Una valigia piena di…scelte

giocandoapalla

Ritornata, sforno il prossimo articolo del Reportage. D’ora in poi la rubrica verrà rinfrescata una volta al mese: aspettatevi nuove Avventure, nuovi Viaggi, nuovi Incontri,  giovani cartoline d’Altrove e coraggiosi cittadini del mondo.

E per ora… buona lettura e grazie a chi segue i miei passi.

ChiaLLa

Sai de casa e vem comigo para a rua
Vem, que essa vida que tens
Por mais vidas que tu ganhes
é a tua que mais perde se não vens.

Deolinda, Um contra o outro

 

Ho sgocciolato il costume di nuoto e mi sono fermata a pensare.
Sono cinque mesi ormai e mi sembra di aver vissuto una vita intera, a Lisbona. Guardavo le gocce che scendevano fino a terra e ho immaginato di essere una di loro, liscia e trasparente: scomparire tra le tubature, scivolare e raggiungere, chissà, il mare. Probabilmente ci arriverei sporca. Forse più grande, unita ad altre gocce. Cambierei, mi modellerei a seconda del percorso da affrontare. Raccoglierei ciò che incontro e mi farei accompagnare da chi incontro. Ne sono sicura.
Ho lasciato asciugare il costume e, sorridendo, ho capito che l’immagine della goccia rappresenta proprio l’esistenza che ho vissuto finora. Quante scivolate, quante strade, quanti viaggi e quanti incontri. Questa settimana ho dovuto salutare molte persone incrociate nel nuovo cammino.
Si sono conclusi, ahimè, alcuni capitoli:

  • l’esperienza COMENIUS (http://www.programmallp.it/index.php?id_cnt=31), il progetto con il quale sono arrivata a Lisbona, è agli sgoccioli. La professora italiana ha salutato la Escola Nuno Gonçalves con la promessa di tornare a respirare un po’ di quell’aria genuina, spensierata e caotica che ha trovato nei suoi bambini.
  • DANZA La settimana scorsa una classe a cui ho insegnato danza ha realizzato uno spettacolo e portato le mie coreografie: io che tremavo mentre loro mi stringevano dall’adrenalina. E’ stata un’emozione GIGANTE vederli cantare mentre si muovevano, urlare alla fine della musica e ringraziarmi per aver regalato delle lezioni fixe! (fighissime!). «Oh ‘Setora, come faremo ora senza di Lei? Con chi potremo ballare spensierati?» è stata la domanda inaspettata di Raquel, occhi neri malinconici.
  • INGLESE Alla classe che seguo nelle ore di inglese ho già promesso che tornerò mercoledì prossimo. E forse anche quello successivo. Non riesco a pensare di lasciarli ora. Mi hanno riempita di sguardi e carezze. Sono bambini che hanno bisogno di affetto. E credo che anche loro percepiscano il mio bisogno di amore.

Giovedì scorso ho sottoposto ai miei ragazzi un test di italiano: sorridevo osservando originali tecniche per copiare che conosco bene: mi sono sorpresa a dire «Anche io sono stata ragazzina e mi facevo i bigliettini!».

  • ITALIANO Qualche giorno fa sono arrivata in classe con i test finali, corretti: un’ondata di silenzio ha invaso l’aula. I miei ragazzi hanno aspettato con impazienza il mio ghigno e poi si sono rilassati. Correggevamo gli esercizi con un nodo in gola, tutti consapevoli che sarebbe stato l’ultimo giorno di italiano.

Alle dieci di sera, dopo il corso di portoghese, sono uscita da scuola, commossa e piena di polvere in mano: frammenti di banchi, carta, malinconia, paura per il futuro prossimo e una valigia piena di riconoscenza per l’esperienza appena conclusa.
Non riesco ancora a tornare in Italia.
In questi mesi i cambiamenti sono stati tanti. Si sono rincorse situazioni difficili, confuse, luminose, evidenti, rapide, imprevedibili.
Mi ero convinta che, nonostante il personale benessere trovato a Lisbona, avrei voluto tornare in Italia e, in qualche modo, costruirmi un altro pezzo di vita nel Luogo che mi ha vista nascere.
Mi stavo prendendo in giro? Mi stavo convincendo di qualcosa che non volevo? Purtroppo non ho ancora la soluzione a questi punti interrogativi. Non so fare a rispondere. E ammetto che ogni giorno mi graffiano. Ogni giorno. Ho deciso di rimanere. Di provarci.

Ora sono residente a Lisbona, legalmente immigrata e cittadina della città lusitana. Sono fedele frequentatrice del CNAI, il Centro Nazionale di Appoggio agli Immigrati: ho chiesto aiuto e appoggio per cercare un lavoro. La prima volta che mi sono trovata in quell’edificio, mi sono guardata intorno curiosa: mentre la vita fuori,scorreva, io osservavo dalla mia bolla [cit. il mio racconto La bolla, numero XV, “Future is a glass of water”] una fila di colori in attesa di una strada migliore da percorrere. Occhi pieni di speranza, alcuni verdi, altri scurissimi, pieni di sonno ma raccolti di tanta allegria. Ero uno dei pochi presenti con la pelle pallida.
È stata una sensazione forte, indelebile. E credo rimarrà tale. So che qualcUno può capirmi.
Da qualche mese frequento un corso serale di portoghese per falantes de outras línguas (parlanti di altre lingue), indetto dal Ministero di Lisbona e volto all’integrazione degli stranieri nella città: sono in una classe con quindici nazionalità differenti. Una delle poche ad essere con la pelle pallida, di nuovo. Due volte a settimana, dalle 19 alle 22, rimango incollata a quella sedia, assonnata ma adrenalinicamente decisa ad assorbire ogni cosa:  il mio fedele compagno di banco è romeno. Parla solo con me, da quando ha capito che posso e voglio aiutarlo.
È una continua e inarrestabile commistione di culture: ogni cosa che impariamo di portoghese si mescola alle decine prospettive diverse presenti in quell’aula. Autentica sopa (minestra) culturale. Quanti colori. Quanti gesti. Ogni volta che chiudo il quaderno e saluto, mi sento sempre più strana e confusa. Come se fossi sistematicamente investita da queste persone. E riparte la volontà di vivere per chi, come me, sta provando a crearsi un cammino. Di fiducia e di vita. Lontano. Distante.

Poi purtroppo ritorno alla realtà, quella quotidianamente difficile anche in Portogallo. Quella che ogni giorno mi ricorda la crisi in cui il Paese è sprofondato. Quella che non ti permette di trovare un lavoro, nonostante gli studi e le esperienze professionali. Quella che ti abbatte con le complessità, gli imprevisti, il pessimismo e la poca fiducia. Ma Quella che comunque ti sorride coi colori, col vento caldo, coi saluti in tanti modi, con l’umanità e con l’amicizia.

Sarà che prima o poi capirò dove porta la mia strada?
Sarà che sto scegliendo il cammino migliore per me, ora?

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