Il vuoto intorno, il Bildungsroman

vuoto

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Sulla quarta di copertina di molte edizioni della Nausea di Sartre si legge: «Sartre ha vissuto la nausea e ha dovuto scriverla; noi viviamo la nausea e dobbiamo assolutamente leggere questo libro». La nausea la sentiamo anche ai giorni nostri, e ciò che la rende ancora più terribile è il senso di vuoto che l’accompagna: un senso di vuoto che affligge le nostre esistenze e che Claudio Volpe descrive con dovizia di particolari, portandoci a pensare che lui stesso abbia piena coscienza del vuoto della sua vita e che l’abbia perciò dovuto scrivere, così come noi sentiamo il vuoto e dobbiamo assolutamente leggere questo libro.
Sembra difficile credere che si tratti del romanzo d’esordio di un giovane autore perché ci racconta delle cose che, teoricamente, solo un adulto, può conoscere così bene.

Calvino c’ha insegnato che solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose possiamo spingerci alla ricerca di quello che c’è sotto, e Claudio Volpe lo ha capito fino in fondo ed è riuscito ad attraversare la superficie per arrivare fino in profondità. È la storia di un uomo che scrive una lettera al figlio per raccontargli il suo passato: parte dal suo primo vagito e arriva al momento in cui è finalmente pronto per affrontare con caparbietà la sua vita, dopo essere passato per tante esperienze molto forti. Si tratta di un Bildungsroman, un romanzo di formazione di ottocentesca memoria che, però, ci racconta una storia molto forte e drammaticamente attuale.

Se una critica si può muovere a questo giovane autore è quella di aver messo troppa carne sul fuoco: nel romanzo, infatti, troviamo così tanti elementi che abbiamo l’impressione di trovarci di fronte a più libri in uno. È una storia di quelle che ci permettono di entrare in empatia col protagonista, d’immedesimarci così tanto in lui da riuscire ad acquisire quella che è la sua più grande dote: respirare sulle cose. Il protagonista, che non a caso si chiama Achille, come l’eroe prediletto da Omero, ha un grande dono: nei momenti di crisi riesce a calmarsi, concentrandosi su un pezzo di mondo e respirandovi dentro. Alla fine del libro viene spontaneo provare ad imitarlo per «recuperare la calma e cancellare il panico nei momenti peggiori».[1]

Siamo ormai circondati da aspiranti scrittori che ci propinano storielle buone solo per farci spegnere il cervello, ma è di vitale importanza che ci sia ancora chi è in grado di suscitare in noi delle emozioni, di attivare la nostra immaginazione e di farci riflettere sul vuoto che abbiamo intorno e dentro di noi. Noi, infatti, «viviamo con la paura del vuoto, lavoriamo, amiamo, creiamo, facciamo arte, facciamo guerre, ci uccidiamo, per paura di venire divorati da quel maledetto vuoto affamato. La nostra storia è scandita dal vuoto».[2] Il vuoto nasce prima di noi, prima dell’universo, e l’unica possibilità che abbiamo per pacificarci con noi stessi e col nostro “vuoto intorno” è quella di «muovere le cose, dare loro un nuovo ordine, plasmare il caos attorno a noi».[3]

Abbiamo la possibilità di essere felici, nonostante il vuoto intorno, ma per farlo dobbiamo educare noi stessi e la nostra felicità, proprio come ci “consiglia” Claudio Volpe.


[1] C. Volpe, Il vuoto intorno, Villorba, Edizioni Anordest, 2012, p. 176.

[2] Ivi, p. 140.

[3] Ivi, p. 141.

Il vuoto intorno è di Claudio Volpe,
edito da Edizioni Anordest.


Potete trovare tutte le informazioni sulla pagina facebook del romanzo, mentre lo potete acquistare a 15 euro da qui.

Abbiamo recensito questo libro anche su aNobii! Se siete anche voi nella famosa libreria virtuale aggiungeteci! www.anobii.com/genrivista/books

Comments
4 Responses to “Il vuoto intorno, il Bildungsroman”
  1. Rosa Manauzzi scrive:

    “portandoci a pensare che lui stesso abbia piena coscienza del vuoto della sua vita e che l’abbia perciò dovuto scrivere”. Assurdo confondere autore di un libro e narratore di una storia. Altrettanto assurdo confondere La Nausea di Sartre con Il vuoto di Volpe. O non avete letto il primo o non avete letto il secondo. Il vuoto intorno è un ottimo libro di un esordiente, poco ha a che fare con tutti i riferimenti letterari buttati lì a caso. Comprate il libro e leggetelo, vi piacerà.

  2. annacarrozzo scrive:

    Credo che difficilmente si possa pensare che io non abbia letto il libro, dato che dalla mia recensione emerge chiaramente il contrario, ma se le critiche porteranno anche solo una persona a leggere il libro di Volpe per farsi una propria opinione, potrò ritenermi soddisfatta.

  3. sergiofalcone scrive:

    “Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti”, così recitava Karl Kraus. A questo è ridotta la cultura oggidì. I giovani autori hanno oltretutto l’arroganza e la presunzione e l’arrivismo che non appartengono ai giganti, quelli veri, ma agli inetti.

    • annacarrozzo scrive:

      Non tutti i giovani autori sono arroganti e presuntuosi e non tutti i giganti sono umili, non trovi? Ad ogni modo, grazie per la tua opinione, Sergio Falcone.

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