Bertrand Russell: attraversare il confine

Molti pensano che o si dedica la propria vita alla scienza, alla nostra parte più razionale, oppure ci si dedica all’arte, alla letteratura, al mondo della creatività. Due mondi separati e spesso in conflitto fra loro.
E così molte persone pensano che sia vero, ma alcune, per fortuna, hanno il coraggio di attraversare la cortina di ferro che li separa e di solito lasciano il segno. È il caso di Bertrand Russell, filosofo, logico, matematico e storico britannico, nobile di nascita, terzo conte di Russell, ateo e socialista pacifista. Una figura poliedrica capace di raggiungere le più alte vette in campo matematico (è suo infatti il famoso paradosso che ne porta il nome e che pare all’origine della crisi dei fondamenti della matematica a inizio Novecento) e capace di aggiudicarsi l’ambito premio Nobel per la Letteratura nel 1950 «quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero».
In ambito matematico è molto famoso il suo paradosso, che può essere descritto con la breve storiella del bibliotecario stakanovista. Un giorno un bibliotecario volle riordinare l’immensa biblioteca che dirigeva e iniziò così a redarre una serie di di cataloghi: il catalogo di tutti i libri gialli, quello dei romanzi rosa, quello dei saggi e infine il catalogo di tutti i cataloghi; ma a questo punto si trovò di fronte a un dilemma insolubile: inserire o no il catalogo al suo interno? Insomma se non lo si inserisce non è più il catalogo di tutti i cataloghi ma se lo inseriamo non è più il catalogo di tutti i cataloghi. Un vero e proprio dilemma che mise in crisi la matematica e la logica del tempo, a cui poi fortunatamente si è posto, in un certo senso, rimedio.
In ambito umanistico, oltre a essere uno dei padri fondatori della filosofia analitica e mentore di Wittgenstein diventò una voce autorevole nel campo della morale e dell’etica opponendosi per esempio all’uso delle armi nucleari e alla guerra in Vietnam. Convinto pacifista, si trovò a scontare sei mesi di carcere per un articolo pacifista scritto nel 1918 dopo che già nel 1916 aveva subito l’allontamento dal Trinity College di Oxford per le idee esposte nei suoi Principi di riforma sociale. Fu poi coinvolto nel controverso caso del City College di New York in cui gli fu vietato di insegnare a causa del suo ateismo dopo aver ottenuto un incarico presso tale università. Strenuo difensore dei diritti umani, della libertà di pensiero e di espressione, era sempre alla ricerca della verità in ogni campo: prova ne è lo scritto 16 questions on the assassination (di John F. Kennedy) che a tutt’oggi bene delinea i punti deboli della versione ufficiale. Famosi sono inoltre i suoi scritti sulla religione, dai più divulgativi (Io sono un Ateo o un agnostico? e Perché non sono cristiano) fino al saggio Scienza e religione.

Abbattere il confine tra i due mondi non è certo facile, ma chi lo fa porta con sé da una parte e dall’altra un qualcosa in più, ovvero quella necessaria ibridazione che fa parte del mondo quotidiano. Chi mai avrebbe potuto rendere scientifica la filosofia se non un matematico? Chi mai avrebbe potuto distruggere l’opera di una vita di un matematico (tale Frege) facendogli osservare tramite lettera un tarlo nella sua teoria (il già citato paradosso di Russell) se non un filosofo? Ebbene Russell fu entrambe le cose, matematico e filosodo, e − come ebbe a dire nel suo saggio What I believe − «The good life is one inspired by love and guided by knowledge» (la buona vita è quella ispirata dall’amore e guidata dalla conoscenza, ossia cuore e mente, filosofia e matematica).
La sua, di vita,fu certamente singolare: nacque nel 1872 in una famiglia nobile, si sposò varie volte e fu uno dei maggiori critici della morale vittoriana arrivando a sostenere che l’amore tra un uomo e una donna, sposati o meno che siano, non è immorale: cosa non usuale all’epoca (Morale e Matrimonio, saggio del 1929). Ebbe una vita votata all’edonismo, come riportato in varie biografie fra le quali spicca un’autobiografia in tre volumi conclusa poco prima della morte, ma fu anche molto impegnato dal punto di vista accademico insegnando, fra l’altro, al Trinity college e all’UCLA. Come già detto vinse il premio Nobel per la Letteratura nel 1950, dopo essersi salvato nel 1948 da un disastro aereo a nuoto all’età di 76 anni. Morì infine, quasi centenario, nel 1970.
La sua vasta opera scientifica è ben riassunta nei Principles of Mathematics, in cui si nota tra le altre cose un susseguirsi di teorie spesso alternative o in contrasto tra loro, cosa certo non tipica per un trattato di logica ma ben in linea con lo spirito più umanistico-letterario di Russell. Come in un romanzo la trama si dipana non necessariamente in modo lineare, così capita in questa che è l’opera principe di Russell. D’altra parte l’opera letteraria è in gran parte saggistica volta a sostenere, con argomenti efficaci e il ricorso di strumenti logici, le proprie idee e le proprie convinzioni.
Per ricordarne l’opera scientifica e letteraria mi piace citare una frase tratta dal saggio Il trionfo della stupidità che ben ne riassume le battaglie in campo matematico, morale e filosofico: «La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi».

Proviamo ora a fare un piccolo gioco: cercate delle persone che conoscete che possano rappresentare bene entrambi i campi finora delineati. Fatto? Beh, se avete risposto sì, tutta la mia stima a voi e soprattutto a colui che secondo voi è in grado di dominare bene sia la matematica sia la letteratura. L’eccezionalità di Russell sta proprio in questo: in un mondo che era sempre più orientato alla specializzazione incarnò l’immagine del sapiente, saggio tipicamente rinascimentale, in grado cioè di trovarsi altrettanto bene in campo artistico e in campo scientifico. Risalendo nei secoli, a tutti vengono in mente Leonardo da Vinci, Leibniz, Galileo e Newton, figure che spaziano dalla pittura alla meccanica, dalla filosofia alla matematica, dall’astrologia alla fisica alla letteratura: proprio questa capacità di fondere in modo fruttuoso più campi, tipica di secoli addietro, si è poi persa man mano fino ad arrivare alla sterile settorialità dei giorni nostri. Ma figure come quella di Russell stanno a ricordarci che recuperare una concezione fluida del sapere umano non solo è fattibile, ma anche desiderabile perché è sempre dal caos e dalla mescolanza di idee che nascono nuove cose, talvolta migliori delle precedenti.

Comments
One Response to “Bertrand Russell: attraversare il confine”
  1. Clèr scrive:

    Quando si dice: un secchione.

scrivici che ne pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Lettori

    • 78,217
  • Archivio

  • Iscrivendoti potrai leggere gli articoli appena postati, i commenti fatti, le immagini pubblicate.

  • La rivista e l'intero materiale presente su questo sito appartengono ai loro legittimi proprietari. Le opere possono essere trasmesse purché siano segnalati gli autori e non sia a scopo di lucro. Tutto quello che viene scritto nella rivista e sul sito è espressione individuale del suo autore. Le immagini utilizzate sono sempre degli autori di generAzione e dei suoi collaboratori, dove non indicato sono state prese dal web ricercando immagini in CC e prive di copyright. Se vedi un'immagine che ti appartiene contattaci subito e la toglieremo.

    Creative Commons License 2013 - generAzionerivista
  • Creative Commons License

    Ebuzzing - Top dei blog - Letteratura Ebuzzing - Top dei blog - Cultura