L’immediatezza e il significato: “Il poeta” di Grazia Valente

La poesia, amici miei, ha una forza straordinaria. È una sicurezza che anima i miei pensieri da quando ho memoria, una sicurezza consolatoria e confortante, una madre dolcissima a cui far ritorno ogniqualvolta il mondo si rivela una bestia dura da affrontare.
Non esagero quando dico che, a mio modesto parere, il rapporto tra poesia e poeta, o tra poesia e lettore, contiene lo stesso quantitativo di devozione e gratitudine che lega un fedele alla propria religione. Questo pensiero mi consola anche quando penso al triste declino che la poesia ha avuto negli ultimi decenni, poiché la consapevolezza della sua natura primordiale ed essenziale ne fa di fatto un processo inestinguibile. Quando ci penso, questa certezza mi posa in uno stato di calma e serenità che mi porta quasi alla commozione: non mi stancherò mai di ripeterlo, e volevo condividerlo con voi che immagino amiate e veneriate la poesia quanto e più di me. Comunque, veniamo a noi.

Oggi voglio parlarvi di un libro che arriva da Torino, inviatomi dall’autrice, Grazia Valente, che ringrazio e saluto. «Caro Matteo», scrive Grazia sul retro di una cartolina raffigurante un suo dipinto, «ti mando questo mio libretto che si muove smarrito nel mercato librario, troppo grande per lui». Ho già detto la mia su questo mercato, vasto e spaventoso come un oceano in burrasca sul quale la zatteruccia della poesia stenta a stare a galla con questi naufraghi assetati e sfiduciati che poi sarebbero gli autori, ma vale la pena di ripeterlo in questa sede: gli autori di Poesia, quei vivi e prolifici martiri dell’inchiostro, sono irrimediabilmente soli e in balia delle onde. L’unica nostra forma di resistenza è tenderci la mano l’uno con l’altro, organizzarci, onorarci a vicenda con le nostre fatiche letterarie, parlarne parlarne parlarne sempre, dovunque, comunque. È per questo che ricevere il libro di Grazia è stato prima di tutto un piacere d’impatto, oltre che una gradevole sorpresa una volta finito di leggere. Si chiama Il poeta. Semplice e diretto, quasi logoro, il poeta. Perché poi il poeta chi è?
Sembra essere questa la domanda a cui Grazia Valente cerca di dare una risposta, in tanti anni di produzione. E gli anni sono davvero tanti, basti pensare che in questo libro sono raccolte liriche prodotte in un arco di tempo che va dal 1987 al 2008, ben ventun’anni di versi.
L’epigrafe del libro comprende due citazioni che suggeriscono al lettore la chiave di lettura dei componimenti:

«Ciò che la psicoanalisi va riscoprendo, i poeti l’han sempre saputo». Sigmund Freud
«Son dannato alla macina dei versi».  Sergej Aleksandrovic Esenin

Il poeta è depositario nel tempo della chiave che apre i segreti della mente, ma è anche incatenato alla sua condizione rivelatrice, al dovere di poesia che può essere un onere assai gravoso.
I componimenti non hanno titolo, tolte poche eccezioni. Lo stile è essenziale e asciutto, il concetto esplode ed esaurisce nel giro di due o tre versi, saltando da una delicatezza agrodolce a toni di spietata intransigenza. Come in questi due casi:

Ho bevuto alla fontana del Poeta
un’acqua dolcissima
che sapeva di sale.

******

Se un libro non ti ustiona la mente
allora merita il fuoco!

Grazia Valente ritrae il poeta delineando i suoi contorni senza tracciarne vizi e virtù propri, ma piuttosto circoscrivendolo in uno spazio ideale fatto di elementi ed eventi esterni che scolpiscono un’immagine sì smarrita e nebbiosa, ma efficace. È in questo senso che il regno del poeta è modellato sull’ambiguità che lo vede suddito e regnante, prendendo anche connotati sacri:

Non conosco che un solo Paradiso.

Quando la parola cercata
si staglia come ombra celeste
sul bianco chiarore del foglio.

*****

I grandi Poeti sono i miei Vangeli.

Ai loro piedi ho posato
il mio povero velo di novizia.

Molti componimenti sono scritti in prima persona, e forse è questa la prova più dura per un poeta: mettersi a nudo, ancora più a nudo dopo che lo si è fatto con se stessi nel comporre. L’autrice ci guida attraverso il suo ventennio poetico parlando di sé e per sé, ma ricordandoci che in fondo siamo tutti uguali sotto il sole della poesia, indecifrabili, smarriti, dubbiosi.

La mia sete zampilla tra risme di carta
e domande sospese nell’aria.

Attendo risposte dall’eternità.

Credetemi quando vi dico che sono letteralmente stregato dalla pulizia compositiva di questa abile poetessa torinese, la cui opera «smarrita nel mercato librario» è a sua volta un’utile bussola nel selvaggio continente dell’animo poetico, ricco di insidie e di zone inviolabili, non solo per il poeta ma anche per il lettore, che in una delle poche liriche con titolo viene così ammonito:

Grazie di venirmi a trovare
ma, per favore,
non calpestare le aiuole.

È stato d’aiuto, conoscere Grazia Valente attraverso i suoi versi: lo dico col cuore e con un grazie tra le mani.  La sua poesia immediata e illuminante mi è già cara e la consiglio caldamente a tutti coloro che amano sentirsi inondare di una carezzevole e fugace empatia, che è versi scritti e lasciati a morire in un cassetto, è rabbia per la poesia che va e chissà se torna, è timore per il domani e nostalgia del ieri, mai gridato, sussurrato piuttosto, posato tra mezzo fiato di parole e un grammo di punteggiatura.

Vi lascio con una delle poesie che ho preferito dell’intero libro. L’implicita sofferenza di una crisi artistica, mediata dalla figura di un quaderno silenzioso, viene interrotta e prende movimento all’improvviso, in netta contrapposizione con il sentimento di assoluto vuoto. Ma questa improvvisa dinamicità, cos’è in realtà? È la fine di un tunnel, un elemento di disturbo? O è il semplice distogliere lo sguardo da una situazione di fatto irrisolvibile se non affidandosi al tempo?

Il quaderno
che un tempo mi chiamava
adesso tace.

Arabeschi di luce.

Al vostro istinto l’interpretazione, o semplicemente l’abbandonarsi alla sola lusinga delle sensazioni.

*

Due righe di biografia
Grazia valente è nata nel 1936 a Torino, dove attualmente vive. Autore di numerose poesie, ha vinto nel 1999 il Premio nazionale Haiku Contest di Roma. Il poeta è la sua prima raccolta pubblicata.

Grazia Valente, Il poeta, Portaparole, 2012 (96 pag., 14 €)

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