Fissare la bellezza instabile

Come si recensisce un libro di poesia? Domanda mai banale. Alla quale, direte giustamente voi, chi recensisce dovrebbe saper dare risposta. Ma il bello, e il brutto, della poesia è anche la sua indecifrabilità: una certa impossibilità a essere incasellata in uno schema rigido e definitivo. È un po’ quello che accade leggendo Bellezzainstabile, la raccolta d’esordio di Federica Bonzi (premiata alla dodicesima edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale 2012 “Poeti nella società”): per recensirlo adeguatamente bisogna coglierne e descriverne, più che le singole poesie, l’atmosfera. Ed è quello che cercherò di fare, sebbene sia abbastanza difficile tradurre sensazioni in parole.
La raccolta è composta da 82 poesie, tutte in versi liberi e quasi tutte brevi. Fin dalla prima lettura ci si accorge che lo stile è impregnato di una propria musicalità che attraversa tutto il libro. Ognuno dei componimenti ha un tono molto personale, che spesso arriva allo svelamento dell’intimità: non è una poesia narrativa, questa, che racconta storie e svolgimenti, ma è sempre una poesia statica, fatta di elaborazione di ricordi o di visioni del mondo rovesciate o − ancora − di giudizi su una relazione di coppia. Una poesia fatta di accostamenti, dove le immagini emergono non tanto seguendo un filo logico e continuo ma per successivi urti con le parole che le precedono. Come, per esempio, in Perché? 

Siete miei amici
che fate
perché?

Siamo insieme
nel banco
che succede?

Venite sempre
a casa
mi fido di voi

Non capisco più
sento ridere
dai tocca a te

troppi colpi
tonf tonf tonf
rimbombano

Passi che scappano
per sempre morta
mi temono

Torno a casa
non lo dico
certo sarei capita

Servisse
lo racconterei
click

La sintassi è frammentata, volutamente ambigua: quello che l’autrice vuole comunicare riusciamo a comprenderlo, naturalmente, ma a fatica. Bisogna adattarsi alla sua ottica, mancando qualsiasi concessione o complicità immediata stabilite con il lettore. Altrove, invece, il contrasto non è più nelle parole usate nel componimento ma nel punto di vista adottato, capace di ribaltare quello che viene accettato da tutti perché considerato definitivo e stabilito. Come nella poesia In ritardo, dove all’ipocrisia dello sguardo bonario ma compassionevole della società si sostituisce la schiettezza di chi vive il disagio della disabilità in prima persona:

Per distrazione
al nastro di partenza
sono arrivato
in ritardo

[…]

Voglio essere visto
le gambe ferme
sapranno condurvi
dove non immaginate

Arrancheremo
su scalini scoscesi
travolgeremo imbarazzi
certezze voleranno

[…]

Non sono
diversamente abile
a richiamare
una diversa ricchezza

La lascio ad altri
chiamatemi per nome

disabile

Una sincerità che si ritrova anche altrove, per esempio nelle relazioni, e che diventa semplicità o comunque smascheramento di costruzioni fittiziamente complicate e rivelazione di meccanismi tanto elementari quanto banali. È il caso di Due vite: la relazione tra i due amanti rimane sempre a distanza, e l’unico modo per avvicinare i protagonisti è la loro partenza per le vacanze estive.

Noia dei giorni di febbraio
un telefono
due voci
si ascoltano

Tepore d’aprile
un invito
le voci
si incontrano

Giochi segreti
nei giorni di maggio
luoghi d’amore
i corpi si assecondano

Sole caldo
di luglio
una valigia
due vite che diventano una

Dal punto di vista linguistico, la poesia di Federica Bonzi è una poesia che rifiuta quasi sempre il compromesso che si stabilisce sfruttando la retorica e la frase fatta, così come immagini già usate e abusate. Tuttavia, alle volte la ricchezza linguistica che la contraddistingue finisce per ingolfare la lettura: accade quando alcune strofe sono eccessivamente dense di aggettivi e di descrizioni astratte e rendono un po’ macchinosa la chiarezza del concetto. Capita per esempio in Ricordo e respiro (“Immagini/ nervose e repentine/ respiro corto/ di ricordi crudi/ fiducia infrante”), oppure in Con gli occhi chiusi (“Il garbuglio/ disorienta la roccia/ dell’esitante realtà/ della verità offesa”). A ben vedere, tuttavia, questo accumulo è il rovescio della medaglia di quello che altrove è il pregio principale dello stile dell’autrice, ovvero l’accostamento inconsueto di immagini descritto in precedenza.
La poesia Masquerade riassume invece efficacemente qual è, per l’autrice, il senso di scrivere poesie:

