Cosa racconteremo di questi cazzo di anni Zero?

→ AAAA

È  lo stream of consciousness joyciano narrato attraverso lo stile di Palahniuk e l’innovatività di Kerouac, è l’underground che non ha bisogno di ricerche e studi per colpire dritto al cuore, è Vasco Brondi alias Le luci della centrale elettrica. Il nome si riferisce alle illuminazioni dell’ex polo industriale Montedison della città natale del cantautore, Ferrara, e già questo sembra caratterizzare i pezzi dando loro uno sfondo, attraverso la rievocazione di un’entità che, con le sue luci, abbaglia la degradata città del nuovo millennio.

Brondi non ha mai imparato a cantare, per questo l’importanza della sua musica non verte sulla melodia o sull’intonazione, ma sui testi; queste lunghissime composizioni allucinate, mancanti di qualunque punteggiatura e coerenza sintattica, ridondanti di metafore e figure stilistiche inusuali talmente vive da far tremare il pubblico (“invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare”); le stesse  che usa per aggiornare il suo blog e poi unisce per dar vita a questo tripudio di frasi sconnesse, intuizioni sbilenche… che non sono una storia, non sono un romanzo con un capo e una coda ma sono un turbine di emozioni e di sensazioni talmente ancestrali da risultare universali.

Dal non-sense del titolo si sviluppa un trait d’union dall’aspro sapore sinestetico che percorre tutto il libro: il degrado, la precarietà, l’atmosfera suburbana e fumosa della periferia della città, che è ogni città, i treni, lo schifo, l’amore, la droga, gli strumenti venduti su ebay… le sue frasi febbrile e malconce rivolte a questo tu che è donna e lo accompagna per tutto il tempo.
È un libro che si legge in un’ora, ma per capirlo devi essere nato in questi cazzo di anni zero; è un libro fotografico senza fotografie, si legge nel risvolto di copertina; ne senti la melodia roca e triste anche se lo leggi in silenzio, con lo stile cantilenante e i paragrafi senza punti.

Ed è quasi impossibile scriverne senza imitare l’ondeggiare ritmico degli anacoluti dei miei capelli meteoropatici che tutti mi chiedono se me li sono tagliati, anche se la consecutio è sbagliata perché adesso se fossimo in un telefilm ti dicevo che ti amavo. Così, coniugando anche male i verbi ma tanto è tutto inutile, perché io ti aspetterei alla finestra, ma dà sul cortile interno del condominio non servirebbe a niente.

Nell’orgia di questi pensieri, tutto sembra rovinato dall’inutilità del presente, dalle prese in giro, dai fumi tossici e dal degrado esistenziale, tanto che anche l’amore è qualcosa di osceno e orribile e fa male, e lascia i pezzi di noi sulle pareti e A volte pensi che siamo come quegli animali dei documentari che non si capisce mai se si stanno massacrando o se stanno facendo l’amore.

Del resto non cambierà mai niente, ma almeno ci si può perdere in questi pensieri perfetti capaci di aprire una voragine nel cuore.

A volte si sente male quando mi chiami perché la capsula microfonica del tuo telefono è piena di lacrime. Lo so, lo so. I rami degli alberi la mattina sono ancora coperti di strani rimpianti e le tua ciglia di brina. E me ne accorgerò solo quando ti avrò persa.

Vasco Brondi canta. E ha un blog. Ed è su twitter: @caracatastrofe.
Questo libro costa 10 euro e si compra qui.

Abbiamo recensito questo libro anche su aNobii! Se siete anche voi nella famosa libreria virtuale aggiungeteci! www.anobii.com/genrivista/books

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Comments
4 Responses to “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni Zero?”
  1. mediocritasmia ha detto:

    Reblogged this on mediocritas mia and commented:
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  2. ClaraRamazzotti ha detto:

    curiosissima di questo libro.
    poi adoro Le luci.

  3. Elena Cantarello ha detto:

    Dove lo posso comprare?? In internet non lo trovo da nessuna parte!!! help

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