Da Pavese a Pasolini verso la twitteratura

Vi ricordate Pierluigi Vaccaneo, Hassan Bogdan Pautàs e Paolo Costa? Li avevamo intervistati per presentare #Leucò, il progetto di riscrittura su Twitter dei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese da loro ideato e che si è svolto − con un successo enorme − da gennaio ad aprile. È appena partito #Corsari, il loro nuovo progetto social (la riscrittura di Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini): questa volta, da Pavese si è passati a Pasolini e, più che per #Leucò e #LunaFalò, questo terzo progetto di riscrittura si inserisce nel dibattito sulla twitteratura. Per capirne qualcosa di più, li abbiamo intervistati e, poiché abbiamo tralasciato le presentazioni, vi basti sapere che Pierluigi Vaccaneo dirige la Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo, Hassan Bogdan Pautàs è un blogger e Paolo Costa è giornalista e docente di Comunicazione Digitale e Multimediale a Pavia.

L’ultima volta che ci siamo sentiti vi ho intervistati prima di #Leucò. Quindi partiamo col fare il punto: #Leucò ha confermato la scommessa di #LunaFalò? Quale è stato il risultato più positivo e quale il più negativo?
(Vaccaneo) #Leucò è andato ben oltre #LunaFalò: un testo più complesso e articolato ha appassionato utenti su tutto il territorio nazionale generando una mole di tweet 10 volte superiore a #LunaFalò. Come ha ben riassunto in un tweet @isopaci, «A un convegno su ‘Pavese e la rilettura del mito’ non ci sarebbe andato nessuno e se mi avessero detto che avrei riletto 5 volte ogni dialogo non ci avrei creduto». #Leucò è stato togliere la cultura dalle teche impolverate dell’istituzionalità e metterla nell’unico luogo dove deve stare, tra la gente, generando lettura condivisa e mantenendo il focus sul libro e la sua fruizione.
(Pautàs) I risultati sono stati straordinari: quantitativamente (dai 5.500 tweet di #LunaFalò siamo passati a quasi 45mila) ma anche dell’intensità dell’esperienza. Con #Leucò è nata la comunità di lettori che sognavamo: persone che si conoscono fisicamente dopo essersi incontrate al Salone del Libro e aprono le loro case − dalla Val Camonica alla Sardegna − perché il testo è un intreccio di storie possibili e persone. Resta un briciolo di insoddisfazione: abbiamo accumulato 45mila messaggi che vorremmo analizzare, in primo luogo semanticamente, ma non abbiamo le forze − fisiche ed economiche − per un’impresa di questa portata.
(Costa) Intorno a #Leucò si è aggregata una comunità molto più consistente di quella di #LunaFalò: una comunità variegata ma fedele, che non vede l’ora di fare nuove riscritture. Alcune intuizioni della prima ora sono state confermate e approfondite, al punto che possiamo tentare qualche formulazione teorica: fino a #LunaFalò si poteva pensare ancora a un incidente di percorso, dopo #Leucò è chiaro che la twitteratura è una cosa seria. Il risultato più positivo è stato la diffusione dei Dialoghi con Leucò, libro importante ma misconosciuto. Averne favorito la conoscenza è un grande successo: anche l’editore se ne deve essere accorto, visto che le copie del libro hanno cominciato a scarseggiare nelle rivendite di tutta Italia. Fra i risultati negativi indico il lavoro con Pinterest, modesto e non integrato con il flusso di Twitter.

Dal punto di vista dei vostri rispettivi ambiti professionali, quali effetti ha avuto questo progetto? E che cosa ha dimostrato o ha significato?
(Vaccaneo) Il risultato è stato quello di aver mantenuto vivo il ricordo dello scrittore: non si è banalizzato il messaggio di Pavese ma lo si è adeguato al contesto storico e, con le dovute proporzioni, si è fatto quanto egli fece con le sue opere, cioè innovazione. Pavese individuò nella letteratura americana un efficace strumento comunicativo e cercò di mutuarne l’esperienza all’interno del contesto linguistico italiano: creò una nuova lingua, essenziale e sintetica, base del successo internazionale delle sue opera. Senza contare l’incremento di visibilità che hanno avuto i luoghi pavesiani, meta di turismo culturale da tutto il mondo.
(Pautàs) A mio avviso il lettore è tornato protagonista: abbiamo dimostrato che la critica senza il testo a cui si riferisce perde ogni ragione. Lo pensano anche i critici letterari, però la scuola italiana sostituisce spesso l’antologia al testo e il commento del critico alle parole dell’autore. Leggere la fonte primaria: noi abbiamo provato a fare questo. Poi c’è un altro aspetto, per me più stimolante: non si può prescindere dal rapporto diretto fra autore e lettore, anche nella rilettura social dei testi di un autore morto più di mezzo secolo fa. Questi esercizi permettono di sperimentare, battere sentieri nuovi per provare a immaginare cosa saranno la lettura e la letteratura di domani. Costruire giocattoli artigianali dà soddisfazione anche perché contempla l’errore: sbagliare è l’unico modo per apprendere, e confrontarsi con una comunità online significa ricevere quotidianamente suggerimenti e opinioni. Una ricchezza.
(Costa) Ritengo che la valenza sia duplice. Da un lato le riscritture aumentate fanno bene alla letteratura, nel senso che offrono una modalità nuova di approcciarsi ai testi letterari, analizzarli e capirli, entrando in relazione con opere e autori che, per quanto oggetto di canonizzazione, non sono così frequentati (anche perché gli italiani leggono pochissimo). D’altro canto il gioco dei commenti al testo che si innesca negli esperimenti di twitteratura costituisce anche un modo per ripensare criticamente la fragile cultura dei commenti del Web 2.0, su cui ha scritto cose importanti Geert Lovink nel suo ultimo libro (Ossessioni collettive, 2012). In questo senso parlerei di critica alla cultura digitale dominante.