Scrivere senza mediazioni
nessun pensiero pensato
nessuna parola studiata

Ne ho abbastanza di sorridere
la licenza che ardita balena
è trattenuta

La poesia solo realtà
rarefatta dalla parola
ambiguità perfetta

Basta saper piegare
scopare a desiderio
umori a godere

Il gioco è facile
finzione linguistica
della quale mi maschero

Stasera priva del trucco
preferisco declinare
senza sinonimi

Si tratta di una dichiarazione di totale e assoluta sincerità: del sentimento, e quindi del contenuto, ma anche della costruzione, e quindi della forma. L’autrice rifiuta la facciata tranquilla dell’apparenza per descrivere ciò che è meno regolare ma più vivo. Se fossimo qualche decennio indietro, questo lo potremmo definire un vero e proprio manifesto poetico; ma oggi, di fronte a una poesia priva di ridondanza e di certezze condivise, può valere per una raccolta di poesie e sicuramente per la visione dell’arte che ne ha la sua autrice: per il resto chissà. Proprio per seguire l’imperativo di uno sguardo davvero aperto e attento su tutto, l’autrice non si ritrae in se stessa ma anzi analizza, in Bellezzainstabilele infinite varianti di cui la vita è composta. Ci sono infatti l’erotismo, come in Slow jazz (“Muoviti lento/ come slow jazz/ che io ti senta”) i risvegli al fianco della persona che si ama (“Il primo piacere del giorno/ è il torpore molle/ che dolce ancora mi conquista/ e mi dice rimani// È toccarti/ e con gli occhi/ ancora chiusi/ indovinarti”, Il primo piacere del giorno); le situazioni banali e allo stesso tempo assurde, per qualcuno incomprensibili, come l’amicizia tra un uomo e una donna (“Dicono/ non si può/ insisto/ è possibile”, Un uomo e una donna); i particolari (Cerco un fazzoletto: “Non sto bene/ niente di importante/ un normale raffreddore […] Non importa a nessuno/ sto bene/ tutto come sempre// Cerco un fazzoletto”) che solo gli occhi attenti sanno cogliere.

Ognuna di queste poesie è un tassello di una ricerca particolare, quella della bellezza. Si tratta di una ricerca difficile, però, perché la bellezza, come recita il titolo della raccolta, è instabile: ma, nonostante questa instabilità, non gli si può sfuggire. “Voglio guardare/ negli occhi/ la bellezza” è infatti l’attacco de La bellezza instabile: questo è, da sempre, il desiderio di ogni poeta. Quello contemporaneo tuttavia, come Federica ben sa, non riesce più a trovare tanto facilmente la bellezza intorno a sé: “sfacciata si offre/ algida si respinge”, è una “sfuggente certezza”, ambigua ma potente (“Nobile crea/ colori note/ pietra piegata// Provvisoria trucca/ volti corpi forza/ che tradirà”). La colpa del poeta è insomma parziale: “Forse non riuscirò/ a vederla/ la bellezza è instabile”, e il nostro occhio di uomini fa fatica a focalizzare ciò che per sua natura è sfuggente. Ma, anche se la bellezza si nasconde, al poeta rimane il compito di cercarla: un po’ ovunque, ma soprattutto nella quotidianità.

*

Due righe di biografia
Federica Bonzi, voce emergente della poesia contemporanea, è nata a Montichiari (Bs). Premiata alla dodicesima edizione del Concorso Internazionale Poetico Musicale 2012 “Poeti nella società”, Bellezzainstabile è la sua prima raccolta.

Federica Bonzi, Bellezzainstabile (174 pag.).

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Comments
11 Responses to “Fissare la bellezza instabile”
  1. Federica Bonzi ha detto:

    Non so se è corretto secondo la net-etiquette, non ne ho esperienza e seguirò il mio sentire che ringrazia per la considerazione, per lo spazio dedicato, per le parole benevole e critiche. Soprattutto per quelle critiche. Dovrebbero aiutarmi, ma scrivo d’impeto ( non è vero, nella sintesi che frequento c’è tanto labor limae ) e so bene di essere a volte criptica. Non credo cambierò, sono così, mi piace e mi piace il confronto.Accolgo apertamente consenso e piccoli piccoli giusti appunti. Mi è piaciuto essere con voi. Se ho sbagliato, perdonatemi per inesperienza.

