Una questione di prospettiva: gli Animali in versi di Franco Marcoaldi

Circa un mese fa stavo bighellonando nella mia libreria di fiducia nel tipico status mentale del predatore di poesia (per chi non avesse familiarità con la cosa, qui un compendio emozionale della faccenda), quando mi è caduto l’occhio sul libro di cui vi parlo oggi, Animali in versi, dello scrittore e giornalista romano Franco Marcoaldi.
Partiamo col dire che si tratta di un bestiario. A quelli a cui, come a me, la parola “bestiario” evoca immagini medievali di compilazione su libroni in pelle di pecora e dissertazioni alchemiche tra dotti sapienti, dico subito niente paura: il sentimento più arcaico che troverete sfogliando queste pagine è solo un primordiale ed accomodante Amore.
Ma andiamo con ordine.

Voglio che vi soffermiate sul titolo: Animali in versi. Io inizialmente avevo letto “animali inversi” ed ecco il motivo per il quale ha attirato la mia attenzione di primo acchito. Animali inversi, un po’ come dire ruoli inversi tra uomo e animali, magari un atlante poetico di parallelismi tra nature così vicine e così profondamente lontane, una chiave di lettura forse non nuova ma eternamente attuale della nostra essenza. Questo ho pensato leggendo per la prima volta il titolo e non credo di essermi poi allontanato troppo dalla realtà. Recita il primo componimento:

Prologo

Di natura naturante il nostro tempo
cancella giorno dopo giorno
ogni residua traccia − perciò ricade
sulle vostre spalle di animali
il peso dell’origine, il marchio
dell’istinto, il pregio
dell’immediatezza, la pienezza
di un’esistenza priva
di ambivalenze, ripensamenti
e stalli, ferocia senza crudeltà,
dolcezza senza sdilinquimento:

il racconto oggettivo
della vita senza note
a margine e commento.

Ecco dunque già dal primo componimento introduttivo che l’autore ci offre la chiave interpretativa che idealmente percorre tutto il libro, questo “peso dell’origine” che non appartiene all’uomo che comunque ne è parte integrante, ma ricade sul regno animale, spogliato da qualsivoglia orpello, “racconto oggettivo/ della vita senza note/ a margine e commento”. È interessante notare come l’autore attribuisca al regno animale “il pregio/ dell’immediatezza”, che putacaso è uno dei tanti (e sottovalutati) pregi della poesia stessa.
I componimenti sono 70, il metro è rigorosamente libero. Del resto, voi lo mettereste in gabbia un animale? Per ogni poesia o quasi, descrizioni di virtù e difetti di un animale filtrato attraverso la penna del poeta che non si eleva al di sopra della natura, ma la vive da testimone indiscreto e sinceramente partecipe come quando, in questi versi, il punto di vista “bipede” è l’ostacolo a una comunione altrimenti salvifica:

A quattro zampe

Tutto è legato a una questione
di postura: nulla saprà degli animali
l’uomo eretto, dominus sprezzante
e onnipotente, mentre l’infante
che gattona a quattro zampe
vedrà la loro stessa scena, annuserà
gli stessi odori, spartirà
con loro inediti sapori.

L’unica chance offerta all’uomo
eretto è di sdraiarsi a terra:
osservando le stelle assieme agli animali,
magari scorderà di essere una macchina
di sopraffazione e guerra.

Virtù e difetti animali, dicevo, e anche tante informazioni che personalmente non conoscevo e che è stato divertente scoprire: come sapere che la femmina del cuculo, da vera e propria approfittatrice, depone le uova in nidi non suoi; oppure conoscere le abitudini migratorie del tonno (avanti, adesso ditemi che in un libro di poesia avete mai sentito parlare della abitudini migratorie del tonno…).
Forse concettualmente il bestiario non ha più molto da dire in poesia, ma quel poco che c’era ancora da dire è stato egregiamente detto da Marcoaldi, che con questo prezioso itinerario ricama un’ironica e a tratti amara visione della condizione umana e legittima la poesia all’espressione di un primitivo sentimento di comunione pacificatrice.

Rondone 

Se è vera la notizia
che il rondone dorme in volo,
non resta più alcun dubbio
sul valore equipollente
di volare e sognare,
difficile da intendere
per chi è costretto al suolo.

Molte all’interno del libro sono le citazioni e i riferimenti, come non manca di far notare per il lettore meno attento lo stesso autore, che in una nota finale li riporta tutti scrupolosamente. Tra gli altri, troviamo tracce di Esopo, Plutarco, Rigoni Stern, Kafka.
Particolare attenzione sembra rivestire il cane e il suo rapporto con l’uomo, a cui sono dedicati diversi componimenti sui quali tuttavia non mi dilungherò, essendo io il classico tipo da gatto.
Voglio invece lasciarvi con una citazione tratta dalla poesia Una tartaruga di nome Silvio, che nella sua interezza mi ha fatto molto divertire per un’analogia senz’altro azzardata che mi si è formata in testa, ma della quale non riesco più a liberarmi.

Ma è stato solo un sogno, anche
piuttosto breve, visto che l’indomani
Silvio, l’idolatrato, era sparito.
Chissà, forse neanche era
maschio − di certo ci ha tradito.

Ammettetelo, ci avete pensato anche voi!

Tornando a noi, mi sento di consigliarvi calorosamente questo libro. Se vi sentite liberi, curiosi, smarriti o universalmente partecipi, vi soddisferà senz’altro. Visto il genere, potrei consigliarvi di accostarvi alla lettura del più famoso Bestiario di Apollinaire, ma per oggi niente consigli su cosa leggere, bensì su come leggere e in particolare come leggere il bestiario di Marcoaldi: seduti in giardino, mentre un’ape vi ronza attorno alla testa, il vostro gatto vi si struscia sul ginocchio o il vostro cane cerca di strapparvi il libro dalle mani.

Due righe di biografia
Franco Marcoaldi è nato a Guidonia nel 1955. Vive e lavora a Roma. Giornalista e scrittore, ha pubblicato numerose raccolte di poesia vincendo anche il Pemio Viareggio nel 1992 (con A mosca cieca, Einaudi) e il Premio Città di Gaeta nel 1999 (con Prove di viaggio, Bompiani).

Marcoaldi

Franco Marcoaldi, Animali in versi, Torino, Einaudi, 2006 (96 pag., 11 €)

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Comments
2 Responses to “Una questione di prospettiva: gli Animali in versi di Franco Marcoaldi”
  1. federica ha detto:

    matteo barbieri, ho letto queste tue parole che condividi con noi (uno dei rari casi di utilità di fb e ammenicoli vari del mondo web di cui non capisco quasi nulla! :-) )e volevo dirti…che sei un mito!

    • m4tteobarbieri ha detto:

      Federica, ti ringrazio molto. È un vero piacere vedere che a distanza di tempo questi articoli hanno ancora qualcosa da dare

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