Quale è l’aspetto che i riscrittori hanno privilegiato: rifare o citare?
(Costa) Nessuno dei due, ma entrambi sono stati praticati alternativamente. La cosa bella, in ogni caso, è che anche negli esempi apparentemente più irriverenti (parodie, forzature, derivazioni, ecc.) emerge un grande rispetto per l’autore e il suo testo originale. Per questo ho avuto modo di dire che la riscrittura, anche nelle sue derive estreme, è un atto d’amore, una forma di compassione per il testo.

Sta per iniziare, con #Corsari, l’avventura pasoliniana: cosa vi aspettate? Perché questo cambio, dopo Pavese, e perché proprio questo autore, diverso da Pavese per stile e contenuti e anche per ‘tipo’ di intellettuale? 
(Vaccaneo) Il cambio ci è sembrato fisiologico perché i temi ‘pavesiani’ sono stati ampiamente sviscerati: questo non esclude che in futuro si possa tornare su Pavese, ma per l’attualità ci è sembrato importante cambiare contesto e dedicarci a un autore la cui opera è stata troppe volte analizzata sotto la lente del dato biografico. Pasolini è stato, per citare l’orazione funebre di Alberto Moravia, «prima di tutto un poeta e poeti al mondo non ce ne sono tanti». Con #Corsari vogliamo ripartire da questa considerazione di Pasolini: «Noi abbiamo una vera missione, in questa spaventosa miseria italiana, una missione non di potenza o di ricchezza, ma di educazione, di civiltà». Con #Corsari cerchiamo di recuperare i valori dell’intellettuale, dell’educazione al senso critico e alla libertà di pensiero: concetti dimenticati e di cui si ha un drammatico bisogno oggi in Italia. Non ci sono obiettivi prefissati se non la lettura, la condivisione, il recupero di temi e argomenti troppo spesso dimenticati e oggi più che mai necessari.
(Pautàs) Non so cosa succederà con #Corsari: lo impareremo dai lettori. Per la prima volta ci cimenteremo con un testo argomentativo o, meglio, una serie di testi argomentativi che spesso rimandano l’uno all’altro e sono contestualizzati in un periodo storico delimitato, il 1973-1975. I lettori potrebbero dirci che ciò che chiediamo loro è impossibile, oppure divertirsi a contestualizzare un periodo storico che non hanno vissuto o hanno dimenticato. Ci sarà spazio per l’ironia quando esamineremo la controversa posizione di Pasolini sull’aborto? Non lo so, probabilmente saranno fuoco e fiamme, ma torneremo a confrontarci con il ruolo che ogni intellettuale dovrebbe avere: dividere, facendo pensare. Le cose più interessanti emergeranno dal diverso modo in cui ognuno saprà interagire con l’autore e con chi lo ha letto in precedenza, critica letteraria inclusa.
(Costa) Mi aspetto molto. Pasolini è un autore centrale per la storia della cultura italiana del secolo appena trascorso, come poeta, narratore e regista. Abbiamo scelto gli Scritti corsari perché sono l’opera massimamente emblematica del ruolo che Pasolini svolse come intellettuale: un ruolo scomodo per l’Italia, che raramente volle capirlo, e soprattutto per lui. Pasolini aveva il ‘difetto’ socratico della parresia: nulla nascondeva della propria verità, e nel nostro Paese questo è un difetto che si paga caro. Il messaggio che vogliamo lanciare con #Corsari non è «Pasolini aveva (sempre) ragione». Semmai il messaggio è: «Ciò che, più di ogni altra cosa, manca oggi in Italia è una figura di poeta e intellettuale come fu quella di Pasolini». Un’altra valenza del progetto consiste nella decisione di testare per la prima volta il metodo della twitteratura su un testo argomentativo e non finzionale.

