Cartolina da…Torino

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Valentina Randone nasce a Garessio (CN) e vive a Torino. Dopo alcune esperienze di vita estera, raccoglie le sue impressioni, racconta l’importanza di partire e il costante conflitto tra ANDARE E RESTARE.
Una buona lettura, a voi che (spero) avete un futuro più chiaro del mio!

Scrivere queste righe non è facile per me. Non è facile come non è stato semplice, in questi anni, decidere di partire o di fermarmi. Ma colgo quest’occasione per esprimere una parte di me che forse non è mai emersa con chiarezza. Inizio con un verso del Maestro Guccini che, come spesso è accaduto durante la mia esistenza, riesce a dare voce a concetti e sfumature che rimanevano in me celati e sopiti.

“…i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare /e sospesi fra voglie alternate di andare e restare… “.

Andare e restare, il grande punto di domanda della mia vita. Valentina è sempre stata una ragazza riservata e piena di paure, legata profondamente alle sue radici e ai suoi affetti, che ha sempre preteso molto da sé. E’ curiosa e attratta dall’avventura, anche se il non avere certezze e l’ignoto la intimoriscono e la bloccano. Il percorso di studio universitario scelto è l’emblema di questo dualismo: una volta finito il liceo decise infatti di continuare la strada intrapresa a 14 anni, quando, con ingenuità e inconsapevolezza, aveva seguito l’istinto e si era immersa nello studio delle lingue; al contempo, però sapeva che quella stessa strada non l’avrebbe fatta rimanere fisicamente vicino alle sue radici. Presto infatti l’ingenuità adolescenziale cedette il passo a una certezza sempre più chiara: studiare lingue straniere e altre culture non poteva essere un percorso condotto in Italia. A un certo punto, inoltre, Genova, la città in cui si era trasferita una volta finito il liceo, e la sua università non le bastavano più: Valentina sentì che doveva partire per mettere alla prova se stessa e il suo timore di “non poterci riuscire da sola”. Con dolore e malinconia lasciò la sua famiglia, il dono più prezioso che avesse mai ricevuto, e iniziò la sua solitaria avventura in terra tedesca. I dieci mesi trascorsi a Trier furono caratterizzati, ancora una volta, dal dualismo: qui conobbe persone uniche, meravigliose, vide costruirsi intorno a sé una nuova, fondamentale famiglia, ma la lontananza le procurava comunque un forte dolore, che riemergeva puntualmente. Tante volte pensò di non farcela, di non essere adatta a quel tipo di vita, ma in fondo sapeva che la sua scelta era stata quella giusta e niente avrebbe potuto regalarle ciò che la permanenza all’estero le stava donando e insegnando.

Ancora oggi, dopo sei anni, quando pensa e racconta del suo Erasmus le brillano gli occhi e sorride. Un sorriso sincero e pieno di pace, come i rapporti che ha intessuto nella piccola Trier. Una volta tornata in Italia, Valentina proseguì gli studi in una nuova città, iniziando un nuovo e importante capitolo. Il percorso non si rivelò semplice: quando stava per concludere la carriera universitaria, un maledetto esame di tedesco le impedì di compiere il passo decisivo. Una, due, tre volte… non riusciva a passare questa prova in alcun modo. Il suo amato tedesco la stava mettendo a dura prova. E così, ancora una volta, seguì la sua ingenuità. In una sera di tristezza e disperazione, fece domanda per un tirocinio al consolato italiano in Germania, sicura che, dei 600 posti disponibili in tutta Italia, nessuno sarebbe andato a lei. Invece il destino aveva in serbo una sorpresa e voleva che partisse un’altra volta.

Francoforte sarebbe stata la sua meta e la sua casa per i successivi tre mesi. Questo soggiorno si rivelò un’altra prova difficile e importante, ci furono altri momenti di sconforto in cui le sembrò che la città intorno a lei la rifiutasse… ma alla fine si fece accettare e costruì il suo equilibrio tra i suoi amati e odiati tedeschi… Tornata a casa, la sua casa, Valentina si laureò, forte della sua seconda esperienza all’estero che le aveva fatto scoprire una nuova consapevolezza di sé e che l’aveva, in qualche modo, fortificata. Il bivio “andare e restare” le si presentò ancora. Aveva infatti fatto domanda per il Master dei Talenti, per un tirocinio che l’avrebbe fatta partire per risiedere per dodici mesi a Monaco: stavolta, però, un male fisico, scelse per lei e le impedì di andare. Casualità, destino o parte di uno schema preciso? A questa domanda Valentina non sa rispondere. Ora è in Italia, la terra che ama e odia allo stesso tempo. Ogni giorno della sua vita si chiede se ci saranno altre occasioni per partire e mentre si pone questa domanda prova dentro di sé il solito brivido, la solita eccitazione mista a paura nei confronti dell’ignoto. Sa che il suo animo è e rimarrà pellegrino e vuole illudersi che potrà, in futuro, ancora scegliere di ANDARE.

(l’immagine appartiene agli utenti di Deviantart e non a generAzione rivista. La trovate qui)

 

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