Elegie del terrore: nei gulag con Mario Lucrezio Reali

PONTE

Secondo appuntamento, dopo quello di due settimane fa, con la poesia di Mario Lucrezio Reali. Per chi se la fosse persa, ecco un piccolo sunto della puntata precedente (che potete andare a leggere in ogni caso a questo link): Mario Lucrezio Reali, chimico impegnato per oltre trent’anni nel settore energetico nell’allora Unione Sovietica, unisce poesia e scienza nella costante ricerca di un connubio tra questi insoliti partner, dando voce a una poetica rigorosa e solida, profondamente onesta.

Oggi voglio parlarvi di un altro aspetto del poeta Reali, l’aspetto più recente editorialmente parlando, che poco condivide con la poetica della scienza (o molto? Ne riparliamo dopo) e che per il tema affrontato impone al lettore una drammatica riflessione spogliata di qualsivoglia retorica. Voglio parlarvi del suo ultimo libro di poesie, intitolato Elegie del Terrore.

Vale la pena spendere due parole sulla genesi di quest’opera nata un po’ per caso dall’incontro dell’autore, durante gli studi universitari a Mosca, con un sopravvissuto ai gulag sovietici il quale sentì il bisogno di trasmettere a Reali la sua testimonianza. Da lì, il poeta intraprese un percorso personale fatto di innumerevoli incontri con altri sopravvissuti e parenti di sopravvissuti, dalla cui elaborazione poetica sono filtrati questi 26 componimenti.
Ogni personaggio è rigorosamente anonimo, identificato dalla propria professione o da una lapidaria indicazione del proprio status sociale. L’onestà di quest’opera traspare anche dai titoli: i componimenti accompagnati da un numero di serie sono i personaggi realmente incontrati dal poeta durante il suo lavoro.
Lo stile è crudo, spietato, compassionevole testimone imparziale e commovente martire, che ci invita alla riflessione sul Male partendo dalla tragedia dei campi di lavoro sovietici visti con gli occhi dei sopravvissuti e disegnando — via via che si prosegue nella lettura — un Male cosmopolita e senza bandiere, dove nessuno è vincitore ma tutti sono mestamente e ugualmente sconfitti.

N° 515 (Operaio)

Parlo per lui
Mi disse «Conosco la mia sorte
prendi il mio tozzo di pane
basterà una pallottola all’alba
a saziare la mia fame»
So che più non si lamenta
abbracciato agli altri
nella fossa che le acque frigide
del lago nascondono agli uccelli
Sono contento per lui
ma mi manca il suo pane

Niente punteggiatura per queste poesie, come se si volesse enfatizzare una necessità comunicativa fugace, bisbigliata all’orecchio, donata in una manciata di secondi.
Viene da chiedersi, leggendo queste poesie e pensando all’autore, quanto il suo ruolo di scienziato, abituato quindi a una ricerca metodica e rigorosa, abbia influito sulla raccolta delle testimonianze e sulla successiva stesura dell’opera. E il pensiero non può non andare a un altro illustre testimone, Primo Levi, sopravvissuto alla Shoah e per coincidenza anche lui chimico. Nei loro lavori di testimonianza, seppur diversi, la scienza di cui sono portatori non trova spazio, ma è ispiratrice del dovere di cronaca che diventa impegno storico e sociale, e si nutre della meticolosità che il rigore scientifico promuove e incoraggia.

Ricorda come profuma questo silenzio (coro)

Ricorda come profuma questo silenzio
Non è delle betulle che vestite di bianco
tengono sulle ginocchia i morti
Non è il profumo delle foglie
che coprono di sudari la terra
È questo silenzio il monumento all’uomo
Sulle traversine della ferrovia
che trafigge il cuore delle aurore
i chiodi arrugginiti dal sangue
sono lapidi
Fermati qui
Sono qui le tombe del secolo che offende
e prega perché ossa di uomini
non possano più divenire strade
Ricorda come profuma questo silenzio

Fosse stato un libro di prose, una raccolta di testimonianze nude e crude, non avrebbe avuto lo stesso effetto. Solo attraverso la poesia, che sa mediare e rendere fumoso ma allo stesso tempo comprensibile, accettabile, tragicamente bello, possiamo empatizzare con il Dolore Universale che tutti e tutto unisce, il dolore senza volto e senza colpa, come ci suggeriscono questi versi.

N° 1051 (medico)

Conosco la pena
Ignoro la colpa
Ho mangiato su un piatto candido di porcellana
le feci del capo del campo
Ridevano e si chiudevano le narici per la puzza
Dicevano ebreo luminare illustre gastroenterologo
ti facciamo continuare nei tuoi studi
Ora sono responsabile delle latrine dei guardiani
e mi sento importante
se mi rivolgono la parola
anche per dirmi «merda»

Mi ricorda per certi versi la poesia del primo Raboni con la raccolta Gesta Romanorum in cui vari personaggi, come da sopra un palco, raccontano la loro testimonianza, diretta o meno diretta, della crocifissione di Gesù. Se vi capita, leggetele entrambe: vi farà bene al cuore.
Vi lascio con un’ultima poesia da Elegie del Terrore: in questo testo il Male è assoluto, trascende il gulag e ci racconta una storia di tragica sfortuna con un finale inquietante e carico di angoscia.

(nato in prigionia)

Nacqui da una reclusa
e da un assassino
in una baracca verde
sulla riva di un mare gelido
cullato dai prigionieri
a cui era rimasto il cuore
Era bella mia madre
ma non sopravvisse
Mio padre capo delle guardie
dicono che oggi all’inferno
insegni malvagità al diavolo
Quando crepò il Mostro
fui portato via libero
da una prigioniera che non sorrise mai
Figlio del buio
ogni giorno ho paura
del mio stesso sangue

Il Male dunque è totale, è regola per questo personaggio, nato in prigionia per l’appunto. Di questo Reali ci parla senza cedere alla tentazione di muovere pietà attraverso la voce dei suoi personaggi; al contrario, ci lascia con un messaggio quantomai attuale di dignità e compostezza pur di fronte a un dolore insostenibile, mitigato dall’atto poetico che, di per sé nobile, aiuta a comprendere e, perché no, a superare.

*

Due righe di biografia
Mario Lucrezio Reali nasce nel 1939 in Valdichiana (Toscana). Laureato in chimica presso l’Università Lomonosov di Mosca, passa diversi anni della sua vita nell’ex Unione Sovietica come dirigente d’azienda nel campo della chimica e dell’energia. Ha pubblicato Tramonto in Europa (Roma, Teti 2006), L’anima corrotta (Roma, Teti 2008), L’uomo a quanti (Roma, Teti 2008), A tired Angel. Selected Poems (New York, Gradiva publications 2011), Elegie del Terrore. Gulag (Bagno a Ripoli, Passigli Poesia 2012).
Come segnalato nella recensione, ai lettori di questa raccolta consiglio anche la lettura di Gesta Romanorum di Giovanni Raboni.

Reali


Mario Lucrezio Reali, Elegie del Terrore. Gulag, Bagno a Ripoli (Fi), Passigli Poesia, 2012 (60 pag., 10 €).

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