Una valigia piena di… Tabucchi

O ITALIANO QUE SONHAVA EM PORTUGUÊS

«Caro signore, grazie per aver scritto questo libro». Pensava la mia testa mentre aspettavo di ricevere qualche affrettata ma significativa parola d’inchiostro. Era il primo novembre duemilaundici, quindi l’1.11.11. Il Centro Culturale di Belém aveva spalancato le porte ad una giornata letteraria in omaggio allo scrittore italiano, Antonio Tabucchi. E io, che avevo custodito in valigia Sostiene Pereira, ero seduta in prima fila. Inconsapevolmente di fianco alla figlia e alla nipotina.

Era stato un pomeriggio agitato e sudato di sorrisi sornioni: quell’incontro aveva significato per me una ventata di speranza e sogni.

Avevo conosciuto un altro Viaggiatore di parole, passi e culture.

Avevo raccolto con fiato, occhi e mani, una grande Vita letteraria, un grande uomo.

Un esempio di Viaggio che continuerà ad essere per me guida e compagnia.

 

http://www.youtube.com/watch?v=YlSnCExd7Uo

 

«Posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita,
può provocare un pericoloso equivoco:
farci credere che la terra ci appartenga,
come se essa non fosse in prestito
(come invece è tutto in prestito nella vita)»

 

Sosteneva Antonio Tabucchi. Instancabile tessitore di trame, viaggi e storie. Sognava in portoghese, lingua e nazionalità che lo avevano avvolto e incantato. Si perdeva  in ammirazione per le strade di Lisbona, città in cui risiedeva con la moglie e con la famiglia. Coglieva sempre l’occasione di lanciare un sorriso alla compagna di vita, durante i suoi incontri letterari. Amava abbracciare i suoi amici. Amava pensare e scrivere. Considerato il più europeo degli italiani, ogni anno si divideva tra l’Italia e il Portogallo, trascorrendo sei mesi a Lisbona e sei mesi nella sua città natale, Vecchiano, vicino a Pisa. Quando poteva girava il mondo, illuminando i suoi libri con l’importanza del viaggio e della contaminazione. Da piccolo aveva scoperto la lettura per colpa di una frattura a un ginocchio e grazie ad uno zio che lo aiutò a curarsi fornendogli molti libri. Ammirato dall’autore portoghese Fernando Pessoa, ne era diventato traduttore e profondo conoscitore. Era un uomo schivo, legato ai suoi studi lusitani (era stato docente di lingua e letteratura portoghese all’Università di Bologna, di Genova e poi di Siena) e al suo amore per la scrittura. Nel 1994, Sostiene Pereira,  vincitore del premio Campiello, Scanno e del Jean Monnet per la Letteratura Europea in Francia, lo aveva portato ad un successo internazionale, successivamente tradotto in circa 40 lingue. Romanzo ambientato a Lisbona nel 1934, durante la dittatura di Salazar e alla vigilia di uno dei più grandi disastri della storia. La solitudine, il sogno, la coscienza di vivere e di scegliere dentro la Storia. Un grande romanzo civile. La volontà di rischiare per ritrovare se stessi e dare voce alle proprie idee.

«Pensatore del mondo che lo circondava», si scagliava contro la xenofobia e il pregiudizio; non si stancava di denunciare e attaccare il governo di Silvio Berlusconi e l«’emergenza democratica»[i] che andava creando. Era diventato direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Lisbona, città che l’ha amorevolmente accolto e accompagnato fino al momento di chiudere gli occhi.

«Caro signore, grazie per aver scritto questo libro».

«Le parve di essere quel bambino che all’improvviso si ritrovava con un palloncino floscio tra le mani, qualcuno glielo aveva rubato, ma no, il palloncino c’era ancora, gli avevano soltanto sottratto l’aria che c’era dentro. Era dunque così, il tempo era aria e lei l’aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta?»

Il tempo invecchia in fretta, Antonio Tabucchi

Passi di Biografia

Antonio Tabucchi (Pisa, 24 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012) è tra gli scrittori italiani contemporanei più letti e tradotti in tutto il mondo. A Parigi negli anni Sessanta si imbatte per caso in un libro di Fernando Pessoa. Ne nasce una passione che lo porterà a conoscere la lingua e la letteratura del Portogallo e a diventare uno dei più profondi conoscitori dell’opera di Pessoa di cui ha curato numerose traduzioni e edizioni critiche.
Narratore, saggista, docente di letteratura portoghese, Tabucchi esordisce con il romanzo Piazza d’Italia (1975), a cui seguono numerosi libri, tra cui: Notturno indiano (1984), Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), Requiem (1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (1994). Nel 1994 pubblica il suo romanzo più famoso, Sostiene Pereira, dal quale Roberto Faenza trae il film omonimo, interpretato da Marcello Mastroianni.
Seguono La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Si sta facendo sempre più tardi (2001), Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori (2003), Tristano muore (2004) e Racconti (2005).
Intellettuale attivo nel dibattito politico e culturale, è fondatore del Parlamento internazionale degli scrittori e autore di numerosi interventi su quotidiani e riviste in diversi paesi, alcuni dei quali raccolti nel volume L’oca al passo (2006). I suoi ultimi libri sono Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010) e Racconti con figure (2011).
Ha ricevuto numerosi premi in Italia e prestigiosi riconoscimenti all’estero. È stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres dalla Repubblica francese e ha ricevuto la decorazione dell’Ordine dell’Infante D. Henrique dal presidente della Repubblica portoghese[i]

 


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