Il coraggio di essere se stessi: l’Opera poetica di Amelia Rosselli

In una recensione a Dal balcone di Sergio Solmi, pubblicata nel 1968 su Paese Sera, Amelia Rosselli scrive: «Meno felici le poesie dedicate a tematiche cosiddette attuali […], lì il discorso si fa più banale, come se l’autore, portato soprattutto a esprimere una sua vita interiore molto complessa e quasi incomunicabile, facesse artificiosamente sforzo su se stesso per ravvicinarsi ai tempi d’oggi, più estroversi e polemici. […] Forse con più coraggio l’autore dovrebbe essere se stesso». E così, come lui, molti altri passarono sotto il suo sguardo sottile e acuto. Nella sua attività di giornalista culturale e critico, Amelia ci metteva cuore e cervello: era pronta a smascherare i poeti non veri. Di ragioni per scrivere ce n’è solo una, che è il desiderio, più forte di ogni cosa, di esprimere la propria autentica visione del mondo. Non a metà, non in parte: tutta intera.
Quando inizia a scrivere, è questa l’ambizione più forte di Amelia: scrivere un’opera piena, un libro unico, senza se e senza ma, che abbia senso dall’inizio alla fine, una creatura con braccia gambe testa e cuore. Un insieme di testi tenuti insieme da un’intrinseca coerenza, che metta tutti a tacere. In un certo senso, Amelia desidera fare il suo dovere.

La poesia di Amelia Rosselli nasce alla fine di un percorso personale di approdi, dislocazioni, interruzioni dovuti alla sua condizione di profuga, o meglio, come dice lei stessa, al suo essere «figlia della guerra[1]»: il padre, l’antifascista di origine ebraica Carlo Rosselli, fu esiliato in Francia; Amelia nasce così a Parigi e cresce tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti, portando con sé, alla fine di questa travagliata esperienza, un bagaglio con dentro tre lingue e un intenso, complicatissimo vissuto.
L’approccio di Amelia alla scrittura è denso, programmatico: sebbene vicino nell’esito frammentario e nelle interferenze plurilingui alle tendenze avanguardiste dell’epoca, il suo stile è obbediente a leggi intrinseche e personali, sebbene variabili (e spesso sfuggenti) di raccolta in raccolta e di poesia in poesia. Un nodo centrale che attraversa l’intera sua opera è però riconoscibile: si tratta della perpetua dialettica tra la realizzazione del sublime, della forma più alta di poesia, e la sua irriducibile impossibilità. Tra un principio e la sua contraddizione. Prendiamo a esempio questo testo del 1959, tratto dalla raccolta Variazioni Belliche:

Questi uccelli che volano
e questi nidi, di tormento fasciano
le inaudite coste, e l’ombra
che getta l’alabastro violento sui cuori
è l’improbabile vittoria. O sonetto tu suoni con le campane
dei muli, − il passo è muto.

Tentare di parafrasare una poesia come questa sarebbe un gesto fine a se stesso: essa, come ogni altra produzione di Amelia, chiama all’interpretazione, al dialogo e all’intuizione. In questo testo sono presenti ascesa e caduta: l’innalzamento del linguaggio poetico del primo verso, impresso nel volo degli uccelli, precipita alla fine nell’inadeguatezza delle campane dei muli, nel mutismo. Il passaggio è mediato all’interno da segmenti che presentano in sé l’alto e il basso, l’inizio e la fine, la possibilità e al tempo stesso la sua negazione: le inaudite coste sono fasciate di tormento e l’ombra dell’alabastro violento sui cuori è l’’mprobabile vittoria. La poesia diviene luogo ed espressione di un conflitto, il quale diviene a sua volta motore stesso della scrittura.
Altra caratteristica del linguaggio rosselliano è il voler rendere l’istante della vita nella sua minima variazione: trovare la lingua che dica l’esperienza, che dica il mondo, anche se questo significa scontrarsi con un linguaggio che non sa dire. L’ordine e il caos sono compresenti nella poesia di Amelia e reggono il suo gioco: da un lato, l’ordine è necessario a contenere ciò che il caos saprebbe soltanto distruggere, serve a costruire il senso; dall’altro, l’ordine è una minaccia, perché anche il caos ha dignità di esistere, è a sua volta differenza, è il quid.

Contiamo infiniti morti! la danza è quasi finita! la morte,
lo scoppio, la rondinella che giace ferita al suolo, la malattia,
e il disagio, la povertà e il demonio sono le mie cassette
dinamitarde. Tarda arrivavo alla pietà − tarda giacevo fra
dei conti in tasca disturbati dalla pace che non si offriva.
Vicino alla morte il suolo rendeva ai collezionisti il prezzo
della gloria. Tardi giaceva al suolo che rendeva il suo sangue
imbevuto di lacrime la pace. Cristo seduto al suolo su delle
gambe inclinate giaceva anche nel sangue quando Maria lo
travagliò.

Nata a Parigi travagliata nell’epopea della nostra generazione
fallace. Giaciuta in America fra i ricchi campi dei possidenti
e dello Stato statale. Vissuta in Italia, Paese barbaro.
Scappata dall’Inghilterra Paese di sofisticati. Speranzosa
nell’Ovest ove niente per ora cresce.

Il caffè-bambù era la notte.

La congenitale tendenza al bene si risvegliava.

