La concisione è un processo lento, è un’arte indolore. Su DENIM BOY dei SuperTempo

Denim Boy è il secondo EP dei veneti SuperTempo che già noi di generAzione seguimmo qualche mese fa [trovate tutto qui:  https://genrivista.wordpress.com/2011/10/17/always-in-a-hurry-nel-veneto-rnr-generazione-non-intervista-i-supertempo/]. Un secondo lavoro e prova molto convincente, prova di prove, quelle che verranno nei prossimi mesi in cui la band proseguirà nell’offrire delle uscite rigorosamente ‘pocket’ per sfamarci a piccole dosi; Denim Boy contiene tre tracce brevissime – loro cifra – che ci trascinano altrove e dove non è dato saperlo.

Per parlarne si parte da una loro dichiarazione: «Costruito su pochi accordi, composto con l’urgenza di chi aspira a passare dal garage all’attico; sono poche righe sui sogni di rock’n’roll di Lubjana, le digestioni cinesi, i rinnovati 18 anni, la birra sputata con euforia, il bisogno compulsivo di “amore da party”, e le lunghe e silenziose solitudini passate in mezzo agli altri a masturbarsi. I SuperTempo sono sopra la media, inconsapevolmente incapaci, senza nessuna velleità artistica, e nutrono la sola voglia di vomitare materiale per disturbare, per intasare ulteriormente lo scarico di musica italiana che la “fossa biologica” ogni giorno purifica. Combattiamo la vostra crisi con le tasche piene di ipocrisia, solo perché la sincerità per noi è un vero valore. Noi ci auguriamo di essere il vostro batterio intestinale, di farvi stare male.»

Queste tre tracce – che tutte assieme non arrivano a sei minuti – sono accompagnate dall’uscita del video autoprodotto che trovate in coda a quest’articolo, che circola da un mese su youtube. Più in generale Denim Boy si fa di brani completamente ripercorsi da una spensieratezza che, come nel primo Ep, galleggia in superficie, una spensieratezza altra, vivace, vera e comunque tipica del loro genere garage power-pop. La velocità con echi punk è sempre più potenziata qui ma non è corretto in questa sede parlare di estetica musicale, quanto invece può interessarci parlare d’altro, perché in questo nuovo lavoro dei SuperTempo la ‘parzialità’ si fa carne, fiato e immaginazione, e prosegue in una direzione ostinata: in queste canzoni-veloci-senza-peso i SuperTempo integrano l’alterità che gira loro intorno quotidianamente, che gira intorno a tutti noi, trasformandola, dandole un significato artistico ancora e ancora. Sembra insomma che questi ragazzi ci stiano comunicando di saper esattamente ‘quello che non sono e quello che non vogliono’ e che l’importante è sapere cosa si desidera nell’istante in cui le idee folgorano la mente, in quell’attimo d’illuminazione breve o lunga in cui una melodia, un suono, un reef si suggerisce a te, t’invade. Ma soprattutto i SuperTempo vogliono dirci che è fondamentale che il corpo degli strumenti parli, cioè che sia il suono ad avere l’ultima parola, in un tentativo sfrenato di toccare il grado zero della Realtà, di rivelarlo sempre e renderlo visibile (udibile), fornendo in questo modo la loro versione di una certa lealtà nei confronti della musica stessa. Questa anche la loro eterna ricerca che in Denim Boy, Masturbation Breakdown e Love Soup si avverte – e dove c’è un’impronta comune che li lega e li rinsalda, che suggerisce questo ‘senso’ a cui si è appena accennato. Se posso concedermi quest’affermazione parlando in prima persona e al presente – che poi è lo stesso dei SuperTempo – trovo sia proprio Love Soup ad evocare ciò in cui è più facile oggi riconoscersi, indipendentemente dal testo (che non conosco): l’essere di continuo investiti da un’accozzaglia di sensazioni e sentimenti in poltiglia, liquidi. E sentirsi liquidi come questa musica, sempre.

Si dovrebbe pensare che quando l’arte – e l’avevamo già detto – approssima la vita, quando la vita in alcune sue forme si riversa nell’arte, allora si è sulla strada giusta. Noi giochiamo sempre una partita impari con la vita. In Denim Boy ci sono giustapposizioni continue di pensiero – quelle che loro stessi elencano qui sopra -, che sagacemente si prendono gioco dello svantaggio che si ha nei confronti della vita, con sfrontatezza, menefreghismo, audacia, senza compromessi comunque, e con concisione che è un’arte difficile, è un processo lento (appunto), che si deve imparare (e sbandierare) in questo mondo in cui regna la sovrabbondanza, un’arte che si può in qualche modo anche insegnare.

Denim Boy ep:
1. Denim Boy
2. Masturbation Breakdown
3. Love Soup

Registrato presso lo Yack Studio di Mogliano V.to (TV) da Lorenzo Michieletti e Stefano Morbiato
Produzione Artistica: SuperTempo
Artwork: Massimiliano Pace

We play in Venice since september 2010. No one of us is dead yet. Bye

http://www.facebook.com/supertempoband
http://soundcloud.com/super-tempo

http://www.youtube.com/user/SuperTempoTV

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Comments
One Response to “La concisione è un processo lento, è un’arte indolore. Su DENIM BOY dei SuperTempo”
  1. Alessandra Trevisan ha detto:

    il bel disegno in copertina è di Diletta Albertini.

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