Spoiler Alert!

Vi siete dati alla pazza gioia per la “data-Maya” per eccellenza? Avete brindato fino allo sfinimento perché stava finendo un’era o, peggio, perché poteva finire il mondo?
Calmate i festeggiamenti, niente sta per finire, a parte Spin-Off. Ultimo episodio della serie, ultimo capitolo del libro. Forse vi domanderete perché chiamare l’ultimo pezzo “Spoiler-Alert”, quindi vi anticipo subito gli argomenti, così siete ancora in tempo per fuggire via!
Frozen Heat, la fine della quarta serie e i primi episodi della quinta saranno la nostra ultima fatica, quindi nel caso in cui seguiate la serie su RaiDue e non in diretta con gli Stati Uniti (e spiegatemi anche come fate, magari, visto che io non resisto e vedo gli episodi in diretta alle 4 del mattino), il consiglio è di leggerlo ma a vostro rischio e pericolo, considerando che, se non erro, la programmazione in chiaro è giunta al doppio episodio della quarta stagione.
Andiamo con ordine: Frozen Heat.

copertina Frozen Heat

Tratteremo solo di alcune piccole curiosità, quindi non aspettatevi che vi riveli passaggi fondamentali del libro o, peggio, il finale. Se non potete aspettare, sappiate che la ABC ha rilasciato i primi capitoli, ma, ovviamente, sono in inglese. Per la versione italiana, pubblicata da Fazi Editore, probabilmente dovremo attendere fino a marzo, quindi non disperate, manca poco.
Partiamo dalla dedica, legata più che mai alla serie.

«To all the remarkable, maddening,
challenging, frustrating people
who inspire us to do great things»

È proprio Castle a pronunciare queste parole mentre parla con Beckett, definendola la persona più interessante, esasperante, impegnativa e frustrante. Se posso aggiungere qualcosa, trovo che sia tra le scene più intense di “Always”.

Sfogliando Frozen Heat, troverete un riferimento particolare che poi avrà un riscontro in una scena della quinta stagione: Rook e Nikki uniscono i loro nomi, per avere un soprannome, come i Roach o, per citare le loro parole, come i “Brangelina”. Il risultato sarà Nooki, e, nella serie, Caskett.

In effetti, i fan della serie conoscono il soprannome “Caskett” da moltissimo tempo, ma trovarlo in un episodio è stato un piacevole regalo, se così vogliamo definirlo.

Tra le pagine, troviamo nuovamente un riferimento a Malcom and Raynolds, che, come abbiamo avuto occasione di spiegare la scorsa settimana, si riferisce al passato di Nathan Fillion. Chi ha visto la quinta serie, però, sa che è stato creato un episodio appositamente per ricordare, anche se indirettamente, Firefly. Parliamo del sesto episodio, ambientato ad una convention sci-fi, in cui avviene un omicidio. Il fattore convention è interessante anche per il coinvolgimento dello stesso Nathan in questo tipo di manifestazioni, dato che è sempre ospite e protagonista del Comic Con di San Diego.

Parlando della quinta serie e della vita da scrittore di Castle, che secondo alcuni si è lentamente oscurata per lasciare spazio al lato investigativo della serie e al Castle-investigatore, abbiamo un piacevole ritorno alle origini nel quarto episodio, in cui i Caskett partono per trascorrere il weekend negli Hamptons.
Castle si giustifica con il resto della squadra sostenendo che debba scrivere, ma in effetti questa avventura fuori New York potrebbe essere l’ispirazione che lo scrittore cercava per il suo prossimo lavoro. L’entusiasmo per questo caso porta Castle ad accennare ad un possibile Hamptons Heat.

Nel caso in cui ve lo domandiate, la risposta è sì, la collaborazione della Detective Beckett è fondamentale per questo potenziale prossimo libro. Soprattutto se suggerisce un determinato tipo di finali.

E a proposito di finali, ci siamo, questo è anche il mio finale.
Permettetemi di ringraziare il gruppo di generAzione rivista, che mi ha fatta salire a bordo per questo breve tratto di viaggio. Un grazie particolare va senza dubbio a Clara Ramazzotti, che ha pazientemente letto e corretto questi pezzi, anche quando venivano spediti alle ore più pazze del giorno e della notte. Non avete idea delle conversazioni interminabili che iniziavano con un “Non ce la posso fare, non ho idee” e finivano con un “Hai recuperato gli arretrati di quella serie?”.
Un ringraziamento anche a Fazi Editore, senza di Voi non avremmo i libri e questa rubrica non sarebbe mai iniziata.
Alla fine, ma di certo non per ordine di importanza, un grazie a chi ci ha letto, seguito e pubblicizzato per tutto questo tempo.

Credo sia giunto il momento di concludere e, visto che è una rubrica che tratta di Richard Castle, chi meglio di Nathan Fillion per chiudere in bellezza? Soprattutto se, come in questo caso, si tratta di una buona causa e di libri: Kids needs to read.

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