Un’altra grande frattura − e con questo termine si indica il nodo, il fermento, ché in Amelia Rosselli ogni frattura è fonte di significato − è rappresentata dall’impossibilità di dire se stessa senza dire gli altri. Questo testo, preso sempre dalla stessa raccolta, presenta un cenno autobiografico. Tuttavia, come possiamo notare, è presente perché contestualizzato nel più grande dramma della Seconda Guerra mondiale (contiamo infiniti morti). Si può dire che la poesia presenta un tono quasi elegiaco.
L’io poetico di Amelia è un io che soffre la compresenza di molti altri protagonisti, spesso non identificabili (in questo caso, possiamo notare la personificazione della poetessa prima nella rondinella e poi nella figura di Cristo, come accade in altri esempi di Variazioni belliche), e che vive nel costante timore di uscire troppo allo scoperto. Seguendo la lezione dei grandi modernisti inglesi, l’io poetico è “roba da romantici”, non è per i veri poeti, perché fare poesia non è raccontare se stessi, bensì uscire da se stessi, negare la propria soggettività a favore dell’autonomia del linguaggio. Come dice T. S. Eliot nel celebre saggio Tradizione e talento individuale: «Il progresso di un artista è un continuo sacrificio di sé, una continua estinzione della personalità […]. La poesia non è un libero movimento dell’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è l’espressione della personalità, ma la fuga dalla personalità».
Il discorso non si esaurisce qui: c’è un altro meccanismo che porta Amelia a mordersi la lingua ogni volta che un pezzo di se stessa esce dalla sua penna e va in direzione di uno sfogo, di uno squarcio di sé, di un sentimento: è la grande tensione tra impegno politico e vita consacrata alla poesia. Si potrebbe dire, azzardando, che tutte le contraddizioni della sua poetica sono riconducibili a questo grande nodo irrisolto, a questo macrotesto che è la vita stessa. Amelia Rosselli si trova giovanissima e orfana in un Paese che sceglie perché è la patria del padre. Tutto ciò che le resta del passato, oltre a una fitta cerchia di amici di famiglia, parenti e figure a cui si legherà più o meno intensamente nel suo percorso di crescita, è la memoria dell’impresa paterna, e la fama della sua famiglia all’interno dell’ambiente politico italiano. Per tutta la vita Amelia cercherà di occupare una posizione sulla scena politica italiana: tesserata al Partito Comunista, tenterà di coniugare la sua capacità di creare, di “cantare”, di astrarre, con l’imperativo al dovere civile che rispetterà sempre pur tenendosene a distanza, in un modo di rapportarsi tutto suo così simile, nelle naturali ambivalenze, al rapporto con un genitore.
Il linguaggio di Amelia Rosselli presenta tutte le ferite e i segni di una vita vissuta. L’impresa compiuta nel suo libro unico  è riportata nel Meridiano, uscito a settembre  2012 a cura di Stefano Giovannuzzi. Nel saggio introduttivo di Emmanuela Tandello (La poesia e la purezza: Amelia Rosselli) leggiamo: «Su questo filo così sottile e in pericolo costante di spezzarsi, Amelia Rosselli costruisce, tassello dopo tassello, la propria identità. Tutto ciò viene messo in luce da questo Meridiano, nel quale la tensione tra l’opera e la storia del suo costruirsi rivela sia la portata del lavoro di autocostruzione condotto dalla Rosselli, sia il paradosso che dietro di esso si cela». Volendo seguire, in questa breve recensione, la stessa politica, si potrebbe sottolineare l’importanza dell’opera rosselliana alla luce della forza creatrice in essa presente: la forza di fare una scelta e viverne i conflitti, del desiderio di senso, della volontà di includere e inglobare tutto, il dolore e la gioia, correndo il rischio di annullarsi. Il rischio della scrittura per Amelia Rosselli fu come il rischio della vita: l’estremo sforzo di tenerla insieme, con le sue sole dita, chiusa in pesanti valigie. Al suo genio e al suo coraggio vuole essere dedicato questo breve articolo.

*

Due righe di biografia
Amelia Rosselli nacque a Parigi nel 1930, figlia dell’antifascista Carlo, teorico del Socialismo Liberale, e di Marion Cave, attivista del Partito Laburista. Nel 1940, dopo l’assassinio del padre e dello zio ad opera delle milizie fasciste in Francia (1937), si trasferì con la famiglia in Svizzera e poi negli Stati Uniti. Negli anni Quaranta e Cinquanta si occupò di teoria musicale, etnomusicologia e composizione, scrivendo numerosi saggi. Nel 1948 cominciò a lavorare come traduttrice dall’inglese per alcune case editrici e per la Rai e continuò a dedicarsi a studi letterari e filosofici. In questi anni cominciò a frequentare gli ambienti letterari romani (nel 1950 conobbe lo scrittore Rocco Scotellaro, che le presentò poi Carlo Levi) e gli artisti che avrebbero dato vita al Gruppo 63. Tra le sue opere,Variazioni belliche (1964); Serie ospedaliera (1967); Impromptu (1981); Appunti sparsi e persi (1983). Si suicidò a Roma l’11 febbraio 1996 a causa di una grave depressione; lo stesso giorno del 1963, si suicidava a Londra Sylvia Plath.


Amelia Rosselli, L’Opera poetica, Milano, Mondadori (I Meridiani), 2012 (CL+1.609 pag., 65 €)


[1]    Tandello, La poesia e la purezza, Amelia Rosselli, in Giovannuzzi, Amelia Rosselli: l’opera poetica, Mondadori, I Meridiani, Milano 2012

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Comments
5 Responses to “Il coraggio di essere se stessi: l’Opera poetica di Amelia Rosselli”
  1. enrico ha detto:

    Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.

  2. giacomo ha detto:

    Ciao! Vorrei solo dire un grazie enorme per le informazioni che avete condiviso in questo blog! Di sicurò diverrò un vostro fa accanito!

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