La poesia di comprare libri di poesia

Partiamo col dire questo: le sezioni di poesia nelle librerie sono quasi sempre angoli imbarazzanti di mondo.
Lo sono davvero, e voi lo sapete. Sotto più punti di vista.

La posizione, tanto per cominciare.
In molte delle librerie che frequento la sezione poesia è il secondo scaffale partendo dal basso dell’ultima saletta a destra in fondo al corridoio dopo il bagno. La bassezza dello scaffale ti costringe se vuoi darci un’occhiata a mortificarti nel corpo e nello spirito, strisciando le ginocchia sulle piastrelle fredde del pavimento e tirando su tonnellate di polvere con i lembi del cappotto che neanche lo swiffer. Il tutto non manca di una certa tragicità metaforica in odor di stoicismo che vista da fuori fa anche la sua porca figura e che si può imparare ad apprezzare col tempo.

Altra cosa, la scelta dei titoli.

La regola aurea della fornitura di una sezione di poesia media è che segue rigorosamente i necrologi: in altre parole, se è morto e da poco, avrai ottime possibilità di trovarlo. Due esempi su tutti? Muore Alda Merini, tonnellate di libri di Alda Merini; muore Zanzotto? Tonnellate di libri di Zanzotto.
Personalmente trovo questa cosa agghiacciante, ma funziona così, c’è poco da fare, la poesia nelle librerie va a stagioni misurate sulla durata di questo o di quell’autore e al di là di pochi classici, sempre quelli peraltro, siamo destinati a dover cogliere al volo il momento buono, se così possiamo definirlo. Come avvoltoi, né più né meno.

Infine, il prezzo.

Ma questo è un argomento strettamente soggettivo e legato a dinamiche economiche che ignoro e voglio continuare a ignorare, pertanto mi rifaccio alla vostra coscienza nel valutare se il prezzo dei libri di poesia sia esagerato o adeguato per le vostre tasche.

Comunque sia, vi chiedo di perdonarmi la tendenza polemica a voler fare di tutta l’erba un fascio (suppongo che lì fuori, specialmente nelle grandi città, ci siano sezioni di poesia dignitose) ma sono sicuro che ogni lettore di poesia sa in cuor suo che non mi sto allontanando troppo dalla realtà dei fatti. D’altro canto, diciamocelo: se mai siete entrati in argomento riguardo alla scarsa cura dell’angolo dei versi col personale di una libreria, avrete senz’altro ricevuto la classica risposta senza età, unica nel suo genere a farvi sentire ogni volta parte di una specie in via d’estinzione alla stregua del panda gigante o del rinoceronte indiano, ovvero Sai, sono pochissimi quelli che leggono poesia…
Se il mondo delleditoria fosse teatro di un romanzo di formazione dell800, la poesia sarebbe il ragazzino macilento e zoppo, ultimo di una batteria di dodici pargoli di una famiglia di straccivendoli. Sempre lì lì per morirti tra le braccia ma pieno di saggezza e buoni intenti e in grado di commuoverti sinceramente.
Nessuna polemica con gli esercenti di categoria, ci mancherebbe altro: trattandosi di lavoro e non avendo un vero vantaggio nel migliorare l’offerta, come dar loro torto? Non si può, e anzi ringraziamo che la maggior parte di loro ha la sensibilità necessaria per non far sparire del tutto il genere dalla propria attività (e con l’occasione chiedo scusa al mio libraio di fiducia che sopporta pazientemente e con ogni volta rinnovata cortesia le mie proteste al riguardo).

Tralasciando le dinamiche commerciali, dall’altra parte della barricata tuttavia il lettore di poesia è lì, rodendosi il fegato perché tormentato dal profondo disagio che non è solo umano ma, se mi permettete un azzardo che sa di prosopopea, è anche squisitamente cartaceo: i libri di poesia sono là da tempi immemori, che trasudano un bisogno di attenzione pari d’intensità a quello di un aquilotto al ritorno della madre al nido. È però una richiesta di attenzione muta, che rimbomba nella testa di colui il quale conosce la trascuratezza cui la poesia è sottoposta da sempre e ne coglie l’enorme spreco in termini di conoscenza (e perché no, di benessere d’animo) cui si sottopongono gli avventori di una libreria ignorando i volumi stessi.
Una faccenda, questa, che decontestualizzata lascia il tempo che trova, ma se accade a pochi metri dallassalto animalesco ai vari 50 sfumature o dalla sezione horror invasa da libri su vampiri adolescenti e affini, grida una certa vendetta.

Sia ben chiaro, con questo non si vuole sminuire generi mode o autori particolari, tanto più che nell’opinione di chi vi scrive qualsiasi pezzo di carta (tolte poche eccezioni) che incoraggi e avvicini chicchessia alla lettura andrebbe promosso e sostenuto, ma non si può nemmeno ignorare che il filone poetico sia da sempre smoderatamente fuori dai giochiUn lettore di poesia che sfoglia e risfoglia gli stessi libri di poesia in libreria, che ormai li conosce a memoria perché son sempre quelli, badate bene, non li sta scegliendo. Li sta incoraggiando. Ricordatevelo la prossima volta che ne vedete uno.

Detto tutto questo, possiamo affermare quindi che dietro a ogni amante della poesia si nasconde un tenace ed eroico martire della letteratura; a chi mi chiede un’opinione sull’argomento, in quanto autore ma soprattutto accanito lettore, rispondo che ci vuole coraggio. Per cosa? Per scrivere poesia, per leggerla. Per comprarla, soprattutto.
Precisamente, comprare libri di poesia è un atto di poesia in partenza. È il cercare, è lo star chinati in posizioni scomode, è l’affidarsi ad autori mai sentiti con uno slancio d’amore e di fiducia senza pari, è un viaggio interiore di misura della propria passione ancor prima di arrivare alla cassa.

Se non è vostra abitudine comprare libri di poesia, provate e chissà che ci prendiate gusto.
Se invece già li comprate, resistete, resistete, resistete.
Buone feste a tutti.

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