Poesia per una vita più intensa: cent’anni fa nasceva Antonia Pozzi

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(L’autrice di questo articolo è Federica Rosa: pur non essendo membro della redazione di generAzione rivista, ci ha voluto regalare un suo contributo in occasione del centenario della nascita di Antonia Pozzi che pubblichiamo volentieri).

Antonia Pozzi è una poetessa nata a Milano il 13 febbraio 1912. Su di lei si potrebbero dire molte cose: che scriveva poesie ma non pubblicò mai nemmeno un verso; che progettò la stesura di un romanzo ma non la portò mai a compimento; che secondo qualcuno avrebbe dovuto scrivere “il meno possibile”; che era matta, che era disordinata, che era troppo sensibile; che si uccise; che si innamorò del suo professore di liceo, più vecchio di lei di diciotto anni, e che il padre impedì il matrimonio.
Che scrisse un solo libro di poesie dal titolo Parole e che è una lettura straordinaria.

Antonia Pozzi inizia a scrivere versi all’età di diciassette anni e non smetterà fino alla morte, che si dà nel 1938. È una ragazza di buona famiglia, studia al liceo classico Manzoni di Milano e si laurea in Lettere nella stessa città. In vita la sua vocazione poetica non fu riconosciuta da chi le stava accanto, né del resto lei cercò mai di pubblicare le sue poesie. Parole è dato alle stampe postumo per volere del padre, in un’edizione privata, e vedrà numerose riedizioni di volta in volta ampliate con testi inediti. Nemmeno oggi esiste un volume che raccolga tutti, davvero tutti i componimenti della Pozzi. Ma la questione delle vicende editoriali è un’altra storia.

Dalle foto che ci restano di lei e dai filmati di famiglia si mostra come una giovane donna sorridente, magra, forse un po’ goffa nei movimenti. Ma spesso nella sua poesia assurge immensa, i suoi versi sembrano urlati: “Per troppa vita che ho nel sangue/ tremo/ nel vasto inverno” (Sgorgo); “sguardi/ alle cose gettati/ − vani ponti −/ mi divora l’abisso fragoroso” (Fuga); “Avrei voluto/ scattare, in uno slancio, a quella luce;/ e sdraiarmi nel sole, e denudarmi,/ perché il morente dio s’abbeverasse/ del mio sangue. Poi restare, a notte,/ stesa nel prato, con le vene vuote:/ le stelle − a lapidare imbestialite/ la mia carne disseccata, morta” (Canto selvaggio).

La poesia di Antonia Pozzi è assoluta perché lei stessa è una donna assoluta, che ha vissuto con l’intensità che forse ai soli poeti è dato conoscere. L’amore che ha provato era totalizzante e puro. Se oggi la sua scrittura e la sua figura stanno conoscendo un’ampia riscoperta è senz’altro perché i suoi testi sono potenti, moderni per la profondità dello scavo interiore, la maturità con cui vi si parla della morte, di una maternità anelata e mai conosciuta, per il senso di perdita costante che li permea: perdita di un amore, di un figlio mai concepito, dell’infanzia e anche della giovinezza. Per il desiderio represso di essere altro da ciò che si è, di essere migliore. Per una tensione verso l’alto continua, spirituale: “Forse la vita è davvero/ quale la scopri nei giorni giovani:/ un soffio eterno che cerca/ di cielo in cielo/ chissà che altezza” (Prati); “Io penso/ al grande mistero che vive/ in te, oltre il tuo piano/ gesto; al senso/ di questa nostra fratellanza umana/ senza parole, tra le immense rocce/ dei monti./ E forse ci sono più stelle/ e segreti e insondabili vie/ tra noi, nel silenzio,/ che in tutto il cielo disteso/ al di là della nebbia” (Rifugio).

Di Antonia Pozzi si potrebbero dire molte cose: senz’altro si può dire, parafrasandola, che il suo destino fu quello di essere poeta. A noi non resta che leggerla, provando a riscoprire con lei una vita più intensa.

*

Due righe di biografia
Per conoscere più da vicino Antonia Pozzi si possono leggere le biografie a lei dedicate da Alessandra Cenni (In riva alla vita, 2002) e da Graziella Bernabò (Per troppa vita che ho nel sangue, 2004); si può vedere il film di Marina Spada Poesia che mi guardi (2009) ma soprattutto leggere quanto lei stessa ha scritto: i versi di Parole, le lettere e i diari. In particolare, si possono trovare quasi tutte le circa trecento poesie e una buona selezione degli altri scritti nel volume Poesia che mi guardi, pubblicato da Luca Sossella Editore nel 2010.

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