Lui non ci voleva venire qui: Angelo Orlando Meloni è su generAzione

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Il tuo libro, Io non ci volevo venire qui [la recensione è in fondo a questa intervista!], è divertente e ironico ma ha una nota critica che si legge in tutti i capitoli: l’ostinazione a voler essere a tutti i costi artisti (quando non lo si è affatto) e il bisogno di voler far parte di quella fetta di autori e scrittori che ce la fa, che produce bestsellers, che vive della propria passione. Ma tra talento e hobby c’è una gran bella differenza. È questo che, in fondo, volevi raccontare?

Volevo raccontare un sacco di cose e spero di esserci riuscito almeno in parte, ma di sicuro quello che tu metti a fuoco è uno degli ingredienti. L’argomento dell’ostinazione artistica mi sta infatti a cuore. Nella nostra società c’è stato un corto circuito pop, e l’artisticità si è moltiplicata geometricamente. Ma mentre una cospicua fetta della popolazione pensante stava a casa a coltivare il suo nichilismo e ad accarezzare le sue poesie inedite, gli altri, gli avidi, si sono dedicati con risultati catastrofici all’amministrazione della realtà. Le nostre poesie nel cassetto continuano a fare schifo e il mondo è diventato uno schifo. Isomorfismo tra mente e mondo, insomma, degno dei momenti più paranoici di Philip K. Dick.

All’interno del romanzo ci sono piacevoli intermezzi che ricordano, alternativamente, J. S. Foer e Pulsatilla, una via di mezzo tra il geniale e l’irriverente. È segno dell’inizio di una nuova letteratura? È anche un modo per interagire con il lettore?

Mi piacciono molto le parole “geniale” e “irriverente”. Se però la parola “geniale” la lascio dire, per esempio, a un lettore soddisfatto, spero ce ne siano, l’“irriverente” lo ripeto a gran voce. Il mio è un libro irriverente, ho scritto un sacco di cose irriverenti e l’irriverenza è uno dei costituenti fondamentali della letteratura. Se poi la mia sia una letteratura “nuova” è una grande domanda, ma anche questa parola mi piace, perché quando scrivo cerco di dare al lettore qualcosa per cui valga la pena di spegnere la playstation. Un po’ tutti gli scrittori italiani dovrebbero smettere di fare i compitini, secondo me. Devo anche dire che l’accostamento con Foer e Pulsatilla mi coglie alla sprovvista, ma a questo punto dichiaro qui che li leggerò attentamente. Circa l’interazione con il pubblico, be’, sì, in effetti… per dirne una, in Io non ci volevo venire qui c’è un capitolo che viene scritto durante le presentazioni attraverso un test (ne ho raccolti a bizzeffe). Il mio è un libro che sta avendo una storia tutta sua, una specie di seconda vita, e ha/ho avuto il piacere e l’onore di fare da “romanzo spalla” ad alcuni musicisti molto bravi, Santiago – Colapesce – Albanopower e altri (a proposito, è appena uscito il disco di Colapesce, intitolato Un meraviglioso declino, e a mio modesto avviso è un disco bellissimo). Insomma, se non altro sono stato io a interagire in maniera diversa dal solito con l’oggetto libro, e gli spettatori – lettori, a quanto mi risulta, non si sono lamentati.

Un personaggio (personaggio in tutti i sensi) è costante e alquanto drammatico (“fa venire da piangere”) ed è il figlio di papà che deve fare il regista quando, invece, ne è completamente incapace. Ti sei ispirato a persone che hai visto e incontrato? Perché, leggendo, mi rendevo conto che Igor Bio (così si chiama l’aspirante Fellini) è l’emblema di una massiccia fetta di nullafacenti che, però, ci crede. Insomma, Igor Bio ci è o ci fa?

Ne ho conosciuti tantissimi, accomunati da un estro ridotto al minimo e un portafogli rigonfio, ma ne ho conosciuti anche di poverissimi e di mediamente ricchi. A quanto pare non sono il solo che lo ha incontrato, a quanto pare ce ne sono molti, a quanto pare sono tantissimi. Per citare un famoso film: essi vivono!

Quando ho letto il tuo libro mi sono resa conto che non solo era spassoso ma anche ben scritto (e spesso le due cose non coincidono). Mi è capitato altre volte di leggere libri che sarebbe stato meglio non stampare mai. Perché una persona, un ventenne o trentenne (ma anche un maturo quarantenne e via così) vuole a tutti i costi scrivere? Sono tutti Igor Bio e credono che i piccoli eventi della loro normale vita siano momenti epici da trascrivere sulla carta? Tu come sei arrivato alla scrittura?

Bisogna prenderla con filosofia. Mi ricollego alla prima domanda: da qualche parte c’è stato un cortocircuito, siamo tutti diventati artisti. Così è. Ma anche se ci sono moltissimi scrittori che amano pagare per pubblicare, e anche se ci sono tanti altri scrittori che non dovrebbero essere pagati per pubblicare, pazienza, in questo pianeta siamo parecchi, ormai, e ogni giorno c’è qualcuno che ha imparato a leggere e scrivere e che cercherà di raccontarci i suoi ricordi delle scuole medie. Dal canto mio, mi sono avvicinato alla scrittura con il metodo tradizionale: mi piaceva leggere bei libri (non leggere in sé e per sé, ma leggere i grandi libri), e dopo aver letto un bel po’ ho cercato di scrivere qualcosa. Finora ha funzionato.

