La classe terminale (e la fine della Scuola Italiana)

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«Dopo aver inseguito per decenni il favore di più o meno tutti i sindacati e delle università desiderose di arricchirsi ancora più di quanto già facciano, premurosi ministri della Repubblica, diversi per ideologia politica ma accomunati tutti dal fatto di non aver mai insegnato per una sola ora in una scuola elementare, media o superiore, avevano nel tempo accontentato tutti» dando inizio così al caos e al libro Classe terminale” di Antonio Ferrero.
Uno spasso, davvero, da leggere d’un fiato e da esibire tra i banchi di scuola. La critica, per nulla velata (e perché avrebbe dovuto esserlo, comunque?) alla situazione scolastica degli anni Dieci viene raccontata con umorismo british, aneddoti serissimi (e verissimi, ahinoi) e personaggi omerici, pronti a viaggiare oltre le colonne d’Ercole – le aule del biennio – e ad affrontare mostri a tre teste – alunni, presidi, professori new age -.
Il bello di questo libro è che è tutto vero, anche quando sembra tutto esagerato: le assemblee scolastiche pressoché inutili che macinano ore da recuperare, i dilemmi “crocifisso no crocifisso sì” poi risolti nel nulla, gli anziani professori che non sanno gestire dei quattordicenni ormonalmente attivi e i giovani professori che non sanno gestire neanche loro stessi, le ore di religione dove si guardano sempre dei film e le ore di educazione sessuale dove si guardano sempre i / le compagni / e dell’altra classe. Tutto vero, fino a sfiorare il drammatico: la scuola perde tempo, butta via menti brillanti e incentiva i peggiori per portare dei miseri 6 di cui, francamente, cosa ce ne facciamo?, fior di panegirici pedagogici senza capo né coda poiché «secondo un uso ampiamente diffuso nel nostro belpaese, di fronte a reiterate insufficienze del pargolo deficiente, anzichè rimproverarlo, punirlo come ai tempi d’oro dell’oscurantismo pedagogico (niente motorino per una settimana! Accesso negato a facebook!), aveva capito che era più conveniente andare a lamentarsi dal preside e dall’insegnante». E la regola per cui non si possono mettere i 3, i 4 o i 5 sulle pagelle ma solo 6 da recuperare? Dei pagherò intellettivi. Buffo, io ho sempre avuto 6 in matematica, ma non ho mai preso un voto più alto di 3. La sua esatta metà. Eppure sono viva e vegeta, e la mia privacy non avrebbe subito crolli da psicanalisi.

Antonio Ferrero scrive divertendo il lettore, ma sbruffando su quello che circonda l’istruzione e l’Italia tutta, e se avete fatto almeno una volta le superiori, diciamo tra il 1998 e il 2010, allora sapete che è la verità, nuda cruda e straripante di paradossi.
Colpi di scena ammalianti, abbandoni di cattedre, giochi di ruolo e persino 95 tesi in perfetto stile Lutero che fanno quasi commuovere: «1) Una volta erano i ragazzi a dover giustificare le loro mancanze, adesso siamo noi a dover chiedere scusa se diamo un’insufficienza; […] 12) Mio padre, alla fine della quinta elementare, era più preparato di alcuni nostri diplomati; […] 17) Possibile che nessuno si scandalizzi che un professore di scuola superiore guadagni meno di un operaio specializzato? […] 21) Chi si dice dalla parte dei giovani, sicuramente li frequenta poco. Io, ogni volta che sono con loro, vorrei essere da tutt’altra parte; […] 25) Quando studiavo era scandaloso e alternativo leggere On the road. Quando ho iniziato a insegnare era scandaloso e alternativo leggere Porci con le ali. Oggi è scandaloso e alternativo leggere» e, infine, «chi è stato trent’anni nella scuola italiana e non ne vede il degrado non è stato trent’anni nella scuola italiana».

Sempre più su la ricerca di menti illuminate, sempre più giù l’effettiva elettricità intellettuale di taluni. Penso a compagni di corso – universitari, in teoria il livello più alto raggiungibile nello studio – che sicuramente dovevano fare altro; penso all’espressione “braccia rubate all’agricoltura” e anche alla fabbrica e, perché no, pure alla Chiesa. Penso che studiare debba essere un obbligo morale, ma fino a un certo  punto, e se qualcuno non lo vuole, non lo può avere o non capisce, semplicemente, che vada per la sua strada. “Classe terminale” mi ha fatto sorridere, in molte pagine mi sono sganasciata e un po’ pentita, quando avevo 15 o 16 anni, di non essere stata migliore.

Buona lettura.

Antonio Ferrero
Classe Terminale
Edizioni Clandestine: http://www.edizioniclandestine.com/
10,00 €

Abbiamo recensito questo libro anche su aNobii! Se siete anche voi nella famosa libreria virtuale aggiungeteci! www.anobii.com/genrivista/books

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Comments
8 Responses to “La classe terminale (e la fine della Scuola Italiana)”
  1. iurimoscardi ha detto:

    Ottima recensione!!!

  2. dalla mail dell’auore pervenuta su generazione@generazionerivista.com:

    Spettabile rivista e – nel dettaglio – gentile Clara Ramazzotti,
    ho letto oggiAggiungi un appuntamento per oggi la vostra gustosa recensione del mio romanzo Classe terminale e vi ringrazio per la puntualità delle osservazioni e la generosità del giudizio. Mi fa piacere abbia incontrato il vostro favore e, sicuramente, avete acquisito un lettore in più!
    Grazie, a presto.

    Antonio Ferrero

  3. Fiorella D'Errico ha detto:

    Reblogged this on Passaggi d'anime and commented:
    Un’altra storia della Scuola, un’altra voce dal “profondo”.

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