Google Traduttore è più meglio

1984-was-not-supposed-to-be-an-instruction-manual

Sulla scia di questo intervento abbiamo voluto riflettere su quanto, in effetti, conti la traduzione in un libro. Si dice sempre che tradurre un’opera è essenzialmente riscriverla, e certe volte mi sembra davvero così. Nella poesia, soprattutto, e in molta letteratura o saggistica. Ma il bravo traduttore fa in modo che quel determinato testo rimanga fedele a se stesso nei contenuti e nella sua forma più ampia, anche se quel termine va cambiato o quel modo di dire non è comprensibile in un’altra lingua. La complessità sta in questo, nel riuscire esattamente a cogliere l’atmosfera del libro e del suo autore pur trasferendola in un’altra lingua (e in un’altra epoca, spesso).
Come si fa a prendere in mano Gomorra e tradurlo in norvegese? Come fai a spiegare al lettore italiano alcuni non-sense british di Alice nel paese delle meraviglie?
Ecco allora che fare: scegliere il vostro libro preferito, straniero, e piazzateci l’incipit su Google Traduttore. Ne verrà fuori un prodigio, il Blade Runner dell’editoria!

1984 di George Orwell, ORIGINALE:

It was a bright cold day in April, and the clocks were striking thirteen. Winston Smith, his chin nuzzled into his breast in an effort to escape the vile wind, slipped quickly through the glass doors of Victory Mansions, though not quickly enough to prevent a swirl of gritty dust from entering along with him. The hallway smelt of boiled cabbage and old rag mats. At one end of it a coloured poster, too large for indoor display, had been tacked to the wall. It depicted simply an enormous face, more than a metre wide: the face of a man of about forty-five, with a heavy black moustache and ruggedly handsome features.

TRADUZIONE DI STEFANO MANFERLOTTI, MONDADORI, 2000:

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui. L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.

GOOGLE TRADUTTORE:

Era una fresca limpida giornata di aprile, e gli orologi segnavano l ‘una. Winston Smith, il mento nuzzled nel petto, nel tentativo di sfuggire alla vile vento, scivolato rapidamente attraverso le porte di vetro di Victory Mansions, anche se non abbastanza velocemente per evitare un vortice di polvere granulosa di entrare insieme a lui.  Il corridoio odore di cavolo bollito e vecchi tappeti di pezza. Ad una estremità di un cartellone a colori, troppo grande per la visualizzazione interni, era stato attaccato alla parete. Rappresentava semplicemente una faccia enorme, più di un metro largo: il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con grossi baffi neri e le caratteristiche rudemente affascinante.

Non credo che Baricco volesse seriamente intendere che tradurlo su internet alla buona sia come studiare e lavorare su un testo per mesi, permettendo al lettore di non studiare la lingua di quello scrittore in particolare.  Ma bisogna dirlo, ci fanno un grande favore, aiutano i libri a girare il mondo senza impedire a chi non sa le lingue di non poterli cogliere al meglio. Anche tradotti, i libri, se ben tradotti, sono eccezionali. Se un romanzo fa pena, o se è un capolavoro, il traduttore può essere fondamentale. E mi viene in mente l’edizione di Alice della Feltrinelli, tradotta da Aldo Busi, che era illeggibile. Talmente modificata e italianizzaata che decisi di proseguire la lettura in inglese. Non era certo il testo di Lewis Carroll mediocre, ma semmai la sua traduzione.
Ecco, io credo che il traduttore abbia un ruolo centrale perché può distruggere o migliorare un testo, così come può essergli del tutto indifferente (vuoi perché la traduzione è lineare e la scrittura semplice, vuoi perché non ci sono passaggi da valutare caso per caso). E un autore può anche scrivere un eccellente libro nella sua lingua materna, ma quando questo viene importanto in altre lingue non è scontato (per me è assolutamente improbabile, anzi) che rimanga un buon testo.

Voglio altre informazioni:

http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/08/caro_baricco_ti_scrivo.html

http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2011/13112011.pdf

https://www.facebook.com/groups/353219834711128/

Comments
9 Responses to “Google Traduttore è più meglio”
  1. iurimoscardi scrive:

    Una buona traduzione è fondamentale, e credo che ogni scrittore – ma proprio ogni scrittore – dovrebbe saperlo. Non capisco da dove Baricco tiri fuori le sue teorie: se traducessero malissimo un suo libro in una lingua qualsiasi nessuno lo leggerebbe. E questo a prescindere dal fatto che la critica di quel Paese ne parli bene.

  2. Clèr scrive:

    non importa, almeno, a Baricco non interessa. La traduzione è un mezzo come un altro. Il libro è ciò che resta.
    Credo che in realtà sia una pippata perché sfido un italiano medio a leggere GUERRA E PACE in originale o in traduzione pessima. tipo google Translate. Muori. E dolorosamente.

  3. Grazie per aver impostato la discussione a partire dalla mia traduzione di 1984. E ringraziamenti ulteriori per il divertimento indotto dal traduttore google. Un vero spasso. Per il resto, è ovvio che è fondamentale – per una corretta interpretazione dei testi – che le traduzioni siano corrette e meditate. Rimando, per approfondimenti, al fondamentale saggio di George Steiner, “Dopo Babele”. Cordialmente, Stefano Manferlotti

    • Grazie per il tuo suggerimento.
      Lo teniamo presente.
      Come giochino è abbastanza simpatico, si può fare anche meglio su libri più controversi per la traduzione (come un Alice nel Paese delle Meraviglie, ad esempio) ma che resti tale.

      La fissazione di non tradurre nulla per evitare che i libri (o i film) siano “cambiati” a volte rasenta l’isteria. Se si fa un buon lavoro si ha un buon libro.

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