“La poesia è quella più breve”: intervista a Luca Barbirati

Caro Luca, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Lo faccio parafrasando Saba: “Una vita povera di avvenimenti esterni; ricca – a volte – fino allo spasimo, di moti e risonanze interne”.

Ok, tocca farlo a me. Luca Barbirati è nato a Vittorio Veneto nel 1990, è interessato di filosofia e letteratura, studia diritto. Si autodefinisce “autore di tangenziali mentali disilluse” e scrive per passione, impegno e responsabilità. Dopo PensieriPoesie (2008) e FrammentiAppunti (2010) è ora disponibile la nuova raccolta di poesie Il mare del mio esistere ( si può leggere interamente e gratuitamente qui).
Per me è un amico di mail , mi ha sempre tenuto aggiornato sui suoi libri − che ho letto interamente − e mi ha dato qualche spunto per la scrittura. Ho deciso di intervistarlo in occasione della sua nuova pubblicazione: non male per un ventenne sfornare tre libri di intensa poesia!
Cosa è per te la poesia?

La poesia è quella più breve. Questo è il pensiero che ho avuto anni fa – 2007 – quando ho iniziato ad annotare le prime parole su agende, pezzi di carta volante e quaderni di scuola. Sono tra quelli che pensano non si possa far un distinguo tra autore e opera e la mia è stata una necessità propriamente esistenziale. Scrivo:

Ho sacrificato tutto
per qualcosa che mi è nato dentro
per qualcosa che mi ha confuso
in un turbine angoscioso

[..]

Lacrime ingoiate amare
teneri sospiri
mai potuti comunicare

La poesia è la via più breve, istintuale, quella necessaria per esternare il proprio disagio, la propria emarginazione, cercando di fare un salto nel vuoto, (s)ragionando illogicamente per cogliere percezioni di realtà ed accontentarsi di aver tra le mani solo appunti o meglio frammenti e nulla di più.
Benedetto Croce disse che tutti gli uomini scrivono poesie fino ai vent’anni, dopo continuano solo i poeti o gli imbecilli. Io, fortunatamente, sono riuscito a fermarmi in tempo e assecondare il mio bisogno di scrivere in altre forme, il saggio e l’articolo di giornale. Si può dire che abbia perso la raffinatezza del salto nel vuoto, dell’audacia intellettuale, ma l’uomo può e deve conoscere i propri limiti ed esplicarsi in ciò che riesce a fare senza improprie invasioni.

Cosa ti fa scrivere?

Dato che ti riferisci alle mie poesie, le ho costantemente scritte da settembre 2007 ad agosto 2010. Ogni luogo era ispirazione perché il macigno angoscioso era dentro di me, il malessere alienante post-moderno (non sapevo allora che si chiamasse così) mi ostacolava lo svolgimento ordinario della giornata; non potevo che pensare alla mia condizione di uomo nel mondo, all’essenza della vita ed il terrore della morte. Scrivo:

e poi? Poi
poi smetti tutto, smetti di pensare
non so se riesci a capirmi
per il restante tempo del mondo
non puoi più fare nulla,
niente di niente
non puoi più pensare, mai più!
Certo per chi non lo ha mai fatto
è bello continuare la vita dopo la morte

Non voglio celebrarmi autocitandomi, però sono indistinguibili i miei anni di poesia e lo svolgimento biografico, per questo continuo:

rimpiangevo sempre i consigli (dei veri amici)
dovevo rimanere seduto invece di azarmi in piedi
per poi ritrovarmi sotto terra.
La tivù ha ragione:
credete a tutto
alla chiesa di qualsiasi religione
al presidente
al datore di lavoro
bevetevi tutto e pregate
vi sarete guadagnati la salvezza eterna
rimanete seduti, non alzatevi
illudetevi che tutto vada bene
fatelo per voi
per i vostri figli
i vostri cani già lo fanno (imparate da loro)
siate ubbidienti e col collare al collo
questa sera tranquilli mangerete
un buon piatto di pasta al forno

Cosa consiglieresti di leggere a un neofita?

Modellatevi, dico, anche sul nulla
se v’illudete di potere ancora
rasentare la copia di quel pieno
che non è in voi!

[E. Montale]

Come si arriva a pubblicare un libro?

La parte più difficile, certamente, è scriverlo! Per quanto riguarda la stampa oggi è semplice, troppo semplice, lo sottolinea l’inflazione di libri autoprodotti. Si può iniziare partecipando a concorsi letterari ed avere la speranza – vana – di essere notati tra mille mila. Diversamente ci si deve occupare di tutto e saltare ogni ostacolo editoriale, prendere matita e righello, fare proporzioni e poi andare in tipografia oppure adoperare i servizi offerti dai numerosi siti internet per l’autostampa digitale. In questo modo sono sufficienti poche decine di euro per ottenere un risultato presentabile graficamente e poterlo condividere online. Non voglio però avere io il compito di illustrare le procedure di marketing per far consumare a quante più persone un proprio prodotto.

Come vedi la poesia in Italia?

Ti rispondo con un’altra citazione, di un altro dei poeti fondamentali del Novecento italiano:

Cantando o non cantando,
non so come né quando,
qualcosa di umano è finito!

[Pier Paolo Pasolini, 1974]

*

Di Luca recensiremo anche le poesie, quindi ne sentirete ancora parlare.
Il suo blog, “officina virtuale di informazione“, lo trovate qui. 

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Comments
8 Responses to ““La poesia è quella più breve”: intervista a Luca Barbirati”
  1. Clèr ha detto:

    del 1990? G-I-O-V-A-N-I-S-S-I-M-O!
    Grande!

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