irreale realtà: death by water di Patti Smith

Trasporre la realtà, segnalarne una presenza più forte con la poesia. È così che Patti Smith nella sua prima raccolta Seventh Heaven del 1972 (in traduzione italiana nel volume Il sogno di Rimbaud, Einaudi, 1996) ricorda la morte di uno dei più grandi poeti del rock, Jim Morrison. Lei, uno degli ‘specchi’ di Morrison, vicina a lui in molti sensi (non ultima la passione per William Blake) rivela in versi lo sgomento di un’intera generazione.
C’è molto da dire sulla poetessa maudite del rock, e c’è molto da sviscerare. Patti Smith non è un’autrice comune ma trasversale, altra, simbolica, che ha fatto anche da ponte con la Beat Generation (conosceva Ginsberg, Borroughs e ne è una prosecutrice). E investita da quel nero carisma che per lei sarà ancora autentico, generoso e profondo, investita da quella spinta a convertire la noia che impregna la cultura americana, Patti si proietta per la prima volta pubblicamente, autorevolmente sul palco del mondo, per trasformarlo per sempre.
death by water prende le fila dalla Bibbia e il titolo dal grande Eliot di The Waste Land: la prima traspare nelle tre strofe introduttive, il secondo nel tema qui riproposto, quasi senza metafore, mantenendo la propensione alla giustapposizione delle immagini e la musicalità della lingua. Patti intende ‘presentificare’ la realtà che è fulcro dell’intera lirica. Brian Jones e Morrison. Tutte le immagini della Smith son lucide, vere: le sfocature son funzionali e mai disorientanti; c’è sempre un’aderenza al reale che va alla radice, ma senza sentenze, senza giudizio, talvolta anche con una dose di coraggio sfrontato ma puro (emblematico a tal proposito il paragone di Morrison con Cristo, due uomini il cui destino è letteralmente segnato).
Ci son tre cose apparentemente banali che riguardano la sua poesia, tutta, e questa senza eccezione: la prima è la brillantezza della lingua poiché se la si legge a voce alta si sente la bellezza del suono − come appunto in T. S. Eliot; è un inglese statunitense che ha un ‘sapore intenso’ anche nella frantumazione della parola sulle labbra (Patti ha fatto negli anni moltissimi reading pubblici di poesia. Memorabile The Coral Sea con Kevin Shields, Pask Records, 2008). La seconda è la vividezza delle immagini, perché la Smith è attenta all’arte figurativa ed è anche in piccola parte una ‘artista visiva’: qui si rievoca il magnifico quadro di David del 1793 che ritrae la morte di Marat, un’opera neoclassica che libera la potenza della rappresentazione (si ricordi che la Smith ha parlato della sua vocazione pittorica sia nei diari − Patti Smith Complete, Sperling & Kupfer Editori, 2000, a c. di Massimo Bubola −, sia nel documentario del 2008 di Steve Sebring Dream of Life, in cui si esplora privatamente quest’inclinazione artistica). La terza e ultima è l’impronta musicale, libera da schemi, già proiettata a quella rottura che sarà definitiva con il punk e la new-wave – entrambe direttrici della sua Arte –: le sue parole non vogliono restare incastrate nella metrica, ma librarsi secondo il metro totally free del rock ‘n roll, frammentarsi perché devono sopravvivere alla distruzione dello spazio (anche sonoro), ricrearne uno nuovo, infrangersi per rigenerarsi.

How long ago was man promised?
never again. no not again.
no death by water.

yet how many questions arise like yeast.
like the perfect dead:

was the red sea really?
does man rule the river?
did she/he drown?
was it natural causes?
was it sorrow?

How many tears on your pillow.
crocodile or real. water shed.
brian jones drowned. face down. in a childs
pool of water, youth fountain.

Jim Morrison. our leather lamb. he feared
the bathroom. he warned us. hyacinth house.
how did he know. how did christ know. no
doubt about it. a marked man is always the
first to know. he died in a bath tub. slumped
over like Marat. the only clue was the red
rash over his heart.

someone said there were last words. water
poured from his eyes. he was truly immaculate
yet surprised. outside it was raining. storm
clouds. danger waters. the tub was overflowing.
he looked up. then he cried out:
“but you promised”

Jim Morrison

Concisione, sintesi della lingua. Le pause, sistematiche, avvolte dal ‘punto’, che tracciano il percorso, conducono per mano: è qui che si gioca la caparbia del poeta.
Patti si muove con una macchina da presa sui fatti e li fotografa. Istantanee, fotogrammi, è uguale. Dalla Genesi (Mosé e le acque del Mar Rosso) alla Parigi del 1971, in cui un corpo di rocker morente e immacolato, intatto, invoca Dio (o quel che resta di Dio) per l’ultima volta. Si ricordi che, nella stessa raccolta, Patti inserisce il celeberrimo verso “
Jesus died for somebody sins/ but not mine” nella lirica Oath (Bestemmia) che poi diventa nell’album d’esordio Horses (1975) l’incipit di Gloria, uno dei suoi brani più famosi (rielaborazione personale di un classico di Van Morrison).
C’è qui la predestinazione forse, la paura viva, tagliente, evocata nel verso in cui la Smith cita Hyacinth House dei Doors: I see the bathroom is clear/ I think that somebody’s near/ I’m sure that someone is following me, oh yeah (anche se di recente si parla dell’emersione da una vasca da bagno dell’amica Babe Hill, e che a questo Morrison si riferisse); contenuta nell’ultimo album della band di Los Angeles L.A. Woman, e scritta nel 1971 dunque, rimane una sorta di testamento controverso del Re Lucertola. Il re muore in acqua come nella leggenda pagana del Fisher King, di cui è intrisa la Terra Desolata di T. S. Eliot − Giacinto, evocato prima lì, ritorna ciclicamente, fiore sanguigno.
E il ’71 è un anno spartiacque come il ’59, per molti versi, per la storia della musica americana. Un’epoca finisce e ne inizia un’altra.

 Hyacinth House The Doors

a fire of unknown origin, un’altra lirica dalla medesima raccolta dedicata a Morrison, qui declamata in una celebre performance al CBGB’s di NY nel ’79.

*

Due righe di biografia
Artista dal songwriting e dal poetare maledetto, Patti Smith (30 dicembre 1946) è tra le più influenti cantautrici statunitensi di tutti i tempi. Ha all’attivo una quindicina di pubblicazioni poetiche e oltre dieci album ‘in studio’; in primavera pubblicherà un nuovo album attesissimo di inediti.

Se ti è piaciuto quest’articolo, leggi anche − ovviamente − Howl di Allen GinsbergThe Green Piano: New Poems di Janine Pommy Vega, Black Sparrow Press, 2004.

Il sogno di Rimbaud qui citato è una splendida raccolta esaurita – ma si trova ancora in qualche negozio di libri usati, ad esempio qui.

 

©photo credit – Patti Smith – by Steven Sebring

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Comments
8 Responses to “irreale realtà: death by water di Patti Smith”
  1. Gianni Montieri ha detto:

    gran bel pezzo di Alessandra, condivido totalmente (e pure il link)

  2. Roberto ha detto:

    bel pezzo! complimenti per il lavoro :)

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