mi scusi, il premio Nobel di quest’anno l’ha vinto uno svedese giusto? Un certo…Transformers“.
Iniziò così la mia conoscenza del poeta scandinavo, con l’immagine di alcuni robot con dei libri in mano e una folla di effetti speciali a dare man forte alla cultura.

Tomas Tranströmer non è un robot. Si può dire, anzi, che sia tutto il contrario: è un signore malato, praticamente sconosciuto in Italia, che in libreria non si trovava neppure a volerlo. La sfida era infatti rintracciare le sue raccolte poetiche edite da Crocetti. Finché quest’uomo non vince il premio più ambito del mondo, quel riconoscimento per cui certi artisti aspettano i novant’anni sciancati e appoggiati ai loro meriti. Finché un giorno ti arrivano dieci telefonate di fila e tutti ti chiedono: ma chi è? ma chi lo pubblica? ma sta solo in Svezia? D’altro canto io non l’avevo mai sentito nominare, non ho mai letto una sua opera e credo che mi piaccia perché ha una faccia francamente simpatica. Era necessario colmare questa mancanza.
Dal 18 novembre la casa editrice Iperborea porta nelle librerie l’unica opera narrativa dell’autore: nessuna poesia, solo immagini e righe scritte negli anni Novanta, descrizioni di amori infantili, vita familiare e Orazio. “I ricordi mi guardano” sarà uno dei libri più piccoli e poetici che si potranno leggere in questo finale di 2011, e sarà talmente breve ma empatico da terminare così, di colpo, stroncandoti. Sul momento non mi ero neppure accorta che fosse finito. Ho girato la pagina e c’era la postfazione. Eh no. Ho sfogliato ancora. Niente. Vado nella stanza a fianco. “Scusa ma il libro dura solo fino a qui? Forse è stampato male”. “No è stampato benissimo. Finisce così”.

Maledizione.

Si sente, si legge che è tutto frutto di un poeta. I salti temporali, da una sensazione all’altra, il brusco stop dato alle memorie, come la caduta di un verso, e la delicatezza di tutto ciò che descrive. Perché io vedo la poesia, la poesia che amo, come il lato fragile e atemporale della letteratura. Nel dover raccontare una storia, una trama in un romanzo non si può dimenticare tempo spazio cosmo ed espressione. In una poesia, come in una polaroid, sì. La poesia è come smoke.
E se io dovessi mai voler ripercorrere la mia vita e tutto quello che ho percepito nei miei primi anni lo farei così, con una copertina composta da farfalle in un barattolo, un azzurro pallido e sereno e righe senza storia, ma solo con sensazioni.


I ricordi mi guardano di Tomas Tranströmer,

Iperborea 2011, pag. 96, traduzione di Enrico Tiozzo.

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Comments
2 Responses to “Per capire la mia poesia, leggete la mia memoria – generAzione legge il premio Nobel Tranströmer”
  1. occultoantonio ha detto:

    Incredibile! Il 1974 è stato l’ultimo anno in cui uno svedese vinse il premio nobel per la letteratura. Anzi, mi correggo furono due:Harry Martinson ed Eyvind Johnson. Dopo 37 anni, Transtromer. Bisognerà aspettare ancora un pò per vedere delle pubblicazioni decenti. Lo stesso accadde per Brodsky, Seamus, Walcott e via discorrendo.

    • Clèr ha detto:

      certo è che prima del Nobel si contavano sulle dita di una mano i suoi lettori italiani.
      è una grande pubblicità e come mi ha fatto notare qualcuno, queste memorie sarebbero memorie inutili se non conoscesse nessuno il poeta.

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