Basta poco perché anche i meno abituati capiscano cos’è Twitter e cosa sono state le riscritture. Ci sono stati “progressi” nell’uso di Twitter da parte dei riscrittori? Che geografia dell’Italia ne viene fuori?
(Pautàs) Ognuno di noi fruisce in modo non mediato di testi diversi: fotografie, film e fiction, per esempio, non necessitano di intermediari specifici. Quando ci si chiede perché le persone non leggono, forse si dovrebbe rovesciare la domanda: perché in ogni istante recapitiamo ai cittadini un dirompente flusso di immagini e al tempo stesso rinchiudiamo i libri nelle biblioteche? La nostra dieta mediatica ha un problema di razionamento quantitativo: se gli agenti di socializzazione (famiglia e scuola per primi) relegano la lettura all’esercizio eventuale, gravoso e ‘noioso’, i giovani non vi si appassioneranno mai. La fruizione della letteratura deve e può diventare anche un gioco: se questo accade, non occorre soloneggiare sull’importanza della lettura, perché sono le persone stesse a sentire il bisogno di leggere. Quanto a Twitter, che resta un mezzo, fra i riscrittori di #Leucò vi erano persone più o meno esperte: da un lato la comunità ha alfabetizzato se stessa, dall’altro non è necessario essere esperti di un medium per cominciare a usarlo. Pasolini e la macchina da presa hanno qualcosa da insegnarci, o no? Dal punto di vista geografico, invece, emerge un aspetto problematico: la twitteratura si basa sul paradigma ‘always on, mobile first’. Nel Mezzogiorno, dove la connettività è più bassa, è probabilmente più difficile partecipare: questo dovrebbe farci riflettere sul divide digitale e sui modi per affrontarlo.

Si sta accendendo, grazie anche alle vostre riscritture, il dibattito sulla twitteratura: cos’è, per voi, twitteratura? Progetti come questi ne fanno parte?
(Vaccaneo) Rispondo con quanto abbiamo scritto su twitteratura.it: «La ‘twitteratura’ non esiste. Esiste invece la possibilità di divulgare grandi contenuti sfruttando le potenzialità di Twitter e della letteratura: immediatezza, rapidità, sintesi. Esistono il libro e il lettore, i quali, attraverso le sperimentazioni di twitteratura, hanno una nuova occasione. Con twitteratura.it cerchiamo di stimolare la lettura utilizzando cose che ognuno di noi ha a portata di mano: un libro, uno smartphone (tablet o pc), una connessione Internet, un account di Twitter. #TweetQueneau, #LunaFalò, #Leucò e #Corsari sono nati con l’unico obiettivo di riscrivere, e quindi rileggere riappropriandosene, grandi opere della letteratura: Esercizi di stile di Raymond Queneau, La luna e i falòI dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini.
(Pautàs) Non credo che Twitter possa essere usato per produrre letteratura: la scrittura è sequenziale, mentre Twitter è un mezzo circolare che rimanda altrove. Tuttavia, guardo con interesse agli esperimenti di scrittura narrativa su Twitter. La twitteratura per come la intendiamo noi, comunque, è cosa diversa: un gioco di lettura condiviso attraverso un social network. #TweetQueneau, #LunaFalò e #Leucò non sono testi, ma metatesi: commentari giocosi. Per me tutto questo resta uno splendido terreno di sperimentazione: leggere con Twitter significa ricordare che ogni pagina è diversa da un’altra, ogni libro da un altro, ogni idea da un’altra. Lo considero un esercizio civile per opporsi all’inerzia omologante del potere. E poi, non è il caso di prenderlo troppo sul serio. Dopo tutto, è solo un gioco.
(Costa) Twitteratura è un termine di comodo. Per noi significa riscrittura aumentata, attraverso Twitter, di testi letterari (e non). Per altri è sinonimo di scrittura creativa via Twitter (o Twitter Fiction, come dicono gli anglosassoni). Quando parlo di esperienza ‘aumentata’ mi riferisco – come nel caso della cosiddetta ‘augmented reality’ – al fatto che l’uso di tecnologie della connessione abilita processi altrimenti impossibili. Ecco perché la twitteratura permette di immaginare forme nuove di interazione autore-testo-lettore.

La riscrittura di Pier Paolo Pasolini, vero e proprio viaggio corsaro, è iniziata lunedì 10 giugno 2013 e si concluderà il 29 luglio: a ognuno dei 25 scritti saranno dedicati due giorni, coordinati da un Corsaro (un utente di Twitter) che darà il via alla riscrittura coordinando poi il flusso dei tweet. Non ci sono regole prefissate per la riscrittura: vanno bene citazioni, riflessioni, rifacimenti. L’importante è usare sempre l’hashtag #Corsari, seguito dal numero di scritto a cui si fa riferimento (#Corsari/01, #Corsari/02, ecc.), e non superare i 140 caratteri canonici. In ogni caso, trovate tutte le informazioni qui.

Comments
4 Responses to “Da Pavese a Pasolini verso la twitteratura”
  1. ClaraRamazzotti scrive:

    Dovrei proprio leggerlo questo libro

  2. Più che un intervista è un cenacolo breve. E mi piace moltissimo. Ora lo faccio sapere!

  3. Raul Bucciarelli scrive:

    L’ha ribloggato su daisuzoku.

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