  2. Vanna ha detto:

    Trovo che i testi siano brutti, noiosi, banali. Detto questo, non ho ben capito (ma forse sono tarda io) quale sia la casa editrice che li pubblica – e naturalmente, se si tratta di una casa editrice a pagamento. Fatemi sapere!

    • federicabonzi ha detto:

      Cara Vanna, che i testi siano brutti, noiosi e banali può essere se questo senti. La cosa mi tocca relativamente,direi niente e sarò diretta come lo sei stata tu. Non puoi ergerti a giudice di qualche verso a fronte di più di 80 poesie che possono essere infime per te che non le conosci e valide per altri che le premiano.Il diverso sentire è la “grande bellezza” (op.cit.) della poesia. E il mio sentire mi porta a dire che forse sì, sei un po’ tarda. Non sta scritto da nessuna parte il nome di una casa editrice perché io sono editrice di me stessa, benché mi sia stato offerto e senza alcun pagamento di pubblicare. Ma,a parte le lungaggini e l’estetica del libro, la casa editrice era a mio avviso troppo piccola e poco conosciuta per i miei parametri diversi dai tuoi, fortunatamente.La scelta dei versi che hai avuto la sfortuna di leggere non è dipesa da me,ma dalla personale sensibilità di chi li ha còlti e li ha ritenuti degni. Dunque con il tuo commento sei offensiva nei confronti di chi quei versi ha apprezzato per vicinanza,condivisione e che io difendo per l’affermazione della SUA personalità. Mi interessa assai meno di me ché so bene che l’esporsi è soggetto a critiche, velate o decisamente aperte come le tue che non arrecano alcun danno e semmai il contrario. Il confronto è sempre fecondo. Rassegnamoci, né tu né io abbiamo certezze. Meno male, perché una “certa” come te è inquietante come tutte le certezze. Tu che fai, scrivi?

  3. federicabonzi ha detto:

    Carissima…vedi che di commento in commento cresce la mia considerazione di te?…Mi piace e molto la critica, ma potresti argomentarla cosicché io possa abbeverarmi alla tua fonte? Grazie

  4. federicabonzi ha detto:

    Pensieri in divenire, molto più che carissima Vanna, proprio come un” crescendo” musicale. Se vuoi puoi prenderti la briga di leggermi nell’Archivio di Stato sulla rivista letteraria “La Ballata”, Premio per la cultura italiana 1978 e in virtù di questo presente appunto nell’Archivio e che a breve mi dedicherà un’intera pagina. Oppure nella pagina telematica ” Tellus Folio”, assai seguita con relativi commenti (non ricordo il mese, ma mi troverai) o ancora nella rivista greca, ché magari sai leggere in lingua, al contrario di me anche se ho fatto il classico, Limenikà Kronikà ( ah, les claviéres italiennes que n’ont pas les caractéres grécque ) Tutto ciò un po’ per vanto, ma nemmeno troppo perché nulla ho chiesto, sono troppo pigra per farlo, ma per dirti ancora una volta che per fortuna non tutti vivono il tuo pensiero che, sempre per caso e per fortuna, non è il pensiero dirimente e unico.Sei relativa come ognuno di noi.

    • Cara Federica, lasciamo a Vanna il tempo di commentare la sua idea sulla nostra recensione al tuo lavoro. Certamente ne potranno nascere discussioni interessanti e proficue.

      • federicabonzi ha detto:

        Cara GenerAzioneRivista, fino ad ora ho visto che i commenti erano in moderazione e ho ritenuto di arricchire a Vanna le sue conoscenze per quanto mi riguarda. Come si dice così spesso, “melius abundare quam deficere”. Come si sarà potuto notare non sfuggo e anzi il confronto mi stimola. Mi chiedo solo come può Vanna esprimere compiutamente un giudizio, sia pur relativo, non avendo letto che pochi versi. Non sai, cara GenerAzione, per quanto vi stimo, come pago volentieri il prezzo del biglietto di questo bel viaggio dai paesaggi diversi.

  5. jonnybig2013 ha detto:

    La bellezza è certamente instabile, come tutte le cose..
    Sulla natura dell’ arte e dell’ estetica consiglio il blog:
    http://scienzadellastoria.wordpress.com/

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