Tu sei siciliano, e lo specifico perché tramite generAzione rivista stiamo conoscendo davvero molti autori del Sud. Finalmente una rivoluzione letteraria che lascia Milano (e altre città settentrionali) senza lo scettro per darlo a Catania? Abbiamo conosciuto diversi autori siciliani. Riccardo Raimondo, ad esempio, per la sua poesia, e Massimiliano Russo. Siete autori giovani, freschi e spigliati, senza l’handicap della distanza dai centri culturali “in” e con una buona esperienza alle spalle. Parlando dal tuo punto di vista, che aspettative hai (o non hai) per la cultura, la letteratura, il tuo lavoro di scrittore e per la situazione culturale, in genere, dell’Italia meridionale? E per i lettori di generAzione rivista, fai qualche nome sicilianissimo da leggere e tenere sott’occhio.

Allora, parlando della città in cui vivo, Siracusa, e delle città siciliane che ho frequentato, Catania e Palermo, non si può non notare un certo fermento artistico, un calderone che comprende grandissimi talenti, mitomani da competizione e semplici curiosi dell’ultim’ora. C’è qualcosa che si agita e si plasma e prende voce, e se come vuole il copione molto spesso si tratta di autorialità repressa di provincia, frustrazione o egomania, non mancano le eccezioni. Conosco scrittori e musicisti, e artisti disegnatori e attori e registi, che si stanno facendo strada con merito. Elencarli tutti è difficile, dimenticherei di sicuro qualcuno. Penso per esempio alla federazione siciliana delle arti e della musica, L’Arsenale, che contiene una moltitudine di gente. È un’iniziativa da tenere d’occhio, e sono felice di aver collaborato con loro. Il fermento c’è, gli artisti pure e gli scrittori non mancano. Tutto ciò è incoraggiante? Stappiamo lo champagne? O forse è solo il segno che anni di mortificazione spacciata per progresso, di volgarità, di idiotismo amorale nelle alte medie e bassissime sfere, in questa terra che rimarrà ormai nella leggenda per il61 a0, hanno macerato e martoriato così tante persone da far nascere altrettante voci, dall’incazzato all’ispiratissimo, ognuna con qualcosa d’interessante da dire? In conclusione, dalle mie parti ci sono alcuni scrittori in gamba. Questo è figo, sono contentissimo, la tradizione letteraria siciliana è salva. Ora però vediamo se salta fuori un politico degno di questo nome. Questa sì che sarebbe una novità.

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui. Suoi racconti, interventi e recensioni sono stati pubblicati su antologie e riviste letterarie. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia, www.speraben.wordpress.com

Questo romanzo, in una prima lettura,  appare confuso. Troppa carne al fuoco, troppi giri di parole, equilibrismi linguistici in poche righe, tutti insieme. Ma come in una sorta di stagionatura letteraria migliora pian piano, pagina dopo pagina. I personaggi sono grotteschi, ma sinceramente rintracciabili nella quotidianità. I test a inframmezzare la prosa (senza mai una soluzione, forse a dire che neppure l’autore ne ha sottomano) divertono, le vicende di Igor Bio, professione: figliodipapà, sono uno spasso e al contempo una tragedia greca: ma per dare un significato alle nostre vite dobbiamo tutti per forza diventare “artisti”, “scrittori”, “intellettuali”? Il blogger su Tumblr che si spaccia per raffinato fotografo di moda (è facile, Reflex, cappotto colorato, gambe storte) o la ragazzina alternativa che sintetizza il suo immaginario con “la vita merita di essere vissuta 4 ever” photoshoppato, perché i colori della vita vera sono mogi. E poi quelli che pensano di essere scrittori, e invece no. Nessuno che si pone la domanda più ovvia e ragionevole, “se sono l’epigono di Dante Alighieri com’è che nessuno mi considera?”.
Angelo Orlando Meloni ha il merito di aver scritto un libro semplice e positivo, con una punta d’amara consapevolezza che non guasta mai. Poche pagine, da leggere sul tram o in metropolitana (l’immagine cittadina è un sintomo della tragedia greca ineluttabile), la sconfitta dell’eroe che tenta di fare un lavoro vero, di studiare per una laurea seria, ma è tutto inutile, il Nuovo Millennio ti vuole creativo eppure non paga mai. Come in uno stage perenne, dove migliori le tue capacità e non vieni mai retribuito, anche noi finiamo nel baratro: “sei bravo, ma…”.
È quel sei bravo ma che annulla tutte le prospettive reali. D’improvviso i racconti nel cassetto fanno pena, e l’unico lettore rimane tua madre; le foto con la Nikon sono uguali identiche alle foto di tutti i Tumblr del mondo e, a ben guardare, neppure tu sei tanto diverso.
Un bel libro, coinvolgente e senza snobismo. Da leggere.

Angelo Orlando Meloni
Io non ci volevo venire qui
Del Vecchio Editore (collana L’ITALIANA)
14 euro
http://www.ibs.it/code/9788861100367/meloni-angelo-o-/non-volevo-venire.html

Qui un’anteprima.

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Comments
One Response to “Lui non ci voleva venire qui: Angelo Orlando Meloni è su generAzione”
  1. iurimoscardi ha detto:

    Ottima recensione! E ottima intervista!

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