Il nulla non esiste. Ed è già qualcosa. Una conversazione con Mario Lucrezio Reali

©ESA/Hubble & NASA

Incontro Mario Lucrezio Reali al Bistrot de Venise, dove è in programma la presentazione del suo ultimo libro, Elegie del Terrore (di cui vi parlerò nella prossima puntata di questa rubrica). Gentilissimo e cortese, con questa punta di accento toscano che ne tradisce le origini ma anche la lunga lontananza dall’Italia, è una di quelle persone che potresti ascoltare ore e ore a bocca aperta, tante sono le cose che ha vissuto e fatto, tanto è il suo entusiasmo nel raccontarsi.  Mi fa accomodare a uno dei tavoli d’angolo e iniziamo a parlare di lui e della sua poesia.

Chimico, manager e poeta, per di più in una terra difficile come l’Unione Sovietica; ci dia un quadro d’insieme.

Dopo aver finito il liceo classico ad Arezzo, ho fatto il biennio di chimica all’Università di Bologna e ho vinto un concorso per una borsa di studio Italia-Urss andando poi a Mosca. In cinque anni mi sono laureato in chimica organica teorica, per poi trovare impiego alla Montedison lavorandoci per 15 anni e passando poi per altri 25 a lavorare per l’Eni. Già da studente scrivevo, è sempre stata un’abitudine metodica: la mia idea è che prima si vive, poi si scrive. Tornato in Italia, ho pubblicato tre libri di poesia e un quarto in lingua inglese, e l’ultimo (Elegie del terrore, appunto) sta uscendo adesso. Ho sempre curato la poesia e nel frattempo, oltre alla chimica, mi sono appassionato anche di fisica quantistica.

A tal proposito, in una videointervista di qualche anno fa, riferendosi al suo libro L’uomo a quanti lo ha definito il  libro con una più marcata presenza di scienza. I suoi studi, il suo essere uomo di scienza quanto hanno influenzato la produzione poetica?

All’inizio poco, probabilmente anche a causa della mia scarsa dimestichezza nel campo della teoria quantistica, ma negli ultimi anni devo dire che l’influenza scientifica nei miei componimenti è determinante.  È un po velleitario, me ne rendo conto, ma io sto tentando di riattualizzare la visione unica di scienza e poesia, com’era nell’antica Grecia e anche prima, più indietro nella Storia. La fisica dei quanti, coi suoi misteri, è in un certo senso poesia.

Un punto di vista interessante; possiamo cercare di approfondirlo?

La fisica dei quanti è poco conosciuta in realtà, sembra racchiudere concetti astratti e irrealizzabili, ma al contrario sta aprendo una visione non solo dell’infinitesimamente piccolo dell’atomo, ma anche delle intuizioni o delle idee che arricchiscono enormemente la spinta poetica. Ne ho parlato con diversi ricercatori e scienziati e molti concordano: la fisica dei quanti può dare molto alla poesia, e viceversa. Si badi bene, non considero di aver ottenuto dei risultati indiscutibili, questo lo deve dire il lettore, ma c’è questo tentativo, non solo mio e non solo in Italia.

Capisco. Sa, ho sempre pensato che scienza e poesia fossero due approcci diversi per giungere a una Verità. Curioso trovarli entrambi qui davanti.

(Ride) La parola Verità mi mette i brividi. Parlare di Verità con in ballo la teoria dei quanti non credo sia possibile perché ogni scoperta porta ad altre scoperte che rivoluzionano la nostra visione. Quindi parlare di cose assolute, della Verità, del vuoto, dell’infinito alla luce di queste teorie, assume tutto un altro valore. Oggi si può dire che ci si avvicina a quella che può essere una conoscenza, però sapere cos’è la Verità… Infinito, vuoto, sono tutte parole che ho tolto dal mio vocabolario poetico, non ha più grande senso usarle per me. Le ideologie, un’altra cosa tremenda, hanno distrutto l’uomo. Si ricordi, l’uomo ha bisogno di idee, non di ideologie.

A questo punto, Mario Lucrezio Reali mi stringe la mano, e cortesemente si congeda. Nel farlo, il suo sguardo tradisce la necessità di trasmettere nozioni, approfondire il discorso, ma troppo vasto è l’argomento e troppo poco il tempo, c’è un libro da presentare, una folla da istruire (come ha appena fatto con me) alla scienza che abbraccia la poesia. La Verità, quella con la V maiuscola che scuote le coscienze e rivoluziona l’etica, è lontana, forse dietro a un’equazione, nascosta nel vuoto cosmico, oppure ancora più rintanata nell’intimo esercizio di poesia, sottintesa in un verso incerto, edulcorata in una brillante rima d’autore.
Forse, effettivamente, poesia e scienza non sono così dissimili, nascono dal bisogno umano più primordiale, secondo solo alla sopravvivenza: la conoscenza. Condividono la stessa passione metodologica, lo stesso sforzo intellettuale e (chi scrive sarà senz’altro d’accordo) le stesse frustrazioni senza volto né nome.

*

Due righe di biografia
Mario Lucrezio Reali nasce nel 1939 in Valdichiana (Toscana). Laureato in chimica presso l’Università Lomonosov di Mosca, passa diversi anni della sua vita nell’ex Unione Sovietica come dirigente d’azienda nel campo della chimica e dell’energia. Ha pubblicato Tramonto in Europa (Roma, Teti 2006), L’anima corrotta (Roma, Teti 2008), L’uomo a quanti (Roma, Teti 2008), A tired Angel. Selected Poems (New York, Gradiva publications 2011), Elegie del terrore. Gulag (Bagno a Ripoli, Passigli Poesia 2012).

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Comments
4 Responses to “Il nulla non esiste. Ed è già qualcosa. Una conversazione con Mario Lucrezio Reali”
  1. tramedipensieri ha detto:

    Poesia e scienza. Chi l’avrebbe mai detto. Perlomeno non riflettuto abbastanza. E’ come chi afferma che la vita sia impregnata di “matematica” e che la si ritrovo in tutto….dalla letteratura al nostro quotidiano.
    A ben pensare niente si può escludere a priori. diciamo che la poesia, forse perchè riguarda i sentimenti, il sentire…è più vicina e facile da comprendere o forse, meglio dire…la cultura così ci ha indirizzato.
    Un interessante spunto di riflessione e\o discussione.

    Buona giornata
    .marta

    • Oppure la poesia è talmente complessa, come lo sono i nostri sentimenti, da potersi affiancare a qualcosa di altrettanto complesso come lo spazio, la scienza, il nulla. Termini che a volte fanno quasi scivolare dalla sedia. Verrebbe da dire che la poesi parla dell’universo (interiore), e si userebbe un termine fisico comunque :)

      • tramedipensieri ha detto:

        “Si dice che quando una persona guarda le stelle è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell’ universo.” – Salvador Dalì
        Mi è venuta in mente questa citazione.

  2. francescovico ha detto:

    E’ interessante che, dopo aver costruito castelli di formule matematiche, la scienza sia tornata a farsi le domande “di base”: in fisica quantistica il ruolo dell’osservatore è fondamentale, quindi torna in auge la questione “chi sono io?”.
    Come due strade che proseguono disgiunte per un tratto, ma alla fine si uniscono di nuovo. E questo fa ben sperare anche per altre